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Il complottismo e le frasi omofobe e razziste del cultural manager. Lite con Calenda e lapidazione su Twitter

Sparisce un suo tweet aggressivo, l’esponente Pd accetta ironicamente il guanto di sfida e propone il luogo del duello. Poi passa agli insulti. Gli utenti si scagliano contro Gregorini

Editoriale di Monica Di Carlo

Tutta comincia in una canicolare domenica di inizio estate, domenica avvelenata dalle polemiche su migranti tra le “squadre” di capitana Carol e capitano Salvini. Una giornata festiva, tanto tempo a disposizione degli illuminati tuttologi utenti dei social, reduci da recente e defatigante impegno in qualità di ingegneri strutturisti del Genio Pontieri ed esperti di inquinamento ambientale, per cambiare pelle come i serpenti e improvvisarsi guru del diritto marittimo internazionale e della geopolitica. Esterno giorno, bacheca dell’esponente nazionale PD Carlo Calenda, che fa riferimento a un editoriale di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera e in cui il giornalista e scrittore ne ha per l’asino e per chi lo mena, assestando colpi a capitane e capitani e fan annessi per richiamare alla emergenza reale di un dramma che è sempre più tragedia al netto delle partigianerie. L’incontinenza espressiva forzata da allerta meteosanitario (tutti all’ombra senza un accidenti da fare se non l’insopprimibile desiderio di far conoscere al mondo la propria “autorevole” opinione) travolge tutti coloro che, finito di cercare “un po’ d’Africa in giardino tra l’olendro e il baobab” hanno ancora molto tempo a disposizione. Anche il “cultural manager” del Comune di Genova, Maurizio Gregorini, che sottovaluta sia l’antico adagio “Un bel tacer non fu mai scritto” sia una verità a lui certamente scomoda: non ovunque ci sono persone disposte a prendere sul serio e senza fiatare dichiarazioni di “spessore politico” del tutto simile a quello degli sfottò di un bimbo dell’asilo (seconda elementare al massimo) e assurgerle a Vangelo al solo risuonare del pomposo incarico. Perché, diciamocelo, esistono i prevenuti, quelli che ragionano sui fatti e non sui galloni attribuiti non dalla carriera ma dalla politica, quelli che stentano a considerare come oro colato ai fini di una seria discussione ciò che dice uno che ha ottenuto la profumatamente pagata consulenza da cultural manager di una città metropolitana esponendo semplicemente un curriculum (no, non un curriculum europeo, più un foglio di carta, diciamo. L’“io speriamo che me la cavo” dei curricula) in cui si accenna a un diploma al classico (non si rende noto in quale scuola, non si sa con quale votazione”) e dal quale si evince chiaro e tondo che non sussistono pregresse condizioni lavorative specifiche nel campo del management culturale. Potrà di più, si dirà, lo spessore della posizione espressa dal Nostro. E no. Il commento del “Tecnobarbaro” (nick – sic – del prestigioso esponente della Cultura genovese nominato da Marco Bucci guida tecnica tematica di Tursi) recita: <(gne gne gne, n. d. r.) Peccato siate il 20% solamente>. Soggetto: il Pd. Lo “gne gne gne” che restituisce tutto il sapore dei pomeriggi di doposcuola degli anni ‘70, lo abbiamo aggiunto noi, ci scuserete, ma l’inconscio malignetto e dispettoso ce lo ha cavato a viva forza dal subconscio, lo ha spinto oltre la porta della censura e ce lo ha gettato a calcioni nelle orecchie, tanto che a leggere la risposta al tweet sembrava davvero di sentirne l’eco assieme a grida di monelli sguaiati e disperati appelli all’ordine della maestra in cappa nera d’antan. 

