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Turismo, a luglio calano arrivi e pernottamenti. Bilancio annuale negativo

I dati della Liguria, della città metropolitana e di Genova, tutti in decrescita su base mensile e annuale
L’analisi della situazione

Non vogliamo dare interpretazioni: che la permanenza dei turisti si è accorciata lo a già detto l’assessore al Turismo Gianni Berrino: vuole dire che a parità di arrivi, le giornate trascorse sul territorio sono di meno e questo vuole dire meno consumi, meno pernottamenti, meno pranzi e cene al ristorante, meno consumazioni nei locali. Vero è che anche gli arrivi sono calati.
Ma ora parliamo solo di numeri, sulla statistica resa nota dalla Regione il 20 settembre scorso e dal cui sito l’abbiamo scaricata.

Regione

ARRIVI – Il mese di luglio ha visto un calo dell’1,02 per cento degli italiani e del 4,5% degli stranieri, per un totale di 18.527 presenze in meno rispetto allo stesso periodo del 2018 (-2,68%). Il bilancio gennaio-luglio parla di 46.237 arrivi in meno (-1,60), concentrati soprattutto tra gli stranieri (42.474 arrivi in meno).
PRESENZE – A luglio si registra un calo del 3,5% dei visitatori italiani e del 6,69% degli stranieri: in totale 129.108 notti di permanenza in meno (-4,8). Il bilancio gennaio luglio mette in luce ben 281.189 pernottamenti in meno, concentrati anche in questi caso tra gli stranieri (-6,02%), mentre gli italiani sono calati dell’1,23%.

Provincia di Genova (città metropolitana)

ARRIVI – Il dato di luglio per quanto riguarda il territorio della città metropolitana di Genova parla di 6.795 arrivi in meno (-3,04%), di cui 6.346 stranieri (-3,04%) e 499 italiani (-0,49%). Il bilancio annuale è di 44.033 arrivi in meno (-4,36%).
PRESENZE – A luglio le nottate di permanenza sono state 27.168 i meno rispetto al 2018 (-4,44%). In questo caso, il calo è equamente suddiviso tra italiani (-4,38%) e stranieri (- 4,44%).

Comune di Genova

A luglio Genova ha patito più del resto della Regione e della provincia.

ARRIVI: nel mese di luglio il calo è stato massiccio (-5.479, – 4,95%). Gli stranieri, che a Genova sono di norma più degli italiani, sono stati 3.767 in meno (-5,22%), mentre gli italiani sono stati 1.712 in meno (-4,43%). Per quanto riguarda il bilancio gennaio-luglio, il calo è del 2,84% (15.130 persone in meno).
PRESENZE: Il bilancio annuale è di -15.320 presenze (-2,84%), ma questa volta meno percentualmente pesante di quello ligure e della città metropolitana. Questo perché a maggio (in cui la pioggia ha rovinato tutti i fine settimana) Genova ha perso meno (-14,92% le presenze regionali, – 14,11 quelle della città metropolitana, “solo” -5,06% quelle del capoluogo). Il dato mensile, invece, è severo: -6,74% (-3,08 gli italiani, addirittura -12,8 gli stranieri).


L’analisi

Vogliamo, come si dovrebbe sempre fare, separare la notizia dal commento. Benché i numeri parlino da soli, dicono del crollo, ma non descrivono il perché.

