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Il naufragio della nave italiana “Grande America” ora mette a rischio le ostriche francesi

L’affondamento, il 12 marzo scorso, della nave italiana “Grande America” Grimaldi e 330 km al largo di La Rochelle rischia ora di pregiudicare gli allevamenti di ostriche e cozze, ma anche le saline dell’Aquitania (distretti di Charente Maritime e Gironda), sulla costa atlantica della Francia, a causa delle chiazze di petrolio fuoriuscito dai serbatoi: una chiazza di 5 chilometri quadrati che si sta avvicinando. La preoccupazione non è tanto per gli arenili, dove il petrolio, anche se a fatica, può essere raccolto, per quanto sia difficile e costoso, ma se l’onda nera inquinerà le colture di bivalvi il danno potrebbe essere irreversibile e avere un impatto fortissimo sull’economia locale. Se al momento è impossibile valutare le ripercussioni, l’impatto sull’attività dei professionisti del mare potrebbe essere davvero drammatico, soprattutto in termini di immagine. Parte delle ostriche coltivate in mare sono state spostate in vasche per salvare almeno una quota del raccolto, ma in quelle condizioni si stressano in fretta e rischiano di morire.

Quando e dove arriverà la marea nera? Difficile rispondere perché dipende dalle condizioni meteorologiche e da quelle del vento (ora forte) e del mare (in questi giorni agitato) agitato, ma anche dalle potenti correnti del Golfo di Biscaglia. Tutto questo crea difficoltà anche alla flotta ecologica incaricata delle operazioni anti-inquinamento che da venerdì 15 marzo sta operando per la prevenzione. Oltre al petrolio per la propulsione, la “Grande America” trasportava 45 contenitori (dei quali diversi andati a fuoco nell’incendio della nave) pieni di materiali pericolosi, tra cui acido cloridrico e acido solforico.


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