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Primarie secondarie

C’è un nuovo tema che scuote la politica in questi poche settimane che mancano  al giorno del giudizio universale ed è quello delle primarie. E cioè se la pratica sia  indispensabile, necessaria o addirittura irrilevante. E quindi se le primarie, ad onta del loro nome, siano diventate secondarie. Se ne dibatte da tempo nel Pd locale in vista delle prossime amministrative. soprattutto dopo che l’autocandidato, il filosofo pop Simone Regazzoni, approfittando di una crepa creata da una promessa del segretario provinciale Alessandro Terrile, vi si è catapultato dentro,
mani e piedi. E, al momento, cerca di tenere ostinatamente il punto.
Se ne inizia a parlare anche nel centrodestra, dove l’ipotesi di una deriva più vicina alla Lega e a Fratelli d’Italia, gode, dopo le elezioni americane, di maggiore suggestione. Eppero’ il braccio di ferro fra Stefano Parisi, più liberista, e il nostro governatore Giovanni Toti, ormai spostato è appiattito su Salvini e sulla Meloni, continua. Mentre il Cavaliere resta alla finestra in attesa di decidere le  prossime mosse solo a risultato del referendum acquisito.
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Intanto l’ex candidato del centrodestra a Milano sembrerebbe aver perso  consensi mentre Salvini e la Meloni, dando per scontata la vittoria per il 4 dicembre, e le elezioni anticipate, sollevano nuovamente il problema della  leadership del centro destra e del premier futuribile, mettendo all’angolo proprio Silvio Berlusconi. Berlusconi, infatti, è da sempre allergico alla pratica delle primarie, tanto da averne parlato qualche volta facendole comparire e  scomparire nel giro di qualche settimana.
Salvini e la Meloni, pero’ hanno rotto gli indugi mettendo in crisi la leadership del cavaliere. Tanto che sabato la Meloni dichiarava  “Ci sarò anche io alle primarie che porteranno finalmente il centrodestra rinnovato al voto di primavera. È la soluzione migliore, una sana competizione tra noi. Io sarò candidata, anche subito dopo Natale: siamo pronti. Berlusconi è uno dei leader del centrodestra e darà il suo contributo, ma stavolta l’investitura dovrà venire dal basso”. Insomma c’è aria di elezioni politiche, tanto che potrebbero addirittura coincidere con le prossime  amministrative in Liguria. È la stessa Meloni a tracciare il quadro degli ipotetici appuntamenti “Dopo la vittoria del no al referendum niente governissimi ed esecutivi di palazzo, poche settimane per la legge elettorale e poi dritti alle elezioni. Dopo il 4 dicembre chi nel centrodestra dirà sì a giochini di palazzo sarà fuori. Renzi resta in carica mentre fa gli scatoloni, per la legge elettorale bastano due settimane e in primavera al più tardi si vota. E se Mattarella dovesse rivelarsi un nuovo Napolitano e dovesse dare l’incarico al quarto governo non eletto, penso che gli italiani si farebbero sentire. Noi li inviteremmo a farlo”.

Così, passando dal piano nazionale a quello locale, anche nel centrodestra inizia ad affacciarsi la pratica delle primarie. Del resto le aveva suggerite qualche settimana fa commentando sulla pagina Facebook di Francesco Gastaldi, Andrea Cevasco , attento conoscitore del mondo del centrodestra genovese. Cevasco suggeriva le primarie per decidere fra i due attuali possibili candidati del centro destra Giancarlo Vinacci e Stefano Balleari. Solo che del primo, dopo una cena  genovese cheek to cheek, con Toti e l’amico Alberto Zangrillo, il medico di Berlusconi, non si è più saputo nulla. E si resterebbe in attesa di un eventuale endorsement da parte di Toti. il secondo, il vicepresidente del consiglio comunale Stefano Balleari è il candidato di Fratelli d’Italia e come tale continua a muoversi, perfetta spina nel fianco della giunta del sindaco Marco Doria. Venerdì arriva a Genova proprio la Meloni, come ospite d’onore per la campagna per il no.
