Coronavirus, Bassetti: “No alle comunicazioni scientifiche fuorvianti o che generano allarmismo”

Il direttore dell’Unità Operativa Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino condanna la disinformazione e la divulgazione di notizie non corrette anche da parte di scienziati. Un caso si è verificato proprio ieri

Sul coronavirus COVID-19 troppa disinformazione anche da parte degli scienziati. Ieri un illustre ricercatore ha affermato che ci troviamo di fonte ad una pandemia, che questo virus girerà tutto il mondo e che uno dei problemi maggiori è rappresentato dall’Africa. Dissento su tutto, ma proprio su tutto. Non è una pandemia. Attualmente il 99% dei casi è confinata alla Cina. Quindi non si può parlare di pandemia. Al momento il virus non sta circolando in tutto il mondo, grazie alle misure di contenimento messe in atto dai vari stati. In Africa i problemi infettivologici sono ben altri che quelli rappresentai dal COVID-19.


Il padre Dante, negli anni Duemila, aveva fatto una campagna di informazione serrata per contrastare le informazioni errate sul cosiddetto morbo della “Mucca Pazza”, la malattia di Creutzfeldt-Jakob. Aveva spiegato a tutta Italia che ben più morti del contagio diventato caso mediatico li facevano gli antibiotici contenuti nelle carni animali, soprattutto di prodotti avicoli alimentati con sostanze farmaceutiche necessarie a farli crescere sani (fino alla prematura morte per commercializzazione) in batteria. Ora, alla stessa maniera, il figlio Matteo tenta di evitare che l’informazione non veritiera sul “virus dell’anno” crei allarmismo.
Oggi, nel corso della riunione della task force ligure per approfondimenti sull’evoluzione dell’epidemia mondiale da nuovo coronavirus (COVID-19), insieme a Filippo Ansaldi, direttore della Prevenzione e programmazione di Alisa, ha evidenziato che le comunicazioni scientifiche «non devono essere fuorvianti o generare inutili allarmismi», come accaduto negli ultimi giorni, in alcuni casi, a livello nazionale.

“COVID-19” è il nome della malattia provocata dal nuovo coronavirus (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata).

Nel corso della riunione è emerso che, ad oggi, il quadro epidemiologico regionale e nazionale è invariato e sono stati approfonditi i temi relativi all’organizzazione di eventuali azioni di risposta del Sistema sanitario regionale, da mettere in atto in caso di necessità.

Inoltre, è stata valutata l’opportunità di aderire ad attività di formazione dedicata per il personale del Sistema sanitario ligure: la prima, attraverso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in modalità e-learning, l’altra con la formula “in presenza”, da svolgersi presso le Aziende sanitarie della Liguria, a cura dei professionisti liguri esperti in materia Igiene e Malattie infettive.

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