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Il garante dei diritti dei minori Lalla: “Affidi, serve un nuovo sistema”

Appello alle istituzioni: «No all’accanimento polemico»

Il garante dei diritti dei minori e il responsabile dell’ufficio del garante regionale, dopo le recenti polemiche sugli affidi, lanciano una proposta: un sistema rinnovato per i minori che veda insieme istituzioni e terzo settore, famiglie e loro rappresentanze.

Il Garante per i diritti dei minori Francesco Lalla e il responsabile dell’ufficio regionale Dario Arkel entrano nel dibattito scoppiato nelle settimane scorse anche in Liguria sugli affidi, dopo le indagini su presunti abusi compiuti in Emilia Romagna, e lanciano una proposta: creare un sistema rinnovato per i minori che veda insieme istituzioni e terzo settore, famiglie e loro rappresentanze. 

«Con grande preoccupazione assistiamo a polemiche sulle vicende dei bambini circa gli affidi familiari. È un dibattito polemico – spiegano – che fa male, sia ai piccoli sia agli adulti, ed è portatore di una diminuzione dell’attenzione sul vero nodo del problema: i fatti accaduti, se si sviluppano attraverso l’arena politica, rischiano di venire facilmente distorti».

Il garante richiama, dunque, ad un approccio diverso: «Manca la cultura intorno al bambino, il suo ascolto e l’interlocuzione pedagogica che possono rendere più armonico il vivere delle famiglie e meno contratto e agonistico l’atteggiamento delle istituzioni che, purtroppo, spesso si conformano a comportamenti standardizzati. Dei bambini non ci si può occupare “in serie”, non si può ragionare di loro senza di loro, bisogna fare un tratto del cammino insieme prima di prendere decisioni possono trasformare la loro vita e quella delle famiglie». 

Secondo Lalla e Arkel «è poco intelligente ridurre a un botta e risposta a favore di questo o quello, istituzione o operatore, quanto appartiene ai bambini e, in estensione dolorosa, alle famiglie. In questo scontro tutti hanno ragione e il record del numero degli affidi è comunque da tempo saldamente nelle mani della regione ligure. Tutto ciò che riguarda il bambino – proseguono – deve circuitare intorno al primario, se non esclusivo, interesse del minore. Se le istituzioni esercitano un ruolo autoreferenziale e di continua ricerca di potenziamento, per il bambino tutto sarà più difficile. Invece assistiamo ad un rimpallo di colpe fra istituzioni e non, mentre del mondo del bambino non viene fatto neppure un cenno».

L’ufficio del garante, dunque, mette in guardia da facili soluzioni: «Il sistema, che talvolta non abbiamo esitato a definire dannoso per bambini e famiglie, deve costruire percorsi virtuosi di prevenzione, tutela, garanzia e promozione delle istanze dei minori, partendo proprio da quelli maggiormente fragili e/o  vulnerati. E per questi ci permettiamo di suggerire la nostra proposta: creare un sistema rinnovato che veda insieme istituzioni e terzo settore, famiglie e loro rappresentanze e mettere termine all’accanimento polemico che ci pare figlio diretto della politica per trasferirci sul tavolo di un confronto dialettico, tecnico, pedagogicamente competente». 

«Il punto più complesso – concludono – è raggiungere quanto scritto nella Convenzione dei Diritti del fanciullo, della quale ricorre quest’anno il 30° anniversario: mettere effettivamente al centro il bambino, e farlo subito, non appena sorge qualche dubbio sulla famiglia. Non siamo la magistratura penale ma operatori del settore sociale e, per questo, desideriamo sanare con umiltà quanto si può del passato, ammettendo eventuali disattenzioni o errori, e ripartire per il benessere del bambino, per il diritto del bambino ad essere amato dalla sua famiglia e rispettato nel suo ambiente di vita».

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