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La Regione costruirà gli sportelli anti gender. In aula e sui social esplode la rivolta

Su Facebook, dove imperversano le notizie “fake”, cioè false, diffuse sia da pagine satiriche sia da buontemponi che si divertono a far girare bufale, la domanda più diffusa è; <Ma è Lercio?>. Invece no, non è il sito satirico e la questione è tremendamente seria. Si parla di “sportelli anti gender” che la Regione istituiràla eventuale perché i genitori possano denunciare la “promozione di teorie gender nelle scuole”.

Con 15 voti favorevoli (maggioranza di centro destra) e 14 contrari (minoranza) è stata approvata la mozione di Matteo Rosso (FdI- An) con cui si impegna la giunta ad attivare un servizio a sportello di primo ascolto rivolto alle famiglie «che sia in grado di informare sui diritti della famiglia con riferimento all’educazione culturale e scolastica dei figli, che potrà, inoltre, funzionare come raccolta e analisi di segnalazioni e richieste di supporto e sostegno ai genitori ad affrontare le difficoltà con i figli». Il consigliere ha ricordato che in Regione Lombardia è stata approvata con una delibera l’attivazione di “uno sportello famiglia” che servirà ai genitori per denunciare la diffusione della teoria del “gender” nelle scuole, ma anche storie di razzismo o di bullismo, di droga o vandalismo. Secondo il consigliere «è fondamentale supportare il ruolo attivo e corresponsabile delle famiglie nei percorsi scolastici e culturali dei propri figli attraverso la partecipazione alla definizione dei Piani dell’offerta formativa degli istituti scolastici e dell’offerta culturale proposta dalle amministrazioni locali del proprio territorio».

Sia in consiglio regionale sia sul web scatta la rivolta contro la maggioranza che associa l’omosessualità a bullismo, droga e vandalismo.

<Una destra così retriva e reazionaria come quella che governa la Regione Liguria non ce la saremmo mai aspettata – dice Raffaella Paita, capogruppo del Pd in via Fiesci -. Oggi in Consiglio, infatti, con il voto contrario di tutta l’opposizione, è stata approvata una mozione del consigliere Rosso di Fratelli d’Italia che impegna la Giunta a istituire uno sportello dedicato alle famiglie, per segnalare, oltre ai casi di bullissimo e violenza, anche l’eventuale promozione della teoria del gender nelle scuole. Un’iniziativa gravissima, di stampo medievale e lontana anni luce dal profilo liberale di un centrodestra moderno. Anche il ministero dell’Istruzione ha fatto chiarezza su questo punto, ribadendo che insegnamenti di questo tipo non esistono. Questa maggioranza, però, preferisce inseguire fantasmi e fanatismi. La sessualità di una persona è un fatto privato e ci sono leggi che garantiscono diritti e parità. Ma forse in questo Consiglio regionale c’è ancora chi non si vuole arrendere alla normalità della diversità e vuole imporre le proprie teorie oscurantiste e senza fondamento>.

I Comitati Arcigay della Liguria (Genova, Savona e Imperia) esprimono il loro <massimo disappunto per un atto che intende armare una lotta contro un fenomeno fantasma, cioè qualcosa che non esiste. La propaganda “anti gender” non ha vittime né carnefici, è una strategia che ha il solo scopo di denigrare il lavoro quotidiano di associazioni che portano nelle scuole la lotta al bullismo e alle discriminazioni. Non è ammissibile che la Regione Liguria spenda risorse pubbliche no per corrispondere ai bisogni delle persone e alle tante emergenze, bensì per corrispondere alla strategia di consenso delle destre e di chi su questi fantasmi costruisce carriere politiche. A proposito di bisogni e emergenze, ricordiamo che nel 2009 la Regione ha approvato una legge importante che promuove la lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Ci preme sottolineare che proprio quella Legge (n. 52/2009) prevede un finanziamento per la formazione contro le discriminazioni: quei soldi ad oggi non sono ancora stati impegnati in attività concrete. È auspicabile che l’ente dia corso a ciò che è legge, e perciò è esigibile dalla comunità, piuttosto che mettersi al servizio della propaganda>.
<Per questo quanto prima manifesteremo pubblicamente il nostro sdegno e invitiamo ad unirsi a noi le forze e le associazioni della Liguria a sostegno del nostro lavoro> proseguono i comitati.
<È incredibile – prosegue Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay – come in tempi di grandi difficoltà finanziare per gli enti locali e di emergenze reali che attendono risposte dalle istituzioni, alcune politiche, oggi in Liguria e mesi fa in Lombardia, decidano di impegnare gli sforzi delle istituzioni in un’operazione due volte ignobile: la propaganda antigender è infatti come quei venditori di fumo, che per vendere i propri rimedi truffaldini devono prima convincere le proprie vittime di avere il problema a cui quel rimedio porterebbe soluzione. Si tratta di un imbroglio clamoroso, che oltre a iniettare paura nelle persone consuma tempo e risorse degli enti pubblici, a scapito dei veri problemi. Nelle scuole esiste un’emergenza mastodontica: si chiama bullismo ed è testimoniato da numerose ricerche autorevolissime in tutto il mondo, da decine di anni. Ne sono vittima le perone lgbti e quelle percepite tali, ma anche i ragazzi e le ragazze che provengono da altre parti del mondo, quelli sovrappeso, quelli diversamente abili e perfino quelli che non si possono permettere una felpa firmata. Il bullismo è un fenomeno quotidiano nelle scuole e gli strumenti messi in campo per contrastarlo sono insufficienti e in gran parte sostenuti dal mondo dell’associazionismo. Chi oggi tenta di raccontarci che l’allarme nelle scuole si chiama libertà educativa addirittura indottrinamento, sta capovolgendo una realtà e lo fa sulla pelle dei ragazzi e delle ragazze che di quella realtà e dei bulli sono vittime ogni giorno>, conclude Piazzoni.

