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Rapporto Pendolaria Legambiente, i treni liguri sono i peggiori del centronord

I più alto rincari d’italia a fronte di una diminuzione del servizio, ritardi, treni vecchi. La linea Genova-Savona-Ventimiglia è tra le peggiori d’Italia

L’aumento dei prezzi di gran lunga più alto d’Italia (+49,9) tra il 2010 e il 2018 a fronte di un robusto taglio ai servizi (-5,2 nello stesso periodo), due opere strategiche da attendere ancora: come il raddoppio della Genova-Ventimiglia e il potenziamento della Voltri e Brignole, nel primo caso finanziata con soli 226 milioni di euro a fronte del milione e 540 milla euro necessari, la seconda con 581,4 milioni a fronte dei 622,4 necessari.  Come ogni anno, all’entrata in vigore dell’orario invernale, Legambiente lancia la campagna Pendolaria presentando una prima analisi dei dati più rilevanti che riguardano la situazione del trasporto ferroviario regionale in Italia. Una delle tratte ferroviare liguri, la Genova-Savona–Ventimiglia, è tra le tratte peggiori d’Italia. È la nona. < Per chi frequenta i 147 km di questa linea ferroviaria continuano le criticità e proteste – dicono a Legambiente – Sulla puntualità dei treni piovono lamentele, ma i pendolari lamentano soprattutto convogli vecchi, con sedili rattoppati, bagni sporchi e maleodoranti specialmente in estate. Ed al contrario nei periodi più freddi i pendolari vedono il passaggio di “treni-frigorifero” con carrozze al ghiaccio perché il riscaldamento spesso risulta guasto. Il materiale rotabile non risulta assolutamente in grado di soddisfare le richieste dei pendolari e dei turisti>.
E, infatti, la vetustà dei treni liguri è la più alta del Centro e Nord Italia. Peggio solo Basilicata, Puglia, Campania e Sicilia. Nonostante i nuovi acquisti, ben il 65% dei treni liguri ha più di 15 anni. Il nostro materiale rotabile è più che maggiorenne: 18,6 anni la media. Il che vuole dire che tra i nostri 66 treni ce ne sono di molto più vecchi. L’età media, tra il 2015 e il 2018, è scesa di appena -0,9 anni, meno di uno.

Fonte: Legambiente

Sono quattro le questioni più rilevanti che Legambiente evidenzia: l’incredibile ritardo e assenza di investimenti in cui si trovano tante infrastrutture che renderebbero piu’ veloci e comodi i viaggi di milioni di persone che ogni giorno si spostano per ragioni di lavoro o di studio; i tagli avvenuti al servizio ferroviario regionale in questi anni. La ragione dei disagi che vivono i pendolari ogni giorno sta nel fatto che dal 2009 ad oggi, a fronte di una crescente domanda di trasporto su ferro, perché permette di lasciare l’auto, riducendo stress e spesa delle famiglie, il numero di treni in circolazione sulla rete regionale è diminuito. l’eta’ dei treni in circolazione, dove si vedono finalmente segnali positivi, ma anche un aumento delle differenze tra le Regioni. Quasi ovunque, rispetto allo scorso anno, nulla è cambiato per le linee peggiori per i pendolari, che sono oggi il triste emblema della scarsa qualità del servizio che accomuna diverse aree del Paese>.
Cosa bisognerebbe fare secondo l’associazione? <Per aumentare il numero di treni in circolazione servono risorse e nuove politiche da parte di Governo e Regioni a cui, ricordiamolo, è stato trasferito la responsabilità in materia di treni locali dal 2000. Si devono dunque individuare subito risorse nella Legge di Bilancio in discussione per rilanciare davvero una cura del ferro nel nostro Paese. In particolare servono due scelte non più rinviabili: aumentare i treni in circolazione e realizzare le opere indispensabili a rilanciare il trasporto ferroviario per i pendolari. Basta con le promesse e i rinvii degli interventi!>.

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