“Nave dei misteri” e traffico armi: associazioni in Prefettura per chiedere maggiore attenzione

Incontro richiesto da Camera del Lavoro Metropolitana di Genova e associazioni laiche e cattoliche sulle vicende che interessano il Porto di Genova. Hanno partecipato: Comunità di San Benedetto al Porto, Anpi Genova, Arci Genova, Acli Liguria, Agesci Liguria, Udi Genova, Libera Genova e Liguria, MusicForPeace, Auser, Cif Liguria, Amensty International

<L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali: così recita l’articolo 11della nostra Costituzione – dicono le associazioni -. Spetta a politica e Governo dargli concretezza fermando il traffico di armi verso i Paesi in guerra che violano i diritti umani come sancito dalla Legge 185 del 1990. Quanto accade quotidianamente in tanti scenari di guerra e non ultime le notizie riportate dalla stampa sulla cosiddetta “nave dei misteri” attraccata a Genova, impongono un impegno e una presa di responsabilità da parte di tutti. Per questi motivi è stato chiesto l’incontro di oggi al prefetto Carmen Perrotta a cui è stato consegnato il documento comincia con un articolo della costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (…)”

L’articolo 11 della Costituzione Italiana è chiaro: spetta a politica e Governo dargli concretezza fermando il traffico di armi verso i Paesi in guerra che violano i diritti umani come sancito dalla Legge 185 del 1990. Dopo il caso del cargo delle armi “Bana”, la nave battente bandiera Libanese che avrebbe trasportato mezzi blindati dalla Turchia al porto libico di Tripoli bloccato a Genova per accertamenti della Procura di Genova e le mobilitazioni dello scorso anno per evitare il carico di materiale bellico sulla nave Bahri Yanbu, il porto di Genova è all’attenzione nazionale e  internazionale per il transito di navi che portano armi provenienti prevalentemente dagli Stati Uniti, ma anche da alcune nazioni europee, e destinate a scenari di guerra come quello Yemenita, noto per i crimini di guerra commessi con ogni tipo di arma, comprese le bombe a grappolo e le mine antipersona, dove gli attacchi illegali contro centri abitati, scuole, ospedali, mercati e altri obiettivi civili sono all’ordine del giorno con conseguenze drammatiche. Essendo il nostro Porto il più importante del Paese al Governo chiediamo: un atteggiamento di maggior attenzione e controllo su quanto succede a Genova; di farsi promotore nel rispetto dei principi della Costituzione e dopo la risoluzione approvata dal nostro Parlamento sulla sospensione di fornitura di armi italiane in Yemen, di sollecitare la comunità Europea a condannare l’intenso commercio di armi che alcuni Stati membri intraprendono con vari paesi della regione; la sospensione immediata del trasferimento di armi e del sostegno militare all’Arabia Saudita e ai suoi partner della coalizione nella guerra in Yemen nel rispetto della posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio Europeo; chiarire se il transito nel territorio italiano di armi destinate a paesi coinvolti in questi conflitti, anche se provenienti da altre Nazioni sia lecito e rispettoso delle leggi italiane e della nostra Costituzione. 

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