Covid, in Liguria considerate “critiche” 4 residenze sanitarie per anziani ogni 10
Domani un’ordinanza della regione con misure a supporto delle strutture. L’assessore Viale: <Solo aiuto e valutazione di cosa sia possibile migliorare, non iniziative di indagine>. A quelle, se i parenti dei deceduti decideranno di denunciare, ci penserà la magistratura. In Lombardia le inchieste sono già cominciate
Ogni 10 strutture per anziani, 4 sono considerate critiche per la quantità di morti per coronavirus, cioè quelle che non sono riuscite ad arginare i contagio che ha travolto gli ospiti e spesso anche gli operatori. Da tempo i media tentano di capire le proporzioni del fenomeno, riuscendo a venire in possesso solo di dati frammentari a proposito di alcune strutture di cui si è saputo che i morti sono decine. Ma pare che sia la punta di un iceberg e i numeri totali dei deceduti a causa del Covid-19 non sono mai venuti a galla.
<Fin dall’inizio dell’emergenza la nostra attenzione è concentrata anche su questo mondo> dice l’assessore alla Sanità Sonia Viale in una nota. Non con molto successo, pare, se, come lei stessa dice, almeno il 40% delle strutture è in condizioni critiche. Si poteva fare qualcosa di più perché quelle più problematiche mantenessero, invece, gli standard di quelle che hanno saputo contenere il contagio? Se si poteva fare di più, chi avrebbe dovuto farlo? Perché ci sono residenze sanitarie che hanno sfondato il muro dei 40 morti nel periodo Covid. Certo, tutti anziani e giocoforza con patologie pregresse, ma nonostante questo il numero resta spaventoso.
In Lombardia la Procura di Milano ha già avviato inchieste sui casi di contagi nelle Rsa, dove decine e decine di anziani sono morti e molti operatori si sono ammalati. Già parecchi sono i fascicoli aperti per diffusione colposa di epidemia e reati in materia di sicurezza del lavoro. Altre indagini mirano a scoprire eventuali responsabilità sulla mancanza di cautele, sia informative sia di dispositivi, per prevenire il rischio dei contagi. Tutte sono scaturite da denunce di familiari di vittime e di lavoratori.
In Liguria, la speranza è, adesso, riposta nella task force di Alisa appositamente costituita e guidata dal geriatra Ernesto Palummeri grazie alla quale la quale la Regione ha avviato una mappatura delle criticità per poter implementare in modo mirato le azioni già messe in campo, tenuto conto che le Rsa più critiche sono circa il 40% del totale mentre il 60% delle strutture è riuscito a contrastare la diffusione del virus> continua la nota di Viale. <Per quanto riguarda i Dpi, oggi grazie alla protezione civile ne abbiamo distribuito una quantità importante, compresi i camici – prosegue -. Le azioni che verranno licenziate domani con un’apposita ordinanza sono a supporto delle strutture: non sono previste misure di indagine su cosa non abbia funzionato ma misure a supporto e di valutazione su cosa sia possibile migliorare. Inoltre metteremo a disposizione personale adeguatamente formato, che possa intervenire con efficacia e incisività, mentre è stato molto ben accolto il personale volontario, 13 medici e 5 infermieri, inviati dalla Protezione civile>.
Viale aggiunge anche che <i test sierologici avviati su 20mila persone tra ospiti e lavoratori delle Rsa per anziani, verranno estesi anche alle residenze per le persone disabili e per i pazienti psichiatrici>.
<A oggi – ha detto l’assessore – sono già stati effettuati oltre 10mila test. Di una parte di questi sono arrivati i primi risultati: su 2.353 test eseguiti sugli ospiti, l’86% non è venuto a contatto col virus (test negativo). Per quanto riguarda il personale, su 1.682 test di cui abbiamo il risultato, il 91% non è entrato in contatto con il virus (test negativo). È evidente che il risultato del test è valido in relazione esclusivamente al momento in cui viene eseguito>.
Risultati parziali, quindi. Solo quando saranno conclusi si avrà una reale proporzione del fenomeno.


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