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Al  teatro della Gioventù, alle 17,30 ci saranno il suo segretario regionale Matteo Rosso, l’omologo della Lega Edoardo Rixi, il coordinatore regionale di Forza Italia Sandro Biasotti – sostenitore proprio della candidatura Vinacci – e il governatore Giovanni Toti. Sarà l’occasione, probabilmente, per riparlare della candidatura. C’è  un però a gravare su una eventuale candidatura di Vinacci ed è la sua vicinanza a Stefano Parisi, anche se ultimamente le simpatie parrebbero essersi un po’  appannate. La Lega, del resto è fortemente critica nei confronti del candidato sconfitto a Milano, almeno a leggere le parole di Stefano Garassino, leader locale  del Carroccio presente a Firenze per la manifestazione anti-Renzi di Salvini “Orgoglioso di far parte attiva di quella roba di Firenze dove la Lega Nord ha dimostrato di avere il leader , di avere l’organizzazione di partito e sopratutto di avere i numeri eravamo circa 50 mila .. agli sfigati come Parisi che è riuscito a perdere Milano un bel vaffa….”. Insomma, non è detto che per non far torto a nessuno alla fine non si decida di ricorrere alla consultazione per decidere il  candidato sindaco del centro destra. O, al contrario, Toti, ormai sempre più frequentemente cinto nell’abbraccio di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni, non decida di offrire una possibilità a Balleari, che fra l’altro è da tempo presente sul territorio con la sua campagna Balleari Sindaco.
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È più probabile, però, da attento diplomatico, e per non scontentare nessuno, che Toti provi a rilanciare l’idea delle primarie. Stefano Balleari, comunque non si illude. Sulla sua bacheca posta l’interpretazione di Fiorella Mannoia, paladina del no, di uno dei brani del suo ultimo cd. Si intitola combattente, non a caso, e dice “Il tempo ha cucito qualche ferita e forse tolto anche i miei muscoli un po’ di elasticità ma  non sottovalutare la mia voglia di lottare perché è rimasta uguale non sottovalutare di me nientesono comunque sempre una combattente.  E’ una regola che vale in tutto l’universo chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso e anche se la paura fa tremare non ho mai smesso di lottare. Per tutto quello che è giusto per ogni cosa che ho desiderato per chi mi ha chiesto aiuto per chi mi ha veramente amato e anche se qualche volta ho sbagliato a qualcuno non mi ha ringraziato mai so che in fondo ritorna tutto quel che dai”. Una sorta di mantra per Balleari. Anche perché i venti di tempesta nella coalizione sono davvero molto forti. Parisi, proprio non ci sta a farsi scalzare “Ieri a Padova l’abbiamo detto con chiarezza: il centrodestra non può essere guidato da slogan ed estremismi. Il Paese ha bisogno di risposte serie e non  c’è molto tempo: o costruiamo presto un’alternativa credibile, o lasceremo l’Italia nel bipolarismo tra Grillo e Renzi”. Mal comune mezzo gaudio tanto che Enrico Rossi osserva “Parte malino la coalizione trumpista italiana ieri a  Firenze, con la piazza non stracolma, la giunta di Padova che cade, Parisi che prende le distanze da “quella roba lì” con cui voleva conquistare Milano.Insomma, Berlusconi aspetta l’esito del referendum per scegliere tra larghe intese e populismo di destra.Il PD unito combatta entrambe queste politiche”.
Sull’altro fronte, quello del centro sinistra ed in particolare del Pd, invece paradossalmente le quotazioni delle primarie scendono mano a mano che si avvicina il giorno del risultato del referendum. Paradossalmente, dicevo, perché in tempi non sospetti, come spiegavo poco sopra, il segretario provinciale AlessandroTerrile si era lasciato tentare da una promessa in tal senso. E se si intendesse rinunciare Terrile sarebbe obbligato a rimangiarsela, magari motivandola, dopo una eventuale sconfitta, con la giustificazione che non sia il caso di creare ulteriori frammentazioni. Ma per arrivare ad una simile strategia urge uncandidato unitario, in grado di raccogliere adesioni anche a sinistra, come era già accaduto con il marchese Marco Doria. Del resto proprio Doria gia’ qualche mese fa aveva sostenuto come fosse opportuno cancellare l’ipotesiMdelle primarie, sostenuto anche dai due ministri liguri Roberta Pinotti e Andrea Orlando. “Le riflessioni dei ministri Orlando e Pinotti di non fare le  primarie a Genova per tenere unito il centrosinistra è corretta, le primarie potrebbero essere uno strumento positivo, ma in molti casi si sono rivelate uno strumento di divisione e polemiche”. E da settembre si è continuato con questa situazione di stallo. E Simone Regazzoni cerca in ogni modo di riportare Terrile.