<Aspre critiche per un provvedimento che, ancora una volta, induce all’esclusione e alla discriminazione dei diversi orientamenti sessuali> commenta il consigliere regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino. «Abbiamo votato contro senza esitazione. La mozione presentata dal consigliere Matteo Rosso ci appare del tutto anacronistica, incoerente e fuori dalla realtà di questo Paese – prosegue pastorino -. Ci sono donne che amano le donne, ci sono uomini che amano gli uomini; e devono avere gli stessi diritti di tutti gli altri. Nessuno deve permettersi di considerarli individui di serie B. Peraltro è evidente la miopia del testo, considerato che si rivolge esclusivamente alla famiglia tradizionale: il centrodestra non si accorge che a Genova e in Liguria esistono tantissime coppie che per libera scelta, o per necessità, decidono di convivere e di avere figli senza essere sposate».
«Ma soprattutto  – sottolinea Pastorino – è deprecabile il passaggio in cui si equipara la diffusione della “teoria gender” a episodi di razzismo, bullismo e droga. L’omosessualità non è una dipendenza, non è una malattia, non è una devianza – sottolinea Pastorino -. Come non esistono seguaci della fantomatica teoria gender che fomentano la confusione nell’identità sessuale; perché non esiste alcuna teoria. Al contrario, bullismo, razzismo e omofobia sono tratti storicamente accertati: sono evidenti nei mutamenti sociali del nostro Paese».
«Come Rete a Sinistra, ci rivogliamo a tutti i soggetti di questa città e di questa regione che abbiano a cuore la costruzione di una società libera – conclude Pastorino -. Una società in cui siano riconosciuti diritti e doveri a prescindere dall’identità sessuale, dal colore della pelle, dall’orientamento religioso. Costruiamo momenti di discussione e coordinamento per contrastare intolleranze e qualsiasi tipo di violenza»

<Non fanno un accidenti dalla mattina alla sera eppure riescono a dedicare tempo a queste idiozie. Con soldi pubblici ovviamente. Vergognatevi> commenta Walter Massa, presidente regionale Arci.

I Centri Antiviolenza in Liguria stentano a sopravvivere ed invece di aumentare la partita di bilancio a loro sostegno il Consiglio regionale approva, con il voto contrario delle opposizioni una mozione del consigliere Rosso di Fratelli d’Italia che impegna la Giunta a istituire uno sportello dedicato alle famiglie, per segnalare, oltre ai casi di bullismo e violenza, anche l’eventuale promozione della teoria del gender nelle scuole – dice Rita Falaschi, femminista storica Rete di Donne per la Politica -. Un baluardo, hanno affermato, contro le eventuali minacce al corretto sviluppo della personalità dei figli” e contro “proselitismi di teorie gender. È vergognoso mettere insieme temi come la violenza ed il bullismo con una fantomatica teoria del gender , che, di fatto non esiste se non nella nebbia dell’ignoranza e dell’oscurantismo in cui vivono i vari Matteo Rosso>.

Una cosa pare sfuggire a tutti: se anche si provasse una “proganda” per la teoria gender, non essendo vietata dalla legge, non ci potrebbero essere conseguenze. Ordinarie storie di campagna elettorale.

gay pride, human pride 2015(Lo striscione del Pride)

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