No, dal cultural manager nessun accenno cultural-credibile a una situazione che da qualsiasi parte la si guardi è uno dei temi caldi dell’Europa e del mondo intero. Nemmeno un commento di parte, ma almeno di spessore politico. E nemmeno alcuna incontrovertibile testimonianza di comprensione del testo, che, come si è detto, supera gli schieramenti e va diritto e senza divagazioni partitiche al problema. Nemmeno “La banalità del male”, solo “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di una dichiarazione con la sola attenuante di essere stata resa in condizioni meteo da colpo di calore sancite dal ministero della Salute. Una roba che ad essere d’inverno sarebbe da bar sport e invece, vista la calura, potremmo vedere splendidamente collocata in una affollata spiaggia riminese, tra un Calippo, una partita a beach volley e un’occhiata a una bagnante tedesca, che in Liguria mica si dà confidenza al vicino di ombrellone anche solo per uno stringato saluto, figuriamoci per la eviscerare temi politici: maniman! Allora, nei social, da info del profilo da cultural manager a tweet da bagnino romagnolo (con tutto il dovuto rispetto alla fondamentale figura dei bagnini), è un attimo se non si sta attenti a quel che si scrive e all’incarico che si ricopre. E infatti arriva la – a tratti feroce e spesso sarcastica – reprimenda della rete che traccia talora i contorni della profonda disistima di chi scrive nei confronti del cultural manager, altre volte fa riferimento alle maggioranze obbligate del Ventennio, infine struttura con poche ma efficaci parole il quadro di un reale problema matematico-social-politico: il 34% della Lega come il 20% del Pd sono più che dimezzati se confrontati al totale dagli aventi diritto al voto. L’astensione, partito di maggioranza assoluta nell’Italietta rabbiosa e superficiale dei social, è un altro problema gigantesco davanti al quale tutti noi, che si stia a destra o a sinistra, mettiamo la testa sotto la sabbia, che sia del deserto libico o della spiaggia di Riccione. La situazione è grave, ma non è seria. “Gne, gne, gen, mille volte più di me. Tiè!”. Segue regolamentare gesto dell’ombrello. Fa caldo e il circo continua. Non è finta qui.

Una rassegna delle risposte a Gregorini, ma sul tweet ce ne sono molte altre


In realtà un post di Gregorini, di alto peso specifico partitico, molto pesante, lo abbiamo trovato, anzi, lo ha trovato il conigliere comunale Pd Alessandro Terrile. Non esprimiamo giudizi e li lasciamo ai lettori più appassionati del genere “complotto pluto-massonico-giudaico”, ottima lettura da ombrellone, se il “giallone” da spiaggia non fosse stato vergato da uno che viene pagato per fare il cultural manager di tutti anche se con risultati per ora non pervenuti (ma c’è chi, non soltanto a sinistra, sostiene che sia meglio così).

<Gregorini si vergogni e si dimetta. Poca importa se si riferisca alle forze di sinistra, alle demoplutocrazie, alle lobby giudaico massoniche, ce n’è abbastanza perché un civil servant tragga le conseguenze dell’incompatibilità del suo pensiero con il ruolo pubblico che ricopre – commenta Terrile -. Poco importa che dopo qualche minuto abbia cancellato il post discriminatorio e zeppo di insulti beceri. Gregorini si dimetta, prima che l’assessore Barbara Grosso o il sindaco Bucci lo caccino da Cultural Manager della sesta città d’Italia>.

Commenta anche l’ex assessore alla Cultura e al Marketing Elisa Serafini, ironizzando culla causa (vinta) contro Giuliana Livigni, condannata per aver diffuso su un gruppo Google, e poi averlo ripetuto verbalmente davanti a diversi testimoni, l’assurda diceria: <Su Youtube gira un video in cui si vede la Serafini iniettare a dei bambini un siero per farli diventare gay>.

Di commento ce n’era certamente un altro, che non doveva essere particolarmente friendly visto come Calenda ha risposto, a prima vista in modo troppo aggressivo. Non lo sapremo mai perché resta la risposta di Calenda, ma il messaggio di Gregorini è stato cancellato. Cosa ha spinto Calenda a raccogliere il guanto di sfida e a trascendere? Perché il messaggio di Gregorini è sparito? Dai commenti si evince che Gregorini avrebbe scritto a Calenda che <le offese si lavano coi duelli> e c’è chi gli ricorda che si dice <si lavano nel sangue> spiegando che un cultural manager dovrebbe almeno azzeccare una citazione così basilare.

Qui i commenti su Twitter
Qui i commenti al secondo post su Twitter

Pubblichiamo di seguito il curriculum di Gregorini, ottenuto dopo molte insistenze dall’opposizione perché a lungo non pubblicato sul sito del Comune. Abbiamo coperto solo il nome della moglie e delle figlie, che lui ha messo a curriculum, ma che come tutti sanno non dovrebbero comparire e se non ci pensa Gregorini ci pensiamo noi a tutelarne la privacy.

Lo stralcio del contratto con i compenso di Gregorini
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One thought on “Il complottismo e le frasi omofobe e razziste del cultural manager. Lite con Calenda e lapidazione su Twitter”

  1. Non si può essere d’accordo su tutta a line senza essere degli asini …… però il , penso primo, tweet mi trova d’accordo .

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