Ericsson, 131 licenziamenti: il “muro” di Genova porta la vertenza al Governo

Dopo l’esclusione di Comune e Regione dal confronto in Prefettura, il ministro Urso convoca azienda e sindacati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il 5 ottobre il tavolo nazionale: sul piatto il futuro degli Erzelli, gli investimenti pubblici e la tutela dell’occupazione

La vertenza Ericsson approda al livello nazionale dopo una giornata segnata dallo scontro istituzionale a Genova e dalla convocazione di un tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il prossimo 5 ottobre. L’incontro, promosso dal ministro Adolfo Urso, dovrà affrontare la procedura di licenziamento collettivo avviata dall’azienda per 131 lavoratrici e lavoratori del polo tecnologico degli Erzelli.
La convocazione è stata accolta con favore dal presidente della Regione Liguria Marco Bucci, che ha parlato di un passaggio necessario per una vertenza che supera i confini cittadini. «L’apertura del tavolo dimostra l’attenzione del governo per una situazione delicata, che riguarda Genova ma anche l’intero Paese», ha dichiarato. Secondo Bucci, la riunione del 5 ottobre dovrebbe consentire di porre le basi per una soluzione condivisa, con la Regione pronta a partecipare al confronto istituzionale.
L’appuntamento nazionale arriva dopo il confronto convocato in Prefettura a Genova, durante il quale i rappresentanti di Ericsson hanno chiesto che gli assessori presenti per Comune e Regione lasciassero la sala. Al tavolo partecipavano l’assessore comunale al Lavoro Emilio Robotti e l’assessore regionale alle Relazioni con le organizzazioni sindacali Paolo Ripamonti. I due hanno accettato di fare un passo indietro per consentire la prosecuzione dell’incontro tra azienda e sindacati, mentre i rappresentanti di Ericsson erano collegati da remoto.
La sindaca Silvia Salis ha definito l’esclusione delle istituzioni locali un fatto «inaudito e senza precedenti», accusando l’azienda di aver chiuso la porta proprio a chi rappresenta il territorio coinvolto. Il Comune, ha ribadito, intende ottenere garanzie sulla tutela dei dipendenti, sul futuro della sede degli Erzelli e sugli investimenti della multinazionale a Genova.
Di tono più prudente la posizione di Paolo Ripamonti, che ha riconosciuto la durezza dei toni ma ha invitato a non trasformare la vertenza in uno scontro tra istituzioni e impresa. Secondo l’assessore regionale, in questa fase era previsto un incontro tecnico e la priorità deve essere quella di aprire una trattativa concreta. La Regione, ha assicurato, continuerà comunque a lavorare per difendere i posti di lavoro e costruire una prospettiva per il sito genovese.
La convocazione del 5 ottobre è stata salutata positivamente anche dalla deputata ligure Ilaria Cavo, esponente di Noi Moderati e vicepresidente della Commissione Attività produttive. «È la risposta che ci aspettavamo alla richiesta di portare la vertenza a un livello nazionale», ha affermato. Ora, secondo Cavo, il governo dovrà chiedere a Ericsson chiarezza sugli impegni assunti e sulle prospettive occupazionali, verificando che il sostegno pubblico all’innovazione sia accompagnato dalla tutela del lavoro.
Sempre Ilaria Cavo ha annunciato il via libera dell’Ufficio di presidenza della X Commissione alla richiesta di audizione di Ericsson e delle organizzazioni sindacali. La parlamentare ha inoltre riferito che il Ministero avrebbe indicato oltre 18 milioni di euro di sostegni collegati a progetti di ricerca e innovazione che coinvolgono Ericsson a Genova, con agevolazioni già concesse per 7,8 milioni. A questi si aggiungerebbe un progetto sulle reti avanzate 6G, con un investimento previsto di 6 milioni e agevolazioni richieste per 2,4 milioni, ancora in fase istruttoria.
Il tema delle risorse pubbliche è stato sollevato anche da Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), che ha ricordato l’accordo di programma del 2012 per il centro di Erzelli. Secondo la ricostruzione del movimento, quell’intesa prevedeva 41,9 milioni di euro di risorse pubbliche: 24 milioni dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, 6,9 milioni dal Ministero dello Sviluppo economico e 11 milioni dalla Regione Liguria. «Non si possono accettare il sostegno e le risorse delle istituzioni quando si investe e poi pretendere che le stesse istituzioni restino fuori quando si licenzia», hanno sostenuto i rappresentanti di AVS.
La richiesta di un intervento diretto del governo è stata rilanciata anche dai parlamentari liguri del Partito Democratico (PD) Lorenzo Basso, Alberto Pandolfo, Valentina Ghio e Luca Pastorino. Per gli esponenti del PD, l’allontanamento degli assessori dal tavolo è un comportamento grave, mentre i 131 licenziamenti rappresentano un problema che coinvolge lavoratori, famiglie e prospettive industriali della città. «Non si può pensare di chiudere le porte al confronto proprio quando sarebbe indispensabile discutere e cercare soluzioni», hanno affermato, chiedendo che Ericsson venga convocata e che siano valutate tutte le alternative ai licenziamenti.
La stessa richiesta è arrivata dal segretario ligure del Partito Democratico, Davide Natale, dal capogruppo in Regione Armando Sanna, dal segretario metropolitano di Genova Francesco Tognoni e dalla capogruppo comunale Martina Caputo. I quattro hanno sottolineato che dietro la procedura ci sono professionalità altamente qualificate e un patrimonio di competenze che non può essere disperso. Particolare preoccupazione è stata espressa per il possibile ridimensionamento delle attività di ricerca e sviluppo.
Il consigliere regionale Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Orlando Presidente, ha parlato di «arroganza istituzionale» da parte dell’azienda. Pur riconoscendo che le procedure tecniche non prevedono necessariamente la presenza degli enti locali, Pastorino ha distinto il rispetto formale delle regole dalla volontà di mantenere un rapporto con il territorio. A suo giudizio, l’atteggiamento mostrato da Ericsson indica un interesse sempre più debole a investire in Liguria. Il consigliere ha inoltre ricordato che la procedura dovrebbe concludersi entro dicembre, con il rischio di lasciare senza lavoro 131 persone e di consegnare a chi resterà una sede fortemente ridimensionata.
Critiche analoghe sono state espresse dai capigruppo regionale e comunale del MoVimento 5 Stelle, Stefano Giordano e Marco Mesmaeker. La richiesta di escludere Comune e Regione è stata definita «irricevibile». I due esponenti hanno chiesto risposte sul futuro occupazionale, sugli investimenti e sul destino degli Erzelli, sostenendo la necessità di un tavolo nazionale coordinato dal governo.
La vicenda, dunque, si sposta da Genova a Roma con posizioni ancora molto distanti. Da una parte l’azienda, che ha confermato la procedura per i 131 esuberi e ha scelto di limitare il confronto al piano tecnico con le organizzazioni sindacali; dall’altra le istituzioni, i partiti e i lavoratori, che chiedono di riaprire la discussione, valutare ammortizzatori sociali e alternative ai licenziamenti e chiarire quali impegni Ericsson intenda mantenere sul territorio.
Il 5 ottobre sarà il primo vero banco di prova nazionale. Al tavolo dovranno essere affrontati non soltanto i numeri della procedura, ma anche il futuro industriale di Genova, la sorte delle attività di ricerca e sviluppo e il rapporto tra gli incentivi pubblici ricevuti dall’azienda e il mantenimento dei livelli occupazionali.


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