A Sestri code evitabili e anziani soli il cui problema sociale diventa rischio sanitario

Tutte le ricette dei medici di base in una farmacia e appuntamenti in banca male organizzati e sovrapposti. Così si riempie la strada in certe ore mentre in altre risulta vuota. E un commerciante storico, al contrario di alcuni suoi colleghi che si sono dedicati a raccogliere facili consensi aderendo a una battaglia campanilistica in un periodo in cui l’epidemia ha portato via la vita a oltre 140mila persone, prende il coraggio e decide che non può più tacere. Agostino Gazzo: <Gli anziani si comportano come se nulla fosse successo. Siamo fragili perché è venuto a mancare, da troppo tempo, il patto tra le generazioni>
Intanto il branco social bullizza i giornalisti che denunciano i problemi reali

Ieri è arrivata una telefonata in redazione: è un amico genovese che da tanto tempo lavora a Roma e che, tra i tanti prestigiosi incarichi, ha anche quello di consulente del ministero della Difesa. <Che sta succedendo lì? – ci chiede -. Genova è su tutti i telegiornali nazionali perché siamo, con i napoletani, quelli che meno rispettano le regole, ci stiamo facendo una figura tremenda! Siamo degli sconsiderati>. La risposta non la abbiamo. Sappiamo per certo, grazie ai big data di Google, che la Liguria, tra le regioni d’Italia, è tra quelle che meno hanno frenato le proprie attività, il fanalino di coda del rispetto del decreto tra quelle più colpite. Non è un’opinione, è la rilevazione di dati degli spostamenti dei cellulari.
E invece su questa polemica (“assembramenti sì o assembramenti no a Sestri Ponente”) c’è stata una levata di scudi campanilistica come se non si trattasse di vita o di morte, che è riuscita a sostenere una “linea dura” capace di negare l’evidenza peggio di un marito che, scoperto dalla moglie a letto con l’amante, accusi la moglie di non aver chiesto permesso prima di entrare in stanza e sostenga che nel letto con lui non c’è nessuno. Alcuni personaggi in cerca di popolarità hanno cavalcato l’onda esponendo bizzarre teorie o ergendosi a paladini del quartiere, come se di mezzo non ci fosse proprio la salute e la vita della gente del quartiere stesso. Anche da questi soloni dimentichi della primaria esigenza dei genovesi, la sicurezza sanitaria, pronti a sacrificarla, anzi, al loro quarto d’ora di popolarità, si è innestata la rivolta del branco che ha sepolto di insulti, contumelie e minacce i giornalisti che documentavano con immagini foto e video quanto in realtà stava davvero accadendo. L’Ordine dei Giornalisti ha preso posizione contro “l’odiosa campagna di attacchi, offese e insulti social – e non solo sui social” alla collega Rosanna Piturru di Mediaset, a cui esprimiamo anche noi massima stima e solidarietà. Gli stessi insulti e le stesse offese arrivano a noi almeno dal 25 marzo scorso.

No, non è non è “questione di prospettiva” come qualcuno dice e per capirlo basta contare le teste che si vedono nelle foto, guardare gli anziani senza mascherina e senza pacchetti in mano, le famigliole con bambini e le code, le troppe code ai tanti negozi e alle banche della strada che, è vero, ci sono in abbondanza, ma non sono gli unici della zona e non è esattamente necessario convergere tutti vero quelli.
Intanto ieri i controlli di Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia Locale hanno messo in luce che furbetti ce ne sono, eccome. Cinque, ieri, le sanzioni della Polizia di Stato, sette quelle della Polizia Locale. Tra i multati c’è chi è arrivato da Cornigliano per fare il bancomat proprio in via Sestri, nonostante ce ne fossero altri lungo la strada. E chi, provenendo da Pegli, ha dichiarato di andare al supermercato a comprare il cibo per il cane, come se a Pegli non ci fossero supermercati aperti.
Due i fenomeni di mala organizzazione che hanno favorito le code che sono quelle che causano gli assembramenti a intermittenze e che spiegano perché in certe ore la strada appaia vuota e in certe altre appaia invece, in prospettiva, come un muro umano. Li hanno riscontrati gli uomini della Polizia Locale che sono andati a fare, oltre alle “classiche” sanzioni agli inadempienti, un intelligente lavoro di ricostruzione della genesi del problema.
Uno di questi fenomeni è la convergenza di tutte le ricette di diversi medici di famiglia su una sola farmacia. Succede già normalmente che i medici di medicina generale lascino la ricette nella farmacia nel pressi dello studio. Questo fa convergere tutti i clienti in un solo posto. A Sestri sono diversi i dottori che portano la ricetta nella stessa attività e, giocoforza, i pazienti lì devono ritirare. Anche se avrebbero farmacie più vicine a casa. Invece di usare le ricette dematerializzate (è vero, anche perché per molti anziani non è facile usufruirne usando mail e messaggini sul telefono) molti medici hanno portato le ricette cartacee nello stesso posto e così si formano le code. Per quanto i cittadini siano ligi alle regole, è difficile che riescano sempre a non creare occasioni di contagio, non fosse altro per il viavai sulla strada che interseca la fila in orizzontale.
Un altro problema è stato causato dalla filiale di una banca che, invece che dare appuntamenti scadenzati, ha fatto confusione e li ha dati accavallati. Così il sistema è risultato totalmente inutile e ha generato le code. Il responsabile dell’agenzia è stato diffidato dal continuare a gestire malamente l’organizzazione dell’afflusso.
Sia i clienti della farmacia sia quelli della banca sono totalmente incolpevoli e giustificati per la loro uscita, ma questo non vuole dire che il problema, possibile fonte di contagio, non si sia verificato.
E spiega anche il perché della concentrazione solo in certi orari: quelli dell’apertura della banca e quelli in cui i medici portano le ricette in quella determinata farmacia.

