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Sulla tessera elettorale il nome del marito. Pubblicità regresso gradita ai falchi dell’estremismo cattolico

ᴇᴅɪᴛᴏʀɪᴀʟᴇ*

Sulle nuove tessere elettorali delle donne è riportato il cognome del marito cosa che, pur essendo concessa dalla legge (ma solo se la donna lo gradisce), non avviene più da molto tempo. Ovviamente non succede che sulla scheda degli uomini sia riportato il cognome della moglie. Il cognome “da sposata” (come si diceva una volta) appare anche sulle schede delle donne separate, anche da molto tempo, ma non divorziate.
È una piccola cosa, ma segna con precisione quanto la politica al potere, quella che sgrana il rosario e però contesta il papa, la stessa che mette in discussione i diritti dei gay, faccia l’occhiolino, in uno stato laico (come sancito dagli articoli 7 e 9 della Costituzione), anche in funzione anti immigrazione, al fondamentalismo religioso cattolico antiabortista e anti divorzista.
Questa è la scheda di Iole Murrini, ex presidente del Municipio Valpolcevera, che ci ha concesso di pubblicarla.

Le prime ad accorgersi della novità sono state le elettrici italiane nel resto d’Europa, che la nuova scheda l’hanno ricevuta per prime. Oggi se ne sono accorte in molte rinnovando la vecchia scheda terminata o persa.

Alle mail in cui molte donne residenti all’estero hanno chiesto spiegazioni alle ambasciate la risposta è stata questa: «Buongiorno, nessun cambio di nome è stato effettuato e lei resta col suo nome, è solo che per queste elezioni il ministero degli Interni ha stampato anche il nome dei coniugi sui certificati elettorali». Dal ministero degli Interni non è arrivato alcun chiarimento ufficiale, ma informalmente la Farnesina ha fatto sapere che <in merito all’inserimento del cognome del marito accanto a quello dell’elettrice coniugata esso è stato disposto al solo fine di facilitare il più possibile il recapito dei certificati elettorali da parte dei postini stranieri nei Paesi Ue>. Morale: solo le donne sono difficili da trovare (come si è detto sui certificati dei mariti non compare alcuna aggiunta col cognome della moglie) e solo all’estero. Peccato che anche i certificati emessi alle donne sposate o separate che abitano in Italia riportino il cognome del marito.
Insomma, è del tutto evidente che l’iniziativa si un maldestro richiamo alla famiglia tradizionale, quella famiglia tradizionale il cui registro, che esclude anche i vedovi, ad esempio) a Genova è fonti di roventi polemiche e ricorsi e che si è celebrato con un “Pranzo delle famiglie” (in antitesi alla #coloratacena organizzata dalla comunità LGBT e sempre frequentata da centinaia di persone non necessariamente gay) rivelatosi un tonfo colossale (si parla di una trentina di partecipanti), tanto che non se n’è praticamente trovata taccia sulle bacheche delle anime ipercattoliche del centrodesta e sulla comunicazione ufficiale del Comune, solitamente così attenta a sottolineare il successo di pubblico delle proprie iniziative.

L’articolo 2 del Decreto del Presidente della Repubblica (8 settembre 2000 nº 299) sulle modalità di rilascio, aggiornamento e rinnovo della tessera elettorale personale a carattere permanente, emesso a norma dell’articolo 13 della legge del 30 aprile 1999, nº 120, dice che <per le donne coniugate il cognome può essere seguito da quello del marito>. “Può”, non “deve”: è una scelta della donna. Fatto sta che la dicitura era scomparsa da tempo proprio in ossequio alla parità di genere, nonostante che le donne continuino ad essere meno pagate degli uomini a parità di profilo, vengano ancora licenziate se rimangono incinte, non abbiano parità di trattamento per l’accesso al lavoro, siano, nonostante tutto il cammino fatto, costantemente discriminate, si facciano spesso (anche se meno che in passato) da sole carico sia dei figli sia dei genitori anziani e malati. Anche nella politica le donne sono di meno e le quote rosa non garantiscono affatto una parità di accesso ai ruoli di potere.

