“Tursi vuole trasformare i bassi in case”, petizione di Ama che denuncia il rischio-mafie

L’associazione della Maddalena contro la possibilità di trasformare i locali piani strada in centro storico, i cosiddetti bassi, in unità abitative. Proprio nei bassi si esercita la prostituzione, molti sono usati già illecitamente come case dormitorio gestite da proprietari italiani che sfruttano lo stato di bisogno degli stranieri e molti sono già stati sequestrati alla mafia che ne aveva fatto una ghiotta fonte di reddito. La città è da anni in riduzione demografica: che bisogno c’è di questa misura?

<La giunta del Comune di Genova ha deliberato un documento che propone alcune modiche al PUC, Piano Urbanistico Comunale. Tra queste la possibilità di trasformare i locali piani strada in centro storico, i cosiddetti bassi, in unità abitative. Con questa decisone il Comune di Genova rischia di fare un grosso assist alla criminalità organizzata, che rappresenta l’unico soggetto in grado di poter acquistare e ristrutturare i locali piani strada e che già oggi, come dimostrano le recenti confische, utilizza per lo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e della clandestinità. Con questa modifica, inoltre, si indebolirebbe l’attività delle forze dell’ordine che, tra i loro strumenti per il contrasto alla criminalità organizzata, hanno proprio il perseguimento dei proprietari dei “bassi” che sfruttano la prostituzione, affittando a cifre esorbitanti locali piano strada non abitabili per lo svolgimento dell’attività illecite>. Parla chiaro la petizione online dell’associazione Ama- Abitanti Maddalena, nata sul territorio e che la situazione la conosce bene, come tutti gli abitanti del centro storico.

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Tra l’altro, non c’è alcun bisogno di nuove case in città. Del cambiamento beneficerebbero soltanto i proprietari, che potrebbero aumentare gli affitti, ma per il centro storico sarebbe un grosso danno e un pericolo. La popolazione di Genova, che vent’anni fa tendeva a un milione di abitanti, è scesa sotto quota 600 mila. Le case sfitte in tutta la città sono moltissime.


Molti bassi sono proprietà di enti o fondazioni religiose a seguito di lasciti, altri a centinaia fanno parte di ampie proprietà di privati (anche famiglie genovesi di rilievo, comprese famiglie di personaggi politici che ne possiedono in vico del Duca, epicentro della prostituzione), gestite non di rado in maniera garibaldina.
Proprio ieri sera, in via Macelli di Soziglia, è morto (di infarto) un uomo in uno di questi bassi già più volte segnalato dal locale Civ, Centro integrato di via, come possibile fonte di pericolo anche sanitario.


<Rendere abitabili magazzini e locali ai piani strada non è un’azione di riqualificazione e rischia di produrre maggior degrado e un pericoloso aumento del carico abitativo che necessiterebbe di maggiori servizi ad esso dedicato quali raccolta rifiuti, lavaggio strade, derattizzazioni… servizi che già oggi nelle attuali condizioni manifestano tutti i loro limiti – si legge sulla petizione -. Inoltre la modifica non va nemmeno a soddisfare un’eventuale esigenza abitativa poiché nella città di Genova sono stati mappati oltre 30 mila alloggi non abitati e circa 10 mila di questi si trovano in centro storico>.

<Per rilanciare progetti commerciali o imprenditoriali e rivitalizzare positivamente il Centro Storico servono altre proposte: la Pubblica Amministrazione si impegni per mettere in atto una defiscalizzazione nei confronti di quei proprietari virtuosi che decidono di affittare a prezzi ampiamente calmierati, come avvenuto con il Patto d’area a Pra’, o sostengano e promuovano progetti “alternativi” proposti dalla società civile. Laddove alcuni progetti sociali e culturali sono stati realizzati riqualificando i vicoli del centro storico, si è verificato un volano positivo che ha attirato nuovi imprenditori commerciali ad investire, rimettendo in moto l’economia di alcune zone e garantendo maggiore presidio, vivibilità e sicurezza dei territori. Chiediamo alla Giunta comunale di ripensarci stralciando la modifica al Puc e di convocare un tavolo con tutti i soggetti attivi in centro storico per trovare tutti insieme soluzioni idonee alla riqualificazione dei bassi> conclude Ama.

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