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Manifesto “Sì Gronda” di Confindustria condiviso dalla Cciaa. Ecco il testo

La Camera di Commercio di Genova ha condiviso il Manifesto, elaborato da Confindustria Genova, che ripropone e attualizza le ragioni del Sì alla Gronda alla luce del drammatico crollo del Ponte Morandi, invitando alla sottoscrizione i soggetti che hanno aderito, nell’ottobre scorso, all’appello per la riscrittura del Decreto Genova.
La firma del manifesto “Perché sì alla Gronda” è avvenuto stamane nella Sala dorata della sede camerale di via Garibaldi 4. Erano presenti il presidente della Camera di Commercio Luigi Attanasio, il presidente di Confindustria Genova Giovanni Mondini e i rappresentanti delle associazioni e dei soggetti firmatari. Tra questi, anche Paolo Odone, per 20 anni presidente della Cciaa, presidente dell’Aeroporto e di Ascom.

30 firme e altre in arrivo. Il manifesto sarà inviato al Ministro Toninelli

Sono 30 le associazioni genovesi e liguri che hanno firmato stamattina, su invito della Camera di Commercio, il manifesto proposto da Confindustria Genova che rielabora e attualizza le ragioni del Sì alla Gronda di Genova. Altre hanno già annunciato la propria adesione e verranno a firmarlo in via Garibaldi nei prossimi giorni, in tempo per l’invio ufficiale al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli.
Il Manifesto è stato presentato oggi, in una gremitissima sala dorata, dal presidente della Camera di Commercio Luigi Attanasio, dal Presidente di Confindustria Genova Giovanni Mondini e dall’ex presidente camerale Paolo Odone, oggi in veste di presidente Ascom, che esattamente 10 anni fa aveva lanciato una massiccia campagna di comunicazione a favore della Gronda in occasione del dibattito pubblico di allora.
In sala erano presenti una quarantina di rappresentanti delle associazioni di categoria, sindacati e professioni che nell’ottobre scorso avevano aderito alla mobilitazione per la riscrittura del Decreto Genova, oggi diventato legge. Tutti gli interventi hanno sottolineato che l’opera è cantierabile, non prevede oneri aggiuntivi per i cittadini ed è già in ritardo.

Il manifesto è stato firmato da: Camera di Commercio di Genova, Confindustria Genova, Ance Genova, Ascom-Confcommercio Genova, Ascom-Confcommercio Liguria, Assagenti Genova, Fita-Cna Genova, Cna Genova, Cna Liguria, Spediporto, Coldiretti Genova, Confartigianato Genova, Confesercenti Genova, Confesercenti Liguria, Ordine dei consulenti del lavoro, Ordine degli Avvocati, Alleanza delle cooperative Liguria, CISL Genova, CISL Liguria, Collegio dei Periti, Confservizi, Ordine dei commercialisti, Uil Liguria, Collegio Geometri, Assoutenti Liguria, Trasporto Unito Fiap, Confitarma, CULMV Paride Batini, Compagnia delle Opere Liguria, Manageritalia Liguria.

 

PERCHÉ SÌ ALLA GRONDA

Il crollo del ponte Morandi ha ulteriormente e drammaticamente dimostrato come il nodo metropolitano di Genova abbia bisogno di un’infrastruttura autostradale capace, efficiente e sicura rispetto alle esigenze di mobilità attuali e future.
Le stime relative ai danni indiretti e alle ricadute economiche negative conseguenti al venir meno del viadotto sono nell’ordine di grandezza delle diverse centinaia di milioni di euro, a carico di imprese e cittadini italiani, non soltanto genovesi.
L’obiettivo di ripristinare, nel più breve tempo possibile, il collegamento autostradale tra i caselli di Genova Ovest e Genova Aeroporto, non può essere disgiunto dal perseguire, con identica determinazione, l’ulteriore obiettivo di avviare con la massima rapidità l’apertura dei cantieri della Gronda.
Progettata e costruita tra gli anni ‘30 e gli anni ‘70 del secolo scorso, l’attuale rete autostradale genovese non ha più avuto adeguamenti strutturali e da molto tempo è infatti stata giudicata inadeguata, in particolare per quanto riguarda le tratte di attraversamento del Ponente cittadino e della Val Polcevera.
Da qui, dopo il progetto della Bretella Voltri-Rivarolo degli anni ’80, colpevolmente abbandonato, il nuovo progetto della Gronda, il cui primo studio di fattibilità è stato avviato nel 2002, sottoposto a Dibattito Pubblico con i cittadini delle zone interessate al tracciato nel 2009, giudicato favorevolmente dalla Valutazione di Impatto Ambientale nel 2014, inserito nel Piano Urbanistico Comunale del Comune di Genova nel 2015 e definitivamente approvato dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture nel 2017. In particolare deve essere sottolineata l’importanza del Dibattito Pubblico, realizzato in collaborazione tra ASPI e Comune di Genova, che ha rappresentato un primo esperimento del genere in Italia, successivamente ripreso dalla normativa di settore, che ha avuto il merito di rafforzare i livelli di consenso sull’opera, consentendo di migliorare il progetto iniziale sulla base dei suggerimenti dei cittadini abitanti nelle zone in cui la Gronda verrà realizzata.
Allo stato attuale l’opera comporta un investimento di 4.3 miliardi di euro, a totale carico di ASPI, sulla base del vigente contratto di concessione. Consiste in 72 chilometri di nuovi tracciati autostradali (di cui 54 in galleria) e prevede la realizzazione di 13 nuovi viadotti e l’ampliamento di 11 viadotti esistenti, in grado di garantire un livello di servizio adeguato a flussi veicolari che già oggi superano i 60.000 transiti al giorno e che creano abitualmente situazioni di elevata congestione, a prescindere dall’emergenza del ponte Morandi.
Il progetto esecutivo è stato consegnato al MIT ed è già in possesso di tutte le autorizzazioni urbanistiche e ambientali, oltre che della dichiarazione di pubblica utilità preordinata agli espropri, che sono in corso e che riguardano 98 unità abitative e 30 unità produttive; le procedure di trasferimento sono in fase di ultimazione.
Tutte le aree di cantiere sono già state acquisite in occupazione temporanea per circa 270.000 mq complessivi e sono stati definiti per oltre il 60% gli accordi per la rimozione delle interferenze. Si tratta, quindi, di un’opera pronta ad avviare i cantieri non appena approvato il Progetto esecutivo da parte del MIT.
In definitiva, si tratta di non perdere un’occasione storica in cui, per la prima volta, l’Italia è riuscita a farsi autorizzare dall’Unione Europea il finanziamento di un’opera infrastrutturale di tale portata senza tariffe aggiuntive a carico dei cittadini e senza oneri per lo Stato, grazie all’allungamento di 4 anni della concessione di ASPI.
Non possiamo rischiare di perdere questa occasione.

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