Dopo il lockdown aziende di trasporto pubblico a rischio chiusura
È vero: il giudizio negativo a proposito dello stanziamento da 500 milioni del Governo arriva da 5 assessori ai Trasporti di Regioni di centrodestra e in questi tempi di campagna elettorale spinta bisogna sempre fare la tara a tutto, ma il rischio che le aziende di trasporto pubblico, compresa Amt, possano fallire (qualche sindacato, sotto traccia, sostiene che già a luglio mancherebbero in qualche azienda i soldi per gli stipendi) è reale e concreto
<Il fondo previsto dal Governo per il sostegno al trasporto pubblico assomiglia a una tragica presa in giro. I 500 milioni previsti dal Dl Rilancio coprono a malapena un terzo delle perdite per le imprese del settore stimate per il 2020 in almeno 1,5 miliardi a livello nazionale, secondo le analisi delle associazioni di categoria> hanno dichiarato gli assessori ai Trasporti di Liguria (Gianni Berrino), Lombardia (Claudia Maria Terzi), Veneto (Elisa De Berti), Piemonte (Marco Gabusi) e Friuli Venezia Giulia (Graziano Pizzimenti) commentando le misure del Governo contenute nel Dl Rilancio. Tutti assessori di centro destra. Per intenderci: manca l’Emilia Romagna, che è governata dal centro sinistra. In questo periodo in cui alcune regioni sono proiettate verso le prossime elezioni per il rinnovo di consiglio e presidenza bisogna sempre fare la tara a ogni affermazione che proviene da una delle parti. In questo caso, purtroppo, quantomeno per quanto riguarda il pericolo che le aziende possano fallire, il rischio esiste ed è concreto. Per alcune, il rischio è che manchino i soldi per gli stipendi già da luglio o agosto. Lo dice anche, per ora sotto traccia, qualche sindacato dei lavoratori. Amt, ad esempio, ha dovuto fare fronte anche alla gratuità e all’organizzazione dei servizi straordinari dopo il crollo del ponte ed è quindi più debole di altre, al netto della propria storia aziendale.
<Lo stanziamento – proseguono gli assessori nel loro comunicato congiunto – è insufficiente addirittura per ristorare i mancati ricavi di questa prima fase dell’emergenza sanitaria: per i primi due mesi di lockdown il danno economico subito dal Tpl, compreso il servizio ferroviario, a livello nazionale ammonta ad almeno 600 milioni di euro. Se poi il fondo da 500 milioni a livello nazionale dovesse anche includere i rimborsi degli abbonamenti, allora alle aziende resterebbero davvero le briciole. Per rimborsare gli utenti è bene che il Governo preveda un capitolo a parte con risorse importanti. Come può pensare il Governo di affrontare una crisi di queste dimensioni con soli 500 milioni da dividere per tutte le Regioni? Le imprese del Tpl rischiano di chiudere, con tutto quello che ne consegue in termini di drammi occupazionali per i lavoratori che perderanno il posto e problemi per l’erogazione del servizio. Il Governo rimedi subito, finora abbiamo assistito solo a tentennamenti e vergognosi balletti di cifre: dall’ipotesi di 800 milioni si è passati rapidamente a 500 milioni a livello nazionale. Le imprese, i lavoratori del settore e gli stessi utenti non meritano tutto questo. Sono in gioco i servizi per i cittadini e tanti posti di lavoro. Il tutto mentre il Gruppo Fs, società statale, ha dichiarato utili nel 2019 per 584 milioni di euro: Il Governo investa una parte di questo tesoretto per integrare il fondo di supporto al settore>.
Certo, qualcosa potrebbero mettercelo anche le Regioni stesse. Tutto dipende da come i soldi (che sono pochi sia in campo nazionale sia locale) si vogliono spendere, a Roma come in Liguria, Piemonte, Lombardia, Friuli e Veneto.


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