Covid Liguria, incremento del contagio più alto d’Italia. A rischio nella fase 2

Fondazione Gimbe: <Apertura sul filo del rasoio> per le zone dove <l’epidemia è meno sotto controllo>. Nella nostra regione contagi più alti del 14% rispetto alla media nazionale

A lanciare l’allarme è la Fondazione Gimbe: <Nella settimana 22-29 aprile ulteriore alleggerimento di ospedali e terapie intensive, ma a 4 giorni dall’avvio della fase 2 si rileva ancora un incremento di 16.264 casi di cui 2.597 decessi, concentrati per l’80% in 5 regioni. con questo quadro epidemiologico se dal 4 maggio alcune regioni dovranno sottostare a restrizioni eccessive che favoriscono improprie fughe in avanti, per altre la riapertura avverrà sul filo del rasoio perché dei 4,5 milioni di persone che torneranno al lavoro la maggior parte si concentra dove l’epidemia è meno sotto controllo>

<Se da un lato la Fondazione Gimbe condivide il principio di graduale riapertura del Governo – avverte il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – dall’altro rileva che l’avvio della fase 2 non rispecchia il principio della massima prudenza perché non tiene in considerazione le notevoli eterogeneità regionali delle dinamiche del contagio>.
E tra le regioni problematiche c’è anche la Liguria: <È fondamentale rilevare che nella settimana 22-29 aprile l’80% sia dei nuovi casi, sia dei nuovi decessi si concentra in sole 5 regioni: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Liguria>.

Il modello Gimbe (figura sotto) che monitora l’evoluzione dell’epidemia tenendo conto della prevalenza (casi totali per 100.000 abitanti) e dell’incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana a soli 4 giorni dalla ripartenza documenta che: <Piemonte, Liguria, Prov. Autonoma di Trento e Lombardia (quadrante rosso) non sono ancora fuori dalla fase 1: prevalenza e incrementi percentuali sopra la media nazionale, particolarmente elevati in Liguria (14%) e Piemonte (13,7%)>.


COVID-19: posizionamento delle Regioni in relazione ai valori nazionali di prevalenza e incremento percentuale dei casi.

Note metodologiche

  • La prevalenza è stata calcolata utilizzando il numero dei casi totali comunicati dalla Protezione Civile e la popolazione residente al 1 gennaio 2019 secondo i dati ISTAT.
  • La linea orizzontale indica l’incremento percentuale dei casi in Italia nella settimana 22-29 aprile 2020.
  • La linea verticale indica la prevalenza nazionale al 29 aprile 2020.
  • Il modello assume che il numero di tamponi effettuati per 100.000 abitanti sia identico in tutte le Regioni (nessun aggiustamento statistico effettuato per questa variabile).

<Ad esclusione del Friuli-Venezia Giulia, anche tutte le altre Regioni del nord (quadrante giallo) sono suscettibili di un incremento dei contagi, sia perché l’elevata prevalenza è un indicatore indiretto dei casi sommersi, sia perché si tratta proprio delle aree in cui si trovano la maggior parte delle attività produttive interessate dalla riapertura – proseguono alla Fondazione -. Eccezion fatta per le Marche, le Regioni del Centro e soprattutto del Sud hanno prevalenza e incrementi percentuali sotto la media nazionale>.

<Con questo quadro epidemiologico – puntualizza il presidente – se dal 4 maggio alcune aree dovranno sottostare a restrizioni eccessive che favoriscono autonome fughe in avanti, come dimostra il caso Calabria, per altre la riapertura avverrà sul filo del rasoio perché dei 4,5 milioni di persone che torneranno al lavoro la maggior parte si concentra proprio nelle Regioni dove l’epidemia è meno sotto controllo. E, soprattutto, occorre essere consapevoli che l’eventuale risalita della curva dei contagi sarà visibile non prima di 2 settimane>.

<Come ogni decisione politica – conclude Cartabellotta – il DPCM sulla fase 2 rappresenta un inevitabile compromesso tra evidenze scientifiche ed interessi di altra natura. In particolare, il Governo ha dovuto necessariamente mediare tra le richieste dei governatori del Nord che spingono per la riapertura delle attività produttive e le istanze di quelli del Sud, contrari alla mobilità interregionale per timore di “importare” contagi. Con queste posizioni, modulare regole diverse secondo l’epidemiologia del contagio tra le varie Regioni avrebbe inevitabilmente fatto saltare il banco>.

La Fondazione Gimbe, che non ha fini di lucro, ha lo scopo di favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica, al fine di migliorare la salute delle persone e di contribuire alla sostenibilità di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico>.
Il Presidente della Fondazione GIMBE è Nino Cartabellotta, medico, oggi riconosciuto tra gli esperti più autorevoli di ricerca e sanità del nostro Paese, grazie a competenze trasversali che interessano tutti i livelli del sistema sanitario.

<Sulla questione dei numeri, il report elaborato delle Fondazione Gimbe, secondo cui la Liguria si troverebbe ancora nella Fase 1 – commenta il presidente della regione Giovanni Toti –, non tiene in debita considerazione i differenti approcci regionali relativi alle strategie di controllo attivate localmente. Per quel che riguarda la Liguria, la politica di estensione delle indagini diagnostiche a setting ad alto rischio, ovvero nei luoghi clinicamente più rilevanti come ad esempio le Rsa, ma non solo ovviamente, evidenzia e giustifica l’aumento dei casi rispetto alle indagini effettuate, sia in termini di incidenza sia di prevalenza>.

Le altre Regioni più colpite hanno effettuato un numero di tamponi ben più alto nel tempo. La Liguria, tra queste, resta ampiamente fanalino di coda. L’approccio regionale ligure è stato di farne pochissimi per moltissimo tempo e solo da pochi giorni ha aumentato il ritmo.

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