E le vecchi mummie o dinosauri, a seconda delle preferenze, alla proposta e situazione originaria “Pd genovese in affanno cerca disperatamente un candidato da blindare per evitare, una volta di più, il confronto con la città attraverso lo strumento democratico delle primarie. L’apparato del Pd genovese ha oggi paura del popolo. E così rischia di fare la fine del Pd americano”. A dirlo è Simone Regazzoni, candidato alle primarie di centrosinistra per le comunali genovesi del 2017″.“Nessun candidato – continua – si tratti di Lorenzo Cuocolo o di Luca Borzani, entrambi in campo, avrebbe possibilità di vincere se si presentasse come scelto dall’apparato del Pd locale in accordo con qualche associazione o gruppo industriale. E non basterà una raccolta di firme della società civile lanciata dopo il referendum per eludere il problema di un vero confronto popolare. Auspico che Lorenzo e Luca non si prestino a coprire i giochi del vecchio apparato del Pd locale e che, se vogliono candidarsi, accettino il confronto democratico delle primarie come ha fatto Sala a Milano. Oggi più che mai i candidati di apparato senza una vera investitura popolare, che solo le primarie possono dare, sono destinati a una meritata sconfitta. E dobbiamo dirlo ora, non dopo aver lasciato la città in mano ai Cinque Stelle o a alla destra di Toti e Salvini”.
E rincara la dose con tanto di nomi e cognomi “Auspico che Lorenzo Cuocolo e Luca Borzani non si prestino a coprire i giochi del vecchio apparato del Pd locale e che, se vogliono candidarsi, accettino il confronto democratico delle primarie come ha fatto Sala a Milano. Oggi più che mai i candidati di apparato senza una vera investitura popolare, che solo le primarie possono dare, sono destinati a una meritata sconfitta. E dobbiamo dirlo ora, non dopo aver lasciato la città in mano ai 5Stelle o a alla destra di Toti e Salvini”. Insomma il mondo capovolto. Con la coalizione di centrodestra  che sino a qualche tempo fa sembrava inattaccabile    dal virus delle primarie diventata improvvisamente possibilista e il Pd che cerca in ogni modo la circostanza favorevole per rigettarle. In una confusione crescente che il pop filosofo sanziona così “Il vero problema, a sinistra, è che siamo passati troppo in fretta da Marx all’“Amaca” di Michele Serra, dalle “Tesi di aprile” di Lenin a Gramellini. La cesura era necessaria. Ma è mancata una nuova elaborazione politico-culturale di quello che vogliamo essere. E ci siamo accontentati di un mix insopportabile di politicamente corretto, moralismo, elitarismo e propensione idiota all’indignazione per qualunque cosa urtasse la nostra sensibilità presunta-colta e da veri democratici. Abbiamo smesso, così, di essere popolari. Ci meritiamo Trump. E ci fa anche bene”. Per Regazzoni, infatti la questione delle primarie e’ veramente fondamentale. Intanto attende di essere messo definitivamente fuori gioco dall’individuazione del candidato unitario. Strategia che dovrebbe passare, come già richiesto da Luca Borzani a suo tempo, dal passo indietro di Doria ai tre re Magi plaudenti e con tanto di stella cometa con falce e martello sulla testa a chiedere il sacrificio sommo del redentore. E se così fosse Regazzoni ha già annunciato i prossimi passi “Il vecchio apparato dei Burlando, Tullo, Margini, Mazzarello, e i giovani che vivono nella loro ombra, faranno di tutto per fermarmi. Sanno che è in gioco il loro potere e si stanno organizzando per gestire la sconfitta con qualche candidato di comodo. Ma io ve l’ho promesso: io andrò fino in fondo. I dinosauri non mi spaventano. Una cosa deve essere chiara: io resto nel Pd. Se verrò escluso dalle primarie, perché qualcuno preferisce governare la sconfitta del partito a Genova piuttosto che confrontarsi con me, io denuncerò la miopia politica di questo gruppo dirigente che ha perso il contatto con la città, ma non me ne andrò dal Pd. Dirò la mia sul congresso regionale. E aspetterò che gli strateghi della sconfitta raccolgano il frutto del nulla che hanno seminato”. Un nulla che prevede come le primarie in omaggio al mantenimento del potere vengano declassificate e trasformate da primarie ad assolutamente secondarie.

Il Max Turbatore

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