Da domani i penalisti scioperano contro “l’ennesima riforma penale populista e giustizialista”

Da domani, 8 maggio, e per tre giorni, i penalisti sciopereranno anche a Genova contro la <corsa sfrenata alla introduzione nel nostro sistema penale di norme tutte ispirate ai più corrivi e violenti sentimenti che coinvolgono una pubblica opinione sempre più impaurita ed incattivita dalla quotidiana semina di un allarme sociale del tutto smentito dai dati statistici, si alimenta cinicamente di ogni possibile occasione di cronaca, non riuscendo ad immaginare nessuna altra risposta che l’inasprimento ossessivo delle pene, fino alla idea barbarica della castrazione chimica, e la ricerca costante e forsennata di nemici sociali da combattere ed annientare>.

L’Unione della Camere Penali Italiane, fondata nel 1982, è una associazione di penalisti cui aderiscono 131 Camere Penali territoriali. Ad esse sono iscritti più di 8000 avvocati penalisti.
Il presidente dell’Unione e la giunta, composta da 12 membri, costituiscono l’organo di governo dell’Unione e vengono eletti ogni due anni da parte del Congresso al quale partecipano i delegati designati da ciascuna Camera Penale, in numero proporzionale rispetto ai propri iscritti.
II consiglio delle Camere Penali è formato dai presidenti di ciascuna Camera Penale aderente all’Unione e ha, fra le altre, funzioni di raccordo fra la Giunta e le Camere Penali territoriali.
L’Unione promuove la conoscenza, la diffusione, la concreta realizzazione e la tutela dei valori fondamentali del diritto penale e del giusto ed equo processo penale, elaborando studi ed organizzando iniziative culturali e politiche volte a migliorare il sistema penale e processuale penale. Opera inoltre al fine di garantire la corretta applicazione delle norme di legge e per sostenere le riforme dell’ordinamento giudiziario coerenti con i valori di indipendenza, autonomia e terzietà del giudice. Tutela inoltre, anche attraverso l’elaborazione di proposte di riforma legislativa, il prestigio ed il rispetto della funzione del difensore, affinché i diritti e le prerogative dell’avvocatura ed il diritto di difesa siano garantiti conformemente alle norme costituzionali e internazionali.

Sotto: l’intero comunicato.

