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Il clochard morto bruciato stamane a Cornigliano si chiamava Nicolò Camoirano e aveva 59 anni

Si chiamava Nicolò Camoirano ed era uno dei tanti invisibili che nella nostra città vivono ai margini. Ai margini di tutto: del centro, delle vie dei negozi, persino dei quartieri periferici. Ai margini della società. Senza una vera casa, senza nessun’altra prospettiva favorevole che trovare qualcosa da mangiare e un posto dove ripararsi. A volte vittime della crisi che trascina alla povertà, altre volte incapaci di tenersi stretto un lavoro, sempre vittime di se stessi e del mondo che li circonda. È probabilmente il suo il corpo carbonizzato ritrovato dai vigili del fuoco nella baracca di cantiere che stanotte è andata a fuoco su una strada che sale verso la collina sotto la rampa per il casello di Genova Aeroporto, a Cornigliano. Qualcuno ha lanciato l’allarme. Sui gruppi Facebook di quartiere s’è diffusa la voce che a bruciare fosse l’azienda genovese che produce saponi dal 1982 e che si trova in via Eridania. La colonna di fumo di alzava da quella zona e nessuno ha pensato che potesse andare a fuoco qualcosa in una vicina area di cantiere, di proprietà di Autostrade, ma affittata a un’azienda, dove Nicolò aveva trovato rifugio e riparo dal freddo che stanotte si era fatto pungente. I vigili del fuoco, spento l’incendio, hanno trovato un corpo carbonizzato dopo aver rimosso le lamiere della baracca. Il  cadavere è irriconoscibile e si avrà la certezza dell’identità solo l’esame del Dna. È però molto probabile che il corpo sia quello del clochard cinquantanovenne, da dieci senza lavoro, senza sostentamento, giorno dopo giorno a tirare avanti una vita disperata. Altre volte aveva rischiato di morire bruciato per una sigaretta non spenta nel riparo di fortuna di turno. È forse proprio questa la causa della morte, oppure una stufetta mal funzionante. Stanno indagando i carabinieri.

La cronaca di questa mattina

Le immagini e il video dei vigili del fuoco

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