Mai allunga il periodo della caccia al cinghiale fino al 31 gennaio
L’assessore regionale noto per essersi visto cassare in diverse occasioni dal Tar e dal Consiglio di Stato la caccia in deroga e per il blocco da parte del Governo (del suo stesso segno politico) della legge sui parchi, sale in cattedra e dà lezioni di ecologia: <Per coloro che sono particolarmente sensibili, ricordo che l’attività venatoria è di carattere conservativo> dice.
L’assessore regionale leghista Stefano Mai si è visto “bocciare” una serie di provvedimenti. Nel giugno scorso, il Governo (quello del suo stesso segno politico, tra l’altro) ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge della Regione Liguria per il riordino dei parchi ritenendola in contrasto con la normativa nazionale. Il Tar (prima) e il Consiglio di Stato (dopo) hanno bocciato più volte la delibera di giunta, dell’assessore che consentiva la caccia in deroga agli storni. Eppure lui si sente di dare lezioni di ecologia, allungando il periodo di caccia al cinghiale fino al 31 gennaio (doveva finire il 6):
“La caccia al cinghiale proseguirà perché non sono stati raggiunti i contingenti dei capi da abbattere – aggiunge Mai -. Ad oggi siamo intorno al 75% gli abbattimenti rispetto al contingente prefissato. Originariamente la chiusura stabilita nel calendario venatorio era al 6 gennaio, tuttavia proseguirà sino al raggiungimento del contingente abbattibile e comunque non oltre 31 di gennaio, come peraltro consentito dalla legge 157/92”.
“Per coloro che sono particolarmente sensibili, ricordo che l’attività venatoria è di carattere conservativo, ossia ogni anno vengono stimati i capi totali presenti sul territorio e vengono definite delle percentuali di abbattimento che comunque garantiscono la conservazione della specie. Per quanto riguarda il cinghiale, oggigiorno constatiamo un forte sovrannumero che sta procurando ingenti danni all’ambiente, alle imprese e ai cittadini. Il settore più colpito è quello agricolo che si trova con danni che possono mettere in ginocchio intere attività. Questa situazione ci ricorda che un ecosistema è sano quando vive in un equilibrio e l’enorme numero di cinghiali presente sta creando un forte squilibrio per tutto l’ambiente”.
“I cinghiali sono e restano animali selvatici. Capita spesso che in virtù di un approccio sbagliato a questi animali, si creino situazioni pericolose. Di sovente assistiamo a comportamenti dannosi, come le situazioni in cui alcuni cittadini decidono di alimentare i cinghiali “adottandoli”. Tali pratiche stimolano questi animali a spingersi all’interno dei centri abitati, dove poi rimangono causando grosse criticità, sia di pubblica incolumità, sia per i danni che causano al patrimonio pubblico, privato e alle aziende agricole. Alimentare i cinghiali in un contesto urbano, oltre che essere una grave contravvenzione alla legge, significa anche condannare a morte certa l’animale che deve vivere in un bosco e non in ambito cittadino”.
“Ad ogni modo ricordo che Regione Liguria, attraverso il Programma di sviluppo rurale, finanzia anche le recinzioni dedicate alla difesa da questi animali, per le quali fino al 20 gennaio è attivo un bando da 1 milione di euro e tra qualche settimana ne verrà attivato un secondo per una somma identica”.


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