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Giovanna, prigioniera al Biscione per un montascale che non porta il suo peso

Oggi la donna, costretta su una sedia a rotelle, ha ricevuto la visita di Matteo Rosso e del vice sindaco Stefano Balleari che stanno cercando una soluzione. L’edificio è in parte privato e in parte pubblico. La piattaforma elevatrice sarebbe la migliore ipotesi e servirebbe anche alla famiglia di un bimbo cerebroleso che abita nella parte pubblica del grande edificio, ma costa all’incirca 25 mila euro. Appello a sponsor privati capaci di un atto di generosità che possa “liberare” Giovanna e aiutare la famiglia del disabile grave di 6 anni

Si chiama Giovanna, ha poco meno di 62 anni a maggio ed è su una sedia a rotelle a causa di una discopatia degenerativa con midollo compromesso causata, racconta, dalle violenze dell’ex marito. Sta al terzo piano e nel palazzo c’è l’ascensore. Solo che il palazzo è il Biscione e per raggiungere veramente la strada bisogna fare, poi, 7 gradini e, dopo ancora, altri 17: 24 in tutto. Poco male: c’è il montascale. O, meglio, ci sarebbe, perché da quando è stato cambiato, qualche anno fa, non regge il suo peso e quello della carrozzina sommati. Giovanna ci è rimasta bloccata sopra, ha chiesto aiuto ed è rimasta lì un paio d’ore prima di ottenerlo.
Quindi Giovanna è “murata” in casa, sempre che (come accade) non si paghi (con i quattrini del fondo per la non autosufficienza e la vita indipendente) un operatore a 20 euro l’ora. Perché lei le rampe non le può fare se non c’è qualcuno che le sposta la gamba bloccata ad ogni scalino mentre si aggrappa alle stampelle. Così può farcela, ma a prezzo di molta fatica e molti dolori, che la costringono, dopo, a stare immobile per un bel po’. Prima usciva da casa tutti i giorni. <Sono anche allergica a molte medicine, anche al paracetamolo – racconta -, quindi non posso assumere antidolorifici>. E in tutto il castello di sfortunate circostanze che rovina la sua vita, questa non è nemmeno l’ultima.

Il peso (persona più carrozzina) che è eccessivo per l’impianto.

La carrozzina motorizzata di Giovanna è un modello vecchio, molto pesante: 98 chili che, aggiunti ai suoi 108 fanno 206. In salita, al ritorno a casa, bisogna anche aggiungere anche qualche chilo delle borse della spesa. Il montascale, scelto e acquistato dal condominio perché il meno caro tra le offerte, sarebbe omologato per 225 chili, ma non ce la fa perché il peso che deve trasportare è giusto al limite. Ormai ci sono carrozzine molto più leggere, che forse risolverebbero il problema. Le carrozzine nuove si possono ottenere dal servizio sanitario ogni 5 anni e quella di Giovanna è del 2011: per la regola dovrebbe ricevere il secondo cambio il prossimo anno. Invece non le hanno dato nemmeno il primo, perché non ha il montascale funzionante per pesi importanti e quindi la sedia è inutile. Insomma: un cane che si morde la coda.
Quando poteva uscire con la sua carrozzina, la donna non solo faceva la spesa e passava qualche ora all’aria aperta, ma andava addirittura a fare volontariato all’associazione Gigi Ghirotti che raggiungeva grazie al “Pollicino” Amt. Ora è prigioniera nella casa che ha comprato dal Comune e di cui sta pagando il mutuo. Ed è disperata. Tanto da non negare di aver pensato, in un momento in cui la tristezza stava per sopraffarla, di mettere fine alla sua vita. Da anni la donna non prende più i farmaci psichiatrici che le erano stati prescritti quando il marito l’ha conciata come si trova. Nel suo passato c’è anche un abuso familiare. <Ma sono anni che non assumo più psicofarmaci, è dal 2003> assicura. Con un’incredibile guizzo di ottimismo, nonostante quello che le è accaduto, nonostante i dolori che non la abbandonano mai, giorno e notte, Giovanna si era ricostruita una vita: la sua casa, la pensione di invalidità, la possibilità di uscire, la voglia di aiutare gli altri. Si spostava anche qualche mese l’anno presso la sorella. Ora non può più, perché la carrozzina non può arrivare in strada e lei ci arriva, con le stampelle, solo a prezzo di atroci sofferenze.
La soluzione esiste ed è una piattaforma che consentirebbe, non solo a lei, di scendere in strada con la carrozzina. Nel palazzone c’è infatti un bimbo di sei anni cerebroleso che si nutre con la peg, l’alimentazione forzata. <Il piccolo, che abita nelle case rimaste di edilizia residenziale pubblica, deve andare di frequente in ospedale. Il padre se lo carica in spalla ogni volta e io ogni volta temo che casa trasportando il figlio già da quei 24 gradini> spiega la donna. L’elevatore servirebbe anche ai molti anziani che abitano nel palazzo.

Giovanna si è rivolta a Matteo Rosso, medico, più volte consigliere regionale, di recente per Fratelli d’Italia. La donna era stata curata dal padre, anche lui dottore. Oggi Rosso è andata a trovarla insieme al vice sindaco Stefano Balleari. La situazione non è facile da risolvere: il palazzo è in parte privato e solo in parte pubblico. I condomini privati non acconsentirebbero all’acquisto di un nuovo e più efficiente montascale. La soluzione sarebbe la piattaforma, una sorta di ascensore aperto, ma costa all’incirca 25mila euro. Balleari proverà a verificare se per la parte dell’edificio di edilizia pubblica ci sono risorse per partecipare all’acquisto della piattaforma che renderebbe a Giovanna una vita migliore e aiuterebbe tanto i genitori del bimbo malato. Ma certo la donna non ha le risorse per pagare il resto, visto che con la piccola pensione che riceve si paga anche il muto di casa, oltre a tutte le spese. La soluzione, suggerisce Rosso, sarebbe una sponsorizzazione privata: uno o più soggetti che partecipassero a una sottoscrizione per “liberare” Giovanna. Lei è disposta mettere in vendita tutti i quadri che ha dipinto in questi anni e che ora tappezzano la sua casa.

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