Case di riposo, un lavoratore: “Gli anziani muoiono come mosche, non li mandano al ps”

<I ricoverati sono “gli ultimi”, i “sacrificabili”. Ma toccarli, imboccarli e vederli morire ti si spezza il cuore>

Lo sfogo di un lavoratore di Rsa dove vengono ricoverati i pazienti dimessi dalla terapia sub intensiva. Nelle residenze per anziani da giorni è cominciata la mattanza: ospiti che muoiono a decine, nonni che i parenti non vedono da settimane e non rivedranno mai più. Omettiamo il nome dell’operatore per sua precisa richiesta (ha paura di essere licenziato) e quello delle strutture che cita, la sua e le altre. Tra quelle citate (non quella dove lavora l’operatore, ma quelle di cui ha parlato con i colleghi che, invece ci lavorano) c’è anche il San Camillo, dove i morti hanno superato la trentina.

Alla casa di cura XX muoiono come mosche. Li tengono lì, tutti positivi, disidratati. In struttura fanno quello che possono, ma in pronto soccorso non mandano quasi nessuno. Ieri ne sono morti tre, l’altro ieri due, altri oggi. Anche nella casa di riposo XY c’è gente che aspetta il tampone da una settimana.
Abbiamo oncologici con metastasi, dializzati, cartelle cliniche senza terapia e pazienti inviati come autonomi che invece sono allettati e non in grado di fornire indicazioni sulle terapie. I medici di base nemmeno sanno che sono lì da noi.
Ne abbiamo parlato ieri con i colleghi anche di altre strutture: le case di cura YZ, ZX e ZZ sono nella bratta.
Sono davvero arrabbiato per questa povera gente: sono gli ultimi, i sacrificabili ma a toccarli, imboccarli e vederli morire ti si spezza il cuore.
Mancano i DPI (mascherine, occhiali, cappe e tute usa e getta n. d. r.), i pannoloni, i termometri e ci preoccupiamo dei tablet, ma ci sono parenti che non riescono a sapere nulla da settimane.
Stanno dimettendo i positivi senza tamponi di riscontro. Sono gli stessi pazienti a rifiutarsi di tornare al domicilio senza tamponi, perché ormai hanno capito. I dati sono tutti farlocchi


Intanto una mail della Asl, inviata ieri, dice che tamponi sono previsti solo per pazienti e operatori assenti da almeno 12 giorni con sintomi. Inoltre, il manuale della stessa Asl prevede non più di 5 provette al giorno per struttura e la ricetta del medico di medicina generale.

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