Queste due delle ragioni per cui il fenomeno s’è verificato, eccome. Con buona pace di quelli che scelgono i minuti in cui la strada è deserta per scattare foto e tentare di smentire, così, le ormai moltissime foto e video dei media che hanno fatti diventare quello che succede a Sestri un caso nazionale.

Poi c’è un altro fenomeno, che abbiamo anche constatato di persona (ne avevamo parlato in un precedente articolo), e che ora viene raccontato da un commerciante della strada, per tanti anni, in passato, anche presidente del locale Civ: Agostino Gazzo. È il problema degli anziani soli che, nonostante siano i soggetti più a rischio di conseguenze nefaste, non rinunciano alla passeggiatina e a sedersi persino sulle panchine per passare il tempo. Un problema di solitudine non gestita sotto il profilo sociale prima dell’epidemia e che tanto meno lo é adesso. Un problema che non si risolve con le divise a controllare il territorio, che ieri erano davvero tantissime. Una falla della nostra società, dove, purtroppo, l’attenzione al sociale, negli ultimi anni, è sempre più scarsa: un atteggiamento che ora stiamo pagando a caro prezzo.
Vero è anche che, questi gruppi di anziani che tanto sempre criticano i giovani (invece ligi alle prescrizioni, in giro solo quando necessario e con guanti e mascherine) non rispettano alcuna regola e mettono a repentaglio la loro stessa vita. È un fenomeno che avevamo denunciato noi stessi al sindaco Marco Bucci il 25 marzo scorso. Sarebbe il caso che oltre alle divise, a Sestri scendessero in campo i Servizi sociali comunali, perché questa non è una battaglia che si combatte a colpi di “bollette”, ma solo con la consapevolizzazione del rischio reale. Per combattere la solitudine in tempi brevi e sotto contagio, purtroppo, è troppo tardi.

Ecco quanto scrive sulla sua pagina Facebook Agostino Gazzo.

Abito a Sestri. Sono cresciuto a Sestri. Ci lavoro. Credo che, in questi giorni, occorra far esercizio di equilibrio. Potrebbe esserci meno gente in via Sestri? È vero che deve esserci meno gente. E mi vien da ridere pensando che, stando in negozio, ho spesso ascoltato persone “mature” inveire contro i giovani. Ecco, per quello che posso vedere c’è una gran fetta della generazione anziana che si comporta peggio. Non è un fatto di rispettare le leggi. È il fatto di non rispettare il prossimo. Concetto fuori moda?
Le uniche persone che escono senza protezione, senza guanti, senza mascherine, che oltretutto escono ogni giorno, sono gli anziani. Che se ne sbattono. Che si siedono sulle panchine di piazza Baracca, che si sentono immuni.
Ma non è il virus il problema.
Possiamo aspettarci qualcosa di diverso dopo aver vissuto per anni cercando di “fortificare” l’individualismo? Dopo che la generazione prima della mia ha fatto di tutto per farci considerare “eterni giovani” e lasciarci ai margini. E noi abbiamo fatto di tutto per girarci dall’altra parte o scendere a compromessi. Ecco, ora la generazione più anziana è quella che ci mette a rischio, continuando a fare quello che ha sempre fatto. Gli affari loro. No, non ci sta insegnando niente ‘sta cosa, al netto delle frasi buoniste di Fb o degli eccessi di interventismo. Siamo fragili perché è venuto a mancare, da troppo tempo, il patto tra le generazioni. Quel patto, non scritto, proprio della civiltà contadina, dove il lavoro serviva non solo per il tempo presente. Abbiamo da imparare dalla generazione più giovane ma siamo troppo impegnati a guardarci i piedi.

In copertina: foto del 25 marzo scorso

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