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Immigrazione clandestina, ecco come funzionava l’associazione a delinquere sgominata dalla polizia

Il prezzo da pagare per chi voleva raggiungere Londra variava dai seimila ai diecimila euro per la sola parte spettante agli italiani. Ventuno le misure di custodia cautelare

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Direttamente dall’Albania alla Gran Bretagna con documenti falsi “made in Rapallo”.  L’organizzazione era a carattere “familiare” Al vertice c’erano padre e figlio, genovesi, pregiudicati ai quali si aggiungeva un altro genovese, venticinquenne, che si occupava di “taroccare” i documenti e  addirittura di accompagnare i clandestini nel Regno Unito. I poliziotti del Commissariato di P.S. Rapallo, a partire dall’autunno del 2015, hanno riscontrato che diversi soggetti, prevalentemente tossicodipendenti, denunciavano a più riprese lo smarrimento o il deterioramento dei documenti di identità, richiedendone un nuovo rilascio all’Ufficio Anagrafe del Comune. Dall’attività investigativa, condotta dal Commissariato di Rapallo in raccordo con la Squadra Mobile e coordinata dalla Procura della Repubblica di Genova, è emerso che i nuovi documenti di identità erano destinati ad albanesi clandestini che volevano raggiungere, con identità fittizie, il Regno Unito. Punto di riferimento nel Tigullio per i clandestini era un pregiudicato genovese di 56 anni, con precedenti di Polizia. Costui, con la complicità di altri soggetti, riusciva a fornire ai clandestini sia una nuova identità che il supporto logistico necessario per conseguire il loro scopo. I clandestini venivano così dotati di una carta d’identità italiana alterata con la sostituzione della fotografia, di una tessera sanitaria europea, che gli dava diritto alle cure mediche sul suolo britannico, dei titoli di viaggio necessari e anche di eventuali accompagnatori. Questi ultimi avevano il compito di aggirare la cosiddetta intervista di frontiera fingendosi amici del clandestino e rispondendo alle domande che erano poste prima dell’imbarco in aereo. Il gruppo, inoltre, era in grado di reperire e falsificare anche documenti esteri quali visti inglesi e carte d’identità romene. I soggetti, prevalentemente tossicodipendenti, che cedevano i loro documenti di identità erano reclutati dal figlio 25enne del genovese, con precedenti per detenzione di stupefacente ai fini di spaccio, e venivano pagati con denaro o con dosi di stupefacente. Dell’alterazione della carta di identità si occupava un terzo genovese 25enne che, talvolta, provvedeva in prima persona a fare espatriare clandestini albanesi verso il Regno Unito. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno segnalato diversi soggetti in procinto di raggiungere clandestinamente il Regno Unito, consentendone l’arresto da parte di Uffici di Polizia del nord Italia e di Polizie estere. Questi arresti hanno indotto il sodalizio criminale a modificare le modalità di espatrio dei clandestini e a progettare di stabilirsi a Calais per traghettare con un’imbarcazione senza intermediari i clandestini, grazie alle competenze di uno degli arrestati. Con l’odierna operazione è stata data esecuzione a 21 misure cautelari disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari di Genova, a cui si aggiungono altre dieci persone arrestate nel tentativo di espatrio.

 

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