Tullo e Longhi, affondo contro Toti su “mascherine elettorali” e passerelle-assembramento

L’offensiva degli ex assessori e comunali ed ex parlamentari di sinistra: Mario Tullo e Aleandro Longhi. Il primo attacca sull’imbustamento con logo della Regione delle mascherine, il secondo ironizza sul trattamento riservato ai sestresi puntando l’indice sul comportamento del presidente

Forse i due navigati esponenti della politica di sinistra si rendono conto che l’attuale opposizione ha poco mordente e lascia correre su questioni che un tempo sarebbero diventate “casus belli”. Certo è che decidono di scendere in campo direttamente, ciascuno per proprio conto, contro il presidente della Regione Giovanni Toti.

Mario Tullo attacca sulle mascherine arrivate imbustante, secondo quanto mostrato dallo stesso Toti sui social e nei video in diretta, in un pacchetto con un foglietto marchiato Regione Liguria. Parla della distribuzione più “sobria” di Emilia e Toscana e della scelte “sobrie” di comunicazione dei presidenti delle due Regioni, rispettivamente Bonacini e Rossi.


In tempi di coronavirus le giornate sono lunghe e si rischia di diventare pignoli. La regione Toscana ha iniziato a distribuire dieci milioni di mascherine ai suoi abitanti, da domani anche in Emilia Romagna inizierà una distribuzione e lo stesso farà anche Regione Liguria da venerdì e in quantità ottimale. Bene e grazie, una giusta iniziativa anche per contribuire forse a calmierare il mercato.
Rossi e Bonaccini hanno annunciato la notizia attraverso comunicati stampa, Toti ha scelto un messaggio più diretto. A meno che non si tratti di una immagine di repertorio, ho visto questa foto su un sito online per illustrare l’iniziativa. Spero anzi ne sono certo, che la mascherina riconfezionata e marchiata Regione Liguria, sia un “pezzo unico”, usata per legittime esigenze mediatiche. Diversamente per quanto poco costino la confezione e la stampa, soldi buttati o con cui poteva essere aumentata la fornitura di protezione e in tempi più rapidi garantirne la consegna.
Anche perché dovrebbero essere mascherine per tutelare la salute non santini elettorali.
Mario Tullo


Il post di Giovanni Toti con le mascherine imbustate

Aleandro Longhi, già coordinatore delle 8 sezioni del Pci (territoriali e di fabbrica) di Sestri, a lungo presidente della Circoscrizione di Sestri, dal 1993 al 1997 assessore comunale, poi deputato Ds, usa l’arma del sarcasmo e scrive una lettera aperta al presidente della Regione. Tirando in ballo quelli che Toti ha chiamato “comportamenti idioti” e gli assembramenti all’aeroporto da parte delle autorità regionali e comunali. Diamo nota del fatto che il presidente dalla Regione ha detto che in quella sede tutti avevano le mascherine chirurgiche e che quindi, a suo parere, non c’era rischio.
Longhi rilancia poi il tema del padiglione C del Galliera che rimane inusato nonostante la carenza di spazio per le cure Covid. E lo fa con una lettera apparentemente melliflua che, in realtà, sputa fiele e ha un po’ i toni della poesia “Sant’Ambrogio” di Giuseppe Giusti.

La prego, accolga le mie scuse, sono un pentito! Sono pentito di aver polemizzato con Lei sulle sue dichiarazioni sui Sestresi “sconsiderati” nel loro comportamento “da idioti”. Ho capito solo ora che tutto quello che ha fatto, fa e farà, è solo nell’interesse dei Sestresi, dei Genovesi e di tutti i Liguri. Le ho rinfacciato la cena elettorale del 23 febbraio con Salvini e altre 1.500 persone, tra cui una partecipata delegazione di Padani-Lombardi e me ne pento. È vero, le ho anche rinfacciato di aver fatto decorrere l’ordinanza antivirus dalle ore 24:00, a cena conclusa, ma capisco solo ora che l’ha fatto nel nostro esclusivo interesse: era in qualche modo la sua investitura quale candidato unico del centrodestra alle lezioni regionali e la sua possibile elezione non sarebbe stata certo per una sua sete di potere, ma perché noi potessimo beneficiare della sua guida illuminata ancora per cinque anni. Peccato che a causa del coronavirus le elezioni saranno spostate a data da destinarsi. Ma poi, diciamola tutta, se avesse partecipato anche il suo collega presidente lombardo, Fontana, le avrebbe dato utili consigli su come evitare la pandemia nella nostra regione e soprattutto nelle nostre case di riposo, seguendo l’esempio di quanto è stato fatto nel Pio Albergo Trivulzio. Peccato Fontana non fosse presente, ma lei comunque, con raro spirito di servizio, ci ha provato! In effetti, dopo il suo intervento censorio sui comportamenti da idioti dei Sestresi, finalmente in via Sestri non va più nessuno: i Sestresi non fanno più acquisti di alimentari, non si curano, non comprano le medicine, non vanno né in banca né al bancomat, è ovvio, se non si spende il denaro non serve neanche più, nella sede INPS regna il deserto, i Sestresi non attraversano più via Sestri neanche per recarsi alle onoranze funebri. Dopo la sua ramanzina non muore più nessuno per coronavirus e , se malauguratamente morisse qualcuno per altre cause, i Sestresi, pur di non attraversare via Sestri, farebbero tutto da soli. Alcuni, e io fra questi, e perciò la supplico ancora una volta di volermi perdonare, abbiamo polemizzato per averla vista, assieme al suo fido sodale, sindaco di Genova, Marco Bucci, all’aeroporto di Genova Sestri, stretto stretto, gomito a gomito, con una folta delegazione, per dare il benvenuto a un gruppo di infermieri volontari del Sud, di quel Sud che, ricordiamolo, la Lega ha sempre tanto amato, al pari dei provenienti dai Paesi comunisti o extracomunitari. Qualche sprovveduto si era permesso di obiettare che lei aveva predicato bene ai Sestresi e poi aveva fatto come loro o addirittura peggio, ma questo è ingiusto nei suoi confronti! Lei ha soltanto voluto far vedere ai Sestresi come non ci si debba comportare. Sia chiaro, Lei non era all’aeroporto per mettersi in mostra, e, se così fosse, l’avrebbe fatto soltanto nell’interesse della Liguria: Lei voleva soltanto verificare quanti fossero gli infermieri arrivati solo per merito suo, ma forse, se fossero stati pochi, la colpa sarebbe inevitabilmente del Governo Conte. Le chiedo ancora di scusarmi per averle proposto di utilizzare i 10 piani del Padiglione C dell’Ospedale Galliera per ospitarvi gli ammalati da coronavirus: ho capito che Lei quale fervente cattolico non poteva dare un dispiacere al nostro cardinale che presiede l’ospedale. Mi verrebbe quasi di chiamarla Celeste, ma non vorrei che si confondesse nella memoria con il lombardo Formigoni: la chiamerò allora soltanto l’eccelso! Ancora una volta, le chiedo di volermi scusare per le mie intemperanze verbali e con l’augurio di averla sempre con noi, le porgo gli auguri di Buona Pasqua.
Aleandro Longhi

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