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O frigideiro

Quando ci vuole ci vuole. Ovvero diamo a Cesare quel che è di Cesare. E al marchesino quello che è del marchesino. Pubblico endorsement per il sindaco uscente Marco Doria. E sarebbe piaciuto anche al mio saggio nonno che mi consigliava spesso “se il tuo interlocutore ha il sospetto che tu sia un incapace taci per non dargliene sicurezza”. Ecco Marco Doria e’ uno che il più delle volte tace. Tace, anche se il risvolto della medaglia è quel gelo sussiegoso che molti genovesi hanno più volte interpretato come superiore espressione di casta rispetto a chi lo chiama in causa. Quante volte lo hanno tirato per la giacca. Prima l’autocandidato e autoconvocato alle primarie, il popfilosofo Simone Regazzoni che ne ha decretato l’assoluta inettitudine. Poi l’altro autocandidato del centro destra e di Fratelli d’Italia, il vicepresidente del consiglio comunale Stefano Balleari che quotidianamente lo ha chiamato in causa sulle defaillances della sua giunta. Molti gli argomenti sui quali i due si sarebbero voluti confrontare pubblicamente, dalla situazione dell’ospitalità ai migranti alla percezione diffusa della mancanza di sicurezza e legalità. E poi, ancora, dalla ordinanza per la movida alla disastrosa situazione di degrado diffusa nei quartieri del centro, in quelli residenziali come nelle periferie. Come se non bastasse Regazzoni, prima di ritirarsi in una settimana sabbatica di silenzio, lo ha apostrofato più volte perché dicesse per tempo se intendeva ricandidarsi per cercare nella seconda legislatura di succedere a se stesso. Niente. Non un fremito, non un battito di ciglia. Espressione di superiorità, se non di opportunismo politico. Si è’ limitato, Doria, a qualche rara comparsata. Nei vicoli del centro storico per un sopralluogo al fianco del nuovo questore Sergio Bracco o con la bottiglietta d’acqua minerale in mano per manifestare contro gli abitanti del civico di via XX Settembre che avevano negato l’allaccio all’acqua diretta per l’appartamento destinato ai migranti.
Eppero’ un bel tacer, se messo a confronto alle ultime dichiarazioni di una collega, il sindaco della capitale Virginia Raggi, vittima qualche giorno fa, della sindrome tutta italiana da complottismo, quando ha paventato una manovra oscura dei cittadini romani nei suoi confronti. Capitolini che, per metterla in difficoltà – secondo la Raggi – avrebbero abbandonato in strada frigo in