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“Mascherine con logo?”. Linea Condivisa minaccia di adire a vie legali. Pd:”Campagna elettorale no limits”

Sulla pagina Facebook dell’assessore regionale Cavo compare la promozione della distribuzione dei Dpi ai cittadini insieme al logo della lista del presidente Toti. Pastorino: <Se le mascherine sono comprate con soldi pubblici saremmo di fronte ad uso distorto dei soldi delle cittadine e dei cittadini liguri>
Terrile: <Davanti alla tragedia che stiamo vivendo chi governa dovrebbe dare segno di sobrietà, di contegno istituzionale, di rispetto per la sofferenza di migliaia di liguri>

<In queste ore è apparso un singolare post sulla pagina dell’assessore Cavo, circa la distribuzione di un milione di mascherine, in favore dei residenti liguri, che potranno essere ritirate presso la farmacie del territorio. Il tutto condito con il simbolo di Cambiamo – Toti Presidente in bella mostra spiega Gianni Pastorino, capogruppo di Linea Condivisa in Regione -. La faccenda pone due quesiti fondamentali. Perché o le mascherine sono comprate con soldi pubblici, e quindi il post dell’assessore Cavo, con simbolo politico in evidenza, è lesivo del principio di non utilizzo di contrassegni elettorali, in iniziative di carattere pubblico, oppure l’operazione è totalmente finanziata da privati, e dalla lista di cui Cavo è esponente, e allora crediamo debba esserci spiegato come mai le mascherine verranno distribuite dalle farmacie, che in tal caso si renderebbero vettori di propaganda elettorale. Riteniamo quindi debba essere fatta chiarezza, e ci attiveremo per capire se vi siano i presupposti per interventi giuridici>.

<Tale evento rappresenta un forte degrado sia del dibattito pubblico sia della comunicazione elettorale – prosegue Pastorino -. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando, in qualche elezione del dopoguerra, la distribuzione di alcuni beni veniva effettuata solo in favore dei propri elettori”. Risulta necessario quindi chiarire che esiste una netta distinzione tra attività istituzionale che legittimamente può essere condotta dalla stessa Giunta, e iniziative elettorali di parte: ecco perché, come Linea Condivisa, valuteremo iniziative giuridiche perché se l’operazione risultasse finanziata da soldi pubblici, saremmo di fronte ad uso distorto dei soldi delle cittadine e dei cittadini liguri, e sarebbe una violazione intollerabile del diritto alla parità di trattamento nella corretta dialettica tra le forze politiche>.

Cavo, in un comunicato che spazia esulando dalla questione trattata (il meme politico col logo su un azione istituzionale), a proposito del tema specifico afferma <Vivaddio (sulla mia pagina Facebook personale n. d. r.) sono libera di scrivere e pubblicare quello che più mi aggrada>.

<Ma c’è un limite? – si chiede il consigliere comunale Pd Alessandro Terrile -. In una Regione che è arrivata a quasi 1.200 vittime di Covid, e che da una settimana è in cima alla classifica italiana per aumento di positivi, c’è un limite alla campagna elettorale permanente sulla pelle dei liguri?
Nella regione che fa meno tamponi di tutta Italia, in cui migliaia di persone sono costrette alla quarantena senza sapere per giorni e giorni se sono positivi oppure no, c’è un limite alla propaganda elettorale? Sembra proprio di no. Almeno a giudicare dalla comunicazione dell’assessore Cavo, che per informare la cittadinanza della nuova distribuzione di mascherine usa il simbolo del partito in cui sarà candidata alle prossime elezioni regionali.
Eppure quelle mascherine sono pagate con soldi pubblici. Non con quelli del partito. Anche nel mezzo di una pandemia, tutto è propaganda, tutto è comunicazione elettorale. Abbiamo assistito in diretta televisiva all’inaugurazione della nave ospedale che costa 1,3 milioni per due mesi e che ha ospitato non più di 40 pazienti. Abbiamo sborsato 155.000 di euro soldi pubblici per inserire il logo della regione nella bustina con le mascherine>.

<All’inizio di aprile nel momento più drammatico del contagio, mentre le altre regioni pensavano ai tamponi e all’assistenza domiciliare, da noi l’Agenzia Regionale Alisa istruiva il personale sanitario per fare le foto ai neonati con il bavaglino della Regione Liguria – prosegue Terrile -. Nei giorni in cui nemmeno i padri potevano assistere ai parti. La comunicazione è tutto, insegnano ai corsi marketing. Ma dovrebbe esserlo altrettanto la sostanza. E la sostanza ci dice che la Liguria nelle ultime due settimane registra con il Piemonte il più alto incremento di positivi, più della Lombardia. Secondo Fondazione Gimbe che ha elaborato i dati della protezione civile, Liguria Piemonte e Provincia di Trento sono le regioni più a rischio, in piena fase 1. Ma i numeri danno fastidio a chi vive di propaganda. E al grido di “basta gufi” il Presidente Toti ha emanato un’ordinanza che consente passeggiate, pesca, coltivazione degli orti e corse a cavallo. Il limite c’è, ed è stato ampiamente superato. Davanti alla tragedia che stiamo vivendo chi governa dovrebbe dare segno di sobrietà, di contegno istituzionale, di rispetto per la sofferenza di migliaia di liguri.
E dovrebbe farlo, a maggiore ragione, se sta governando male l’emergenza>.

Al netto di eventuali risvolti giudiziari, c’è la questione dell’opportunità istituzionale, già ampiamente travalicata da un altro assessore, Sonia Viale, che ha usato il logo della Regione e contenuti del ministero della Salute sulla sua pagina istituzionale promettendo aggiornamenti sul coronavirus a chi si fosse iscritto.

Cavo è stata comunque battuta sul tempo dall’agile (in termini di auto promozione) Stefano Balleari, il vice sindaco che, pur non c’entrando assolutamente nulla con le mascherine (distribuite dalla regione) ha prodotto un post dove la sua faccia è avvicinata alla distribuzione agognata dai cittadini. Con tanto di riverenza alla categoria dei farmacisti che si sono resi disponibili a distribuirle.

Sempre noi giorni scorsi, Balleari aveva pubblicato sulla sua pagina Facebook un altro santino 2.0 che aveva fatto discutere, appropriandosi di un tema legato a decisioni della Curia e che nulla ha anche fare con la politica né con le istituzioni, ma certo è caro ai cattolici che ci si riconoscono.

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