*L’anno in corso soffre di una serie di negatività: gli effetti delle mareggiate 2018 e l’enorme pubblicità negativa internazionale generata dal crollo del ponte che nell’immaginario collettivo fa della nostra regione un posto irraggiungibile ed emotivamente pesante. Sarebbe il caso che i vari partiti politici, a scopo autopromozionale, la smettessero di parlarne nel male e anche nel bene – intendiamo della psicosi autostrade, ma anche della ricostruzione – perché ogni volta che l’argomento torna a galla è comunque ricordare all’Italia e non solo la situazione. Si arraffano voti in accordo con questa o quella idea, ma la città tutta e la regione ci perdono.
*C’è poi il fattore tecnico dell’interruzione del terrorismo internazionale in altri paesi in concorrenza con l’Italia che nei due o tre anni passati è stata la destinazione di quelli che non volevano passare le vacanze in Francia o nel Nord Africa. Non abbiamo saputo fidelizzare quelli che ci avevano scelto come alternativa proponendo prezzi alti, strutture desuete, pochi servizi, poche occasioni di sport e svago. Il risultato è che i visitatori sono tornati nelle vecchie destinazioni. E qui la colpa non è solo degli enti pubblici, per essere chiari. Scarsi investimenti e scarsa offerta di divertimenti per i giovani e di servizi per gli adulti sono responsabilità dei privati.
*Manca una rete di offerte che possa allungare il soggiorno, mancano offerte strutturate legate all’outdoor, manca l’offerta integrata tra mare e città d’arte (quella che a maggio ha tenuto perdendo un terzo del resto del territorio). Insomma, in Liguria al turista ci si limita a dire: “lì c’è il mare, vai!”. E se piove come nei fine settimana restiamo al palo.
*C’è poi la difficoltà di raggiungere la Liguria a causa di infrastrutture insufficienti al netto della mancanza del ponte, ma questo è il male dell’economia intera. A questo si aggiunge un servizio ferroviario che sottopone a eterne tribolazioni chi lo usa.
*Mancano eventi per richiamare visitatori. Né il Comune né la Regione, rispettivamente per 2 e 4 anni, hanno saputo produrre eventi di richiamo turistico reale. Producono in serie eventi di respiro locale che i malpensanti definiscono di mera promozione politica locale. Certamente nessuno di questi era in grado di conquistare turisti italiani e stranieri e alcuni hanno anche messo in ombra e affogato qualche evento che un minimo di interesse lo avrebbe avuto. C’è da dire che nemmeno l’enorme patrimonio della tassa di soggiorno genovese, da spendere necessariamente in accordo con gli albergatori, ha prodotto eventi di rilievo. Viene spesa in parte per manutenzioni, in parte (giustamente) per finanziare il Ducale per la quota del Comune, in parte per piccoli eventi.
*Promozione. Qui ci portiamo dietro un’eredità pesante. Già la seconda giunta Burlando, negli ultimi anni, aveva minimizzato i fondi a disposizione. Per i primi tre anni, la giunta Toti ha peggiorato le cose, destinando tutto quel poco ad eventi che hanno promosso più la Regione-ente che la Regione-destinazione. Abbiamo ancora un sito internet che grida vendetta tanto è inutile al turista. Ma nell’ultimo anno, l’investimento è raddoppiato, la Liguria è tornata alle grandi fiere del turismo di Londra e di Berlino che da tempo aveva abbandonato e si è promossa a Mosca. Ci vorrà tempo e ci vorranno ancora tanti soldi, ma la strada, almeno, è imboccata. Il Comune i soldi li ha, quelli della tassa di soggiorno, ma da due anni non vuole o non riesce a promuovere il territorio in maniera convincente (e i risultati si vedono), ha un sguardo così limitato che non supera Nervi, Voltri, Pontedecimo e Struppa, promuove eventi di rilevanza modesta e diretti ai residenti, continua a non promuovere sufficientemente i Rolli, che sarebbero una grande opportunità, e nemmeno riesce a organizzarlo come evento spendibile dalle aziende private che fanno incoming. Poi comunica le opportunità culturali e turistiche sui social e si sa che a una pagina Facebook si iscrive solo chi già conosce la destinazione. Ha rinnovato il sito, ma lo usa per promuovere iniziative commerciali a respiro locale senza inserire tutte le opportunità turistiche pubbliche. L’assessorato al turismo è rimasto diviso in 2 per 2 anni, con gli assessori (3, perché al marketing se ne sono alternate 2) in guerra tra loro. Ora, finalmente l’assessorato è stato riunito. Non abbiamo ancora elementi per giudicare l’operato del quarto assessore. Sappiamo però che gli uffici sono sempre gli stessi, dai tempi di Pericu sindaco. E che i risultati non sono mai stati eclatanti, tranne il periodo in cui assessore era Carla Sibilla, “tecnica” del turismo, che di fatto l’assessorato lo dirigeva anche.
Insomma, non è solo colpa del “destino cinico e baro”, del maltempo e del crollo del Ponte Morandi, tanto ci mettiamo del nostro, tutti, e gettiamo al vento una grande opportunità economica per il territorio.
Sembra che ad agosto i dati siano migliori, almeno a Genova, ma è tutto affidato al caso, al tempo, a circostanze ed eventi esterni. Tanto è vero che non esiste un trend uniforme, ma un’alternanza di modesti segni positivi e di forti cali che alla fine, però, si consolidano, per ora, in un risultato negativo.

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