Cani al seggio? Decide il presidente. Polemiche sui social per casi genovesi
Cani al seggio: sì, no, forse. O, meglio, decide il presidente di seggio in autonomia. Così c’è chi fa entrare il molosso e chi rifiuta il chiwawa tenuto in borsetta, chi teme di trovarsi in mezzo a una rissa tra cani di grossa taglia e chi non ha voglia di sopportare le moine di scrutatori e altri votanti al cagnetto piccolo e grazioso, chi invoca esigenze di igiene e chi libertà di portare ovunque il proprio animale.
Anche a Genova infuria la polemica per le disparità consentita dalla legge che non si esprime in merito pur vietando, invece, di entrare in cabina elettorale coi figli minori. Il padrone dell’animale cosa deve fare? Presentarsi per poi sentirsi dire che non si entra e, nel caso, legare fuori Fido, col rischio che scappi, che lo rubino o, più concretamente, che abbai per tutto il tempo necessario perché il suo padrone esprima il voto?
Così sui gruppi genovesi di quartiere di Facebook si stanno scontrando i sostenitori del voto con animale al seguito contro quelli che non lo vorrebbero. E se uno invece del cane o del gatto volesse portarsi l’iguana o il serpente? A decidere è sempre e solo il presidente a cui il Comune di riferimento non può imporre niente.


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