La reintroduzione della “targa di proprietà” sulle schede elettorali delle donne e solo su quella delle donne, decisa dal ministero dell’Interno, è comunque un balzo indietro di almeno trent’anni, è un brutto segnale, che dovrebbe consigliare alle stesse donne di serrare i ranghi contro l’oscurantismo di quella parte che ritiene gli assorbenti non un bene primario (quindi con l’Iva al 22%) mentre lo è il tartufo (Iva al 5%).

Sull’identificazione delle donne sposate o separate esiste una chiarissima sentenza del Consiglio di Stato, risalente al 1997, che stabilisce come valga <esclusivamente il cognome da nubile>.

I crociati che teorizzano il ritorno all’organizzazione sociale del primo mezzo secolo scorso hanno piazzato un’altra pietra miliare nella loro marcia retriva e reazionaria. Sta alle donne, adesso, valutare se la gradiscano o no. E agire di conseguenza.

ᴍᴏɴɪᴄᴀ ᴅɪ ᴄᴀʀʟᴏ

L’articolo 13 della legge del 30 aprile 1999, nº 120 non parla in alcun modo del nome del marito

(Istituzione della tessera elettorale)

1. Con uno o più regolamenti, da emanare, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è istituita la tessera elettorale, a carattere permanente, destinata a svolgere, per tutte le consultazioni, la stessa funzione del certificato elettorale, conformemente ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) ad ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali è rilasciata, a cura del comune, una tessera elettorale personale, contrassegnata da una serie e da un numero;

b) la tessera elettorale contiene i dati anagrafici del titolare, il luogo di residenza, nonchè il numero e la sede della sezione alla quale l’elettore è assegnato;

c) eventuali variazioni dei dati di cui alla lettera b) sono tempestivamente riportate nella tessera a cura dei competenti uffici comunali;

d) la tessera è idonea a certificare l’avvenuta partecipazione al voto nelle singole consultazioni elettorali;

e) le modalità di rilascio e di eventuale rinnovo della tessera sono definite in modo da garantire la consegna della stessa al solo titolare e il rispetto dei princìpi generali in materia di tutela della riservatezza personale.

2. Con i regolamenti di cui al comma 1 possono essere apportate le conseguenti modifiche, integrazioni e abrogazioni alla legislazione relativa alla disciplina dei vari tipi di consultazioni elettorali e referendarie. I medesimi regolamenti possono inoltre disciplinare l’adozione, anche in via sperimentale, della tessera elettorale su supporto informatico, utilizzando anche la carta di identità prevista dall’articolo 2, comma 10, della legge 15 maggio 1997, n. 127, come modificato dall’articolo 2, comma 4, della legge 16 giugno 1998, n. 191.


*L’ᴇᴅɪᴛᴏʀɪᴀʟᴇ: è l’articolo di apertura (nei giornali cartacei) di una pubblicazione periodica in cui il direttore o un giornalista molto esperto tratta un problema o un fatto di rilevante attualità. Non è un articolo di pura informazione ma l’opinione di chi lo firma

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2 thoughts on “Sulla tessera elettorale il nome del marito. Pubblicità regresso gradita ai falchi dell’estremismo cattolico

  1. Le donne non riscuotono meno a parità di profilo visto che nei contratti. In esiste il genere. Se riscuotono meno casomai è perché non hanno la capacità di contrattare il loro stipendio in base alle loro capacità . Imparino .
    Seconda cosa: se vengono licenziate xche in attesa che facciano vertenze sindacali. Se non lo fanno è di nuovo colpa loro.

  2. La prossima tessera elettorale, se sarà inserito il cognome di mio marito, non andrò assolutamente più a votare

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