Benveduti contro l'”apertura indiscriminata delle grandi catene commerciali”

In un comunicato contro il governo in carica, l’assessore condanna, citiamo testualmente, la <desertificazione dei nostri centri storici e all’apertura indiscriminata alle grandi catene delle multinazionali>. Nelle sue parole c’è chi legge un messaggio alla giunta comunale per la sua ampia propensione all’immobiliarizzazione commerciale per il recupero di edifici pubblici malconci. Modus operandi non gradito ai molti negozianti elettori del partito. Per il Carlini la Lega starebbe tentando un finanziamento con fondi nazionali e regionali escludendo Leroy Merlin


Infuria la campagna elettorale: in redazione arrivano decine di comunicati che sembrano uno la fotocopia dell’altro (basta cambiare l’oggetto e, a seconda dello schieramento che li invia, il soggetto messo sulla graticola). Nelle caselle e-mail dei giornali si assiste a un – a tratti comico, se non si stesse parlando del futuro del nostro territorio – duello elettorale tra partiti, fatto di botta e risposta che a volte si ripetono in un dialogo a distanza. In uno di questi scambi di accuse, quello tra l’assessore regionale Andrea Benveduti e il capogruppo Pd in Regione Giovanni Lunardon, spunta la condanna del Carroccio all’apertura di nuovi punti vendita della grande distribuzione organizzata. Che sembra proprio un messaggio politico al Comune.


Ieri è arrivato il commento dell’assessore alle Attività Produttive della Regione, il leghista Andrea Benveduti, ai dati dell’artigianato ligure nel 2019 che mettono in evidenza un arretramento del settore determinato soprattutto dal crollo di Genova. Sotto potete leggere l’articolo con i numeri della crisi.

Benveduti prende spunto dai dati, che sono di Unioncamere, per un attacco politico senza esclusione di colpi al governo giallorosso. Un’arringa dura dove l’assessore confonde un po’, c’è chi crede non a caso, l’artigianato col commercio.

<Tassazione cervellotica e pesantissima, normative sempre più complicate e misure depressive della domanda interna – scrive Benveduti – espongono il Paese al rischio desertificazione dei nostri centri storici e all’apertura indiscriminata alle grandi catene delle multinazionali. E il governo che fa? Cancella la cedolare secca sugli affitti dei negozi, colpendo ulteriormente artigiani e commercianti. Le botteghe di prossimità sono un baluardo che dobbiamo tutelare, non solo nei centri urbani, ma anche e soprattutto nelle aree marginali che vedono pian piano sparire un pezzo di quella civiltà artigiana che è identità del nostro paese>. C’è chi nella dichiarazione resa con una nota scritta che abbiamo riportato testualmente ci legge, oltre a un attacco al Governo, un escamotage dialettico per lanciare a nome del partito un avvertimento alla giunta Bucci che sta procedendo al recupero di immobili cittadini (oggettivamente disastrati da tempo) col vecchio (e in quasi tutti i paesi occidentali superato) sistema dell’immobiliarizzazione commerciale, cosa che sarebbe, appunto, sgradita alla Lega: ex mercato di Corso Sardegna, Fiera, Carlini. Proprio per il Carlini, il Carroccio punterebbe al recupero senza Leroy Merlin usufruendo di fondi statali dedicati agli impianti sportivi e fondi regionali messi a disposizione proprio dall’assessorato di Benveduti dal bilancio della Regione, mettendo così fine alle roventi polemiche che a Levante stanno tenendo sulla graticola la maggioranza di Regione e Comune a pochi mesi dalle elezioni regionali.
Il progetto commerciale, nel 2015, quando a fare il sindaco era Marco Doria, era stato criticato fortemente anche da Fratelli d’Italia, nella persona dell’attuale vice sindaco Stefano Balleari. Difficile, ora, fare retromarcia e spiegare agli elettori un’inversione di posizione rispetto a quella che all’epoca fu nettamente contraria.


