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Mattanza Covid nelle Rsa, ma, per la Asl “test sierologici solo a dipendenti già malati da 12 giorni”

Pippo Rossetti (Pd): <Che senso ha? E chi è dentro e potrebbe essere positivo? Per fermare il virus bisogna trovare i positivi e isolarli. I tamponi sono previsti per pazienti e operatori con sintomi! Inoltre, il manuale citato prevede non più di 5 provette al giorno per struttura e la ricetta del medico di medicina generale>

Questa la mail di ieri, 31 marzo

Prelievi sierologici nelle Rsa? Solo al personale che si è assentato da 12-14 giorni con sintomi inequivocabili e con una complessa procedura burocratica. I tamponi? solo se il test sierologico è positivo. Questo sta scritto in una mail inviata ieri dalla Asl3 alle strutture convenzionate e non convenzionate sul territorio. Questo a fronte di strutture che contano decine di morti tra gli ospiti e una serie di persone malate tra il personale.



Si comunicano le modalità per l’esecuzione dei prelievi sierologici per la ricerca degli anticorpi COVID 19 per il personale delle strutture:

-la ricerca di anticorpi su siero può essere richiesta per quegli operatori che si siano assentati dal luogo di  lavoro da almeno 12/14 giorni in seguito alla comparsa di sintomatologiarespiratoria acuta (febbre associata a tosse e/o difficoltà respiratoria oppure artromialgie, cefalea, faringodinia, diarrea, delirium/sopore in assenza di altra eziologia plausibile che possa spiegare la sintomatologia clinica)  e nei quali  la sintomatologia stessa sia regredita.

La struttura deve fornire i nominativi di tali i operatori  con relativo codice fiscale, indicando la data di inizio dell’astensione dal lavoro alla mail indicata segreteria.anziani@asl3.liguria.it  con la dicitura “esecuzione prelievo” nell’oggetto. Questa SSD provvederà ad  inviare la ricetta medica via mail alla struttura che eseguirà il prelievo all’operatore e lo consegnerà all’Ospedale San Martino Laboratorio Analisi Centrale dietro Monoblocco Stanza 5 alla cortese attenzione di dottoressa XXXX.

Per quanto non fosse chiaro si consiglia di consultare il manuale gestione emergenza COVID 19 già inviato e che si riallega.

Il referto dovrebbe arrivare direttamente alla struttura, in caso di ritardo si consiglia di chiamare il laboratorio stesso.

Per quanto riguarda l’esecuzione dei tamponi rinofaringei al personale, occorre il risultato del test sierologico.


<Da tre giorni Toti dice che farà gli esami a tappeto su anziani, cronici e operatori. Niente di più falso! – dice il consigliere regionale Pd Pippo Rossetti – Gli esami “possono essere richiesti” solo per quelli che erano in malattia e con Covid già manifesto Che senso ha? E chi è dentro e potrebbe essere positivo? Per fermare il virus bisogna trovare i positivi e isolarli. I tamponi sono previsti per pazienti e operatori con sintomi! Inoltre, il manuale citato prevede non più di 5 provette al giorno e la ricetta del medico di medicina generale, ma non basta il responsabile sanitario? Alla faccia della burocrazia!>.

Sia il Veneto sia il Piemonte hanno deciso tamponi a tappeto su tutte le Rsa, che rappresentano al momento una concreta fonte di pericolo sia per gli stessi ospiti e operatori, sia per la resistenza del contagio nonostante le misure governative.

Lo stesso Rossetti spiega che alle Rsa sarebbe arrivata rassicurazione orale che le procedure cambieranno. Ma, appunto, orale e senza alcun riscontro ufficiale.

Rossetti, insieme al capogruppo Giovanni Lunardon, ha lanciato un appello: <Un mondo di più di 20.000 persone in Liguria da due settimane chiede aiuto. Sono le strutture che ospitano malati cronici, anziani, malati psichiatrici, disabili, soggetti affetti da dipendenze, le comunità alloggio, con tutti gli operatori che lì esercitano il loro lavoro. La stragrande maggioranza di esse, spesso in totale isolamento, per ora è immune dal virus. Ma probabilmente tra il 20 e il 30 per cento presenta casi di Covid e in questo caso se il personale manifesta i sintomi, dopo avere lavorato spesso senza la necessaria dotazione di tute, mascherine e occhiali, deve astenersi dal lavoro. Non è il momento delle polemiche. A quanto ci risulta è stato comunicato alle strutture che ognuna può portare all’Ospedale S. Martino non più di cinque provette al giorno, con la ricetta del medico. Se hai 100 pazienti tra venti giorni avrai terminato l’analisi di tutti gli ospiti. Una procedura che non è minimamente adeguata al problema. Proponiamo che siano date immediate disposizioni perché in tre giorni, avvalendosi di laboratori pubblici o privati, ogni struttura esegua l’esame sierologico su tutti i pazienti, in modo da isolare, o lasciare a casa, chi è entrato a contatto con il virus. Tutto a carico del SSR, con i soldi che lo Stato ha messo a disposizione delle regioni. Ai positivi all’esame ematico venga immediatamente fatto il tampone>.

Secondo Lunardon e Rossetti: <Un’altra proposta per affrontare la carenza di personale: Alisa potrebbe abilitare a lavorare gli OSS – Operatori socio-sanitari – che hanno finito o stanno finendo i corsi di formazione regionali. Degli OSS nessuno parla, ma sono fondamentali nelle cure dei malati. Segnaliamo che le comunità alloggio, pur essendo fuori dal circuito sanitario, sarebbe ancora di più necessario che rientrassero nella strategia di governo regionale degli screening e delle tutele degli anziani. Perché è evidente che la crisi degli ospedali ha attratto tutte le attenzioni e ancora una volta la sanità territoriale rischia di essere fortemente trascurata. Trattare il territorio e i malati cronici come un mondo di serie B non è né giusto né intelligente, perché monitorare il personale più esposto consente di ridurre il contagio. Dopo una settimana di false partenze vorremmo sapere quanti esami, dove e con quali tempi verranno eseguiti nel mondo della sanità e nelle strutture territoriali dove regna ancora oggi il senso dell’abbandono>.

Questa la testimonianza di un lavoratore di Rsa

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