GIUNTA DELL’UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE

Delibera del 5 aprile 2019 Il Parlamento ha appena approvato l’ennesima riforma penale di matrice populista e giustizialista, che esclude la praticabilità del rito abbreviato per “i reati puniti con la pena dell’ergastolo”.
La nuova legge è stata varata nonostante si fossero espressi in termini radicalmente negativi – come già era accaduto per la riforma della prescrizione – non solo i Penalisti Italiani, ma altresì l’Associazione Nazionale Magistrati ed il Consiglio Superiore della Magistratura, per non dire di tutti gli accademici auditi nel corso dell’iter parlamentare.
L’UCPI ha senza esitazione denunciato che una simile riforma, ispirata ad una vera e propria idolatria della pena detentiva perpetua e ad un sempre più manifesto disprezzo del principio della finalità rieducativa della pena sancita dall’art. 27 della Costituzione, appare per di più del tutto irragionevole ed ingiustificata anche rispetto agli obiettivi che dichiara di voler perseguire, posto che già con la normativa fino ad oggi vigente è consentito al giudice, nei casi più gravi, di applicare la pena dell’ergastolo anche all’esito di giudizio abbreviato, che in tali ipotesi incide solo escludendo l’isolamento diurno nella espiazione della prima parte di quella pena perpetua.
D’altro canto, appare gravissimo se non addirittura ripugnante diffondere e rafforzare l’idea nella pubblica opinione che una pena di 30 anni di reclusione possa definirsi una pena “insufficiente” a sanzionare un pur grave crimine.
L’adozione della nuova disciplina avrà, secondo l’unanime parere di magistrati ed avvocati, un impatto devastante sulla durata di quei processi, e sulla concreta operatività delle Corti di Assise che ora saranno, per una esigenza propagandistica tanto odiosa quanto inutile per come si è già detto, letteralmente paralizzate da un carico insostenibile di processi per loro natura connotati da particolare complessità.
Anche per tale ragione, l’adozione di limitazioni per l’accesso al giudizio abbreviato appare anche in eclatante contrasto con il preannunciato intervento riformatore, di iniziativa governativa, finalizzato ad ottenere una riduzione della durata irragionevole dei processi penali nel nostro Paese. Proprio nuove misure sul rito abbreviato destinate ad incrementarne la operatività, sono tra i punti di condivisione al Tavolo ad hoc convocato dal Ministro che, a quanto dichiarato, starebbe invece per approntare un testo di legge delega coerente con gli approdi raggiunti nel confronto con avvocatura e magistratura. È di qualche giorno fa anche l’approvazione della nuova disciplina della legittima difesa, pure essa connotata da finalità esclusivamente propagandistiche, considerata la diffusa valutazione -ancora una volta condivisa da magistrati ed avvocati – circa la modestissima idoneità della nuova formulazione degli artt. 52 e 55 c.p. a poter condizionare concretamente la comunque inevitabile discrezionalità valutativa da parte del giudice di circostanze del fatto del tutto prive di oggettività, quali ad esempio “il grave turbamento psichico” di chi subisca un furto in appartamento o nel proprio domicilio; tuttavia tale riforma è foriera di gravi, potenziali attentati alla sicurezza sociale, da un lato perché finisce per armare ancor di più, in via preventiva, la violenza dell’aggressore, e dall’altro perché diffonde la convinzione che la vittima di una aggressione domiciliare, anche solo intrusiva, sia assistito da una sorta di totale impunità nella propria reazione, ciò che ovviamente non è e non potrà mai essere.
La nuova consapevolezza sociale della drammaticità della violenza di genere si sta traducendo, nell’iniziativa dell’attuale maggioranza politica, in misure di dubbio impatto investigativo, e comunque destinate, ancora una volta, a mortificare le garanzie difensive e l’essenza stessa del processo accusatorio. Questa corsa sfrenata alla introduzione nel nostro sistema penale di norme tutte ispirate ai più corrivi e violenti sentimenti che coinvolgono una pubblica opinione sempre più impaurita ed incattivita dalla quotidiana semina di un allarme sociale del tutto smentito dai dati statistici diffusi dallo stesso Ministero di Giustizia, si alimenta cinicamente di ogni possibile occasione di cronaca, non riuscendo ad immaginare nessuna altra risposta che l’inasprimento ossessivo delle pene, fino alla idea barbarica della castrazione chimica, e la ricerca costante e forsennata di nemici sociali da combattere ed annientare.
Intanto cominciano ad essere percepiti i concreti effetti della legislazione populista. La legge c.d. “spazzacorrotti”, altro fiore all’occhiello di questa nuova politica di marca giustizialista e populista, con il suo corollario di inutili inasprimenti di pena, sta già producendo, come ampiamente prevedibile, eclatanti difformità applicative quanto alla fase esecutiva della pena.
La irresponsabile mancata previsione di una invece doverosa normativa intertemporale ha determinato la conseguenza, di per sé inaccettabile, dell’applicazione del regime carcerario anche per reati per i quali la normativa vigente all’epoca dei fatti consentiva, sin dall’inizio dell’esecuzione, la concessione di misure alternative alla detenzione.
Il c.d. “decreto sicurezza”, come del resto ampiamente previsto, ha portato all’aumento del numero delle persone costrette a vivere in condizione irregolare a causa delle limitazioni della procedura di protezione umanitaria. Ancor più drammatiche sono divenute le condizioni nei centri di permanenza, ove si dà luogo al trattenimento delle persone per l’accertamento dell’identità e per le procedure di rimpatrio. Le modalità per le procedure di sgombero si stanno rivelando strumento di acutizzazione di contraddizioni sociali.
La condizione del carcere, anche per la sciagurata decisione di non dare corso alla riforma dell’ordinamento penitenziario, ha raggiunto allarmanti livelli di drammaticità. Sovraffollamento e minor accesso alle misure alternative mortificano quotidianamente i più elementari diritti delle persone detenute e rendono sempre meno realizzabili percorsi di reinserimento e risocializzazione.
Appare sempre più indispensabile diffondere nella pubblica opinione le corrette informazioni, legate ai dati statistici incontrovertibili, circa il reale impatto e le concrete conseguenze di questa politica della giustizia penale. Da mesi i penalisti italiani sono impegnati nella attività di denuncia in ogni sede della deriva populista in atto, segnalando incongruenze, inadeguatezze e profili di illegittimità costituzionale che caratterizzano ogni singola legge. Incessante è stato l’impegno perché nel Parlamento si aprisse la discussione ora in corso, sulla proposta di legge di iniziativa popolare, promossa da UCPI, volta a realizzare l’effettiva terzietà del Giudice, necessario presidio per la compiuta realizzazione del processo di tipo accusatorio.
L’Unione ha promosso una mobilitazione che ha coinvolto l’intera comunità dei giuristi sul tema della prescrizione, la cui sostanziale abolizione dopo la sentenza di primo grado è vulnus intollerabile nel nostro sistema penale al quale dovrà porsi rimedio prima che gli effetti di quella improvvida legge possa definitivamente travolgere senso di giustizia e ragionevolezza dei tempi processuali.
La mobilitazione proseguirà con la presentazione e l’approfondimento, per iniziativa di UCPI, dei temi del Manifesto del diritto penale liberale e del giusto processo. L’iniziativa, destinata a coinvolgere tutti gli operatori e l’Università è volta a rappresentare, sul piano culturale, la risposta del pensiero democratico liberale al populismo e al giustizialismo.
È convincimento dei penalisti italiani che non sia più procrastinabile la esigenza di dare nel paese un forte segnale di allarme per questa sconsiderata, ossessiva gara alla promulgazione di norme sempre più eclatantemente connotate da una idea iperbolica e simbolica del più cupo e cinico populismo giustizialista.
Ciò premesso e considerato, l’UCPI
PROCLAMA
secondo le vigenti regole di autoregolamentazione, nel rispetto delle recenti pronunce della Corte Costituzionale, e dunque, in attesa di una più certa e consolidata loro interpretazione, con esclusione dei processi con imputati detenuti in custodia cautelare, l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per i giorni 8, 9 e 10 maggio 2019 convocando per il giorno 8 maggio una conferenza stampa in Roma per illustrare le ragioni dell’iniziativa e le specifiche critiche alle leggi esaminate;
INVITA
le camere penali territoriali ad organizzare nella giornata del 9 maggio iniziative locali di approfondimento delle ragioni dell’astensione; SOLLECITA
la partecipazione di tutti gli avvocati, magistrati, cittadini e studiosi alle giornate di presentazione del Manifesto del diritto penale liberale e del giusto processo del 10 e 11 maggio in Milano;
DISPONE
la trasmissione della presente delibera al Presidente della Repubblica, ai Presidenti della Camera e del Senato, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, ai Capi degli Uffici giudiziari.

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