Sulla situazione dell’artigianato nel 2019, dice Benveduti: <I dati pubblicati da Unioncamere non ci sorprendono. L’artigianato vive un momento non facile, visto che sul settore da tempo si è scatenata una vera e propria “tempesta perfetta”. Pressione fiscale, bulimia normativa e drammatico più che decennale crollo della domanda interna, assieme alla costante diminuzione ed invecchiamento della popolazione ligure, sono i principali “fattori killer” che hanno reso la vita molto precaria alle piccole aziende. Ma la caparbia e resiliente Liguria, oltretutto segnata da più di un anno di drammatici eventi e mala gestione infrastrutturale, in qualche modo limita i danni e riesce perfino a fare meglio della tanto celebrata Emilia-Romagna. Certamente fatto di per sé di poco conforto, ma, in ogni caso, indicativo dell’impellente generale necessità d’intervento governativo, che sblocchi immediatamente gli attesi interventi infrastrutturali e alleggerisca quanto prima e seriamente il carico fiscale e l’asfissiante burocrazia in primis. “Medicine” indispensabili per un mondo imprenditoriale che nel nostro territorio conta oggi 43mila attività tra micro e piccole imprese. Regione, da parte sua, si appresta come previsto ad attivare il nuovo strumento finanziario da più di 7 milioni di euro per il sostegno al credito. Provvedimento sicuramente utile e ben accolto dai destinatari, ma, purtroppo, da inserire per massimizzarne gli effetti in un quadro di supporto globale a questo vitale comparto economico. Nell’attesa che lo Stato torni a investire come dovrebbe, come Regione siamo al fianco di questi “eroi”, che affrontano con caparbietà le difficoltà orografiche, i ritardi infrastrutturali e le carenze di risorse. E per farlo sempre più attivamente abbiamo stanziato più di 6 milioni di euro in favore delle imprese delle aree interne. Nella fattispecie, ha riaperto ieri il bando delle botteghe dell’entroterra (e qui Benveduti confonde di nuovo l’artigianato a cui fanno riferimento i dati con il commercio a cui è destinato il bando n. d. r.), che nelle finestre del 2016 e del 2018 ha già permesso a 276 imprese di accedere alle agevolazioni regionali. È stata anche prorogata al 16 marzo la scadenza del bando della digitalizzazione delle microimprese, proprio per consentire a un numero più elevato di richiedenti di concludere la domanda. Stiamo inoltre lavorando a un progetto, che si occupi di prendere per mano gli imprenditori per aiutarli a orientarsi tra le varie complicazioni burocratiche. Ci muoviamo per creare un “ecosistema” economico il più favorevole possibile, nell’attesa che lo Stato torni ad avere un’organica visione d’insieme e volontà di fattivo intervento>.

Criticando il governo giallorosso in relazione ai dati del 2019, quando, in realtà, al governo ci fu la Lega per 8 mesi abbondanti (dei 15 del primo governo Conte, quello gialloverde, iniziato il 1º giugno 2018 e terminato il 5 settembre 2019) Benveduti offre al capogruppo del Pd Giovanni Lunardon un assist a porta vuota.

<È interessante il metro di giudizio utilizzato dall’assessore Benveduti: quando le cose vanno bene è merito della Regione, quando vanno male è colpa del Governo – scrive il capogruppo Dem -. Un metodo applicato anche oggi in occasione del commento all’ultimo report di Infocamere-Movimprese che mostra un calo dell’artigianato ligure (meno 0,8% nel 2019, mentre nel 2018 si attestava a meno 0,6%) e quasi 400 microimprese perse nel genovese nell’arco degli ultimi 12 mesi.  Di fronte a questo quadro, che conferma come la Liguria sia in perdurante stato di stagnazione, Benvenduti punta il dito contro il Governo, anche se per 3 quarti dell’anno a cui il report si riferisce ha governato il suo partito, la Lega. È un’ammissione di colpa? Il problema, di fronte a questi dati, è che la Regione Liguria avrebbe dovuto e potuto fare molto di più per rilanciare questo settore. Ma in questi 5 anni non ha mosso un dito. L’assessore cita, come interventi positivi messi in atto dalla sua Giunta, la digitalizzazione per le imprese – dimenticando di dire che i fondi europei, oltre 50 milioni di euro per la banda ultra larga sono bloccati nelle pieghe degli appalti – e il bando per le botteghe dell’entroterra: una goccia nel mare che non basta certo a risolvere i problemi; anzi sulle aree interne siamo fermi al 2014 e quando il Gruppo del Pd ha chiesto di investire più soldi su questo capitolo gli è stato detto di no. Ci fa piacere che, anche su sollecitazione dell’opposizione, l’assessore Benvenduti si appresti ad attivare un nuovo strumento finanziario da più di 7 milioni di euro (divisi in tre anni e cioè fino al 2022) per il sostegno al credito degli artigiani. Ma è bene ricordare che quella stessa misura è ferma dall’agosto scorso, come denunciato dalle associazioni di categoria e dal Pd. E visto che nel 2019 si è registrata una contrazione pari a circa 7 milioni di euro nelle richieste di prestito e leasing degli artigiani liguri è più che probabile che la sospensione di quello strumento abbia inciso sulla diminuzione delle imprese fotografata da Infocamere-Movimprese. La politica regionale è inesistente nel settore dell’artigianato, così come in quello industriale. Anche il Fondo strategico, che potrebbe sostenere questo comparto in un momento di difficoltà come quello odierno, viene utilizzato per piccoli interventi dal sapore elettorale. I fondi comunitari invece di venire assegnati in base alle capacità innovative e di fare rete sono stati distribuiti seguendo la logica del sorteggio. Siamo vicini al comparto dell’artigianato che in Liguria vive un momento molto difficile. Purtroppo questa Giunta regionale non è un interlocutore istituzionale all’altezza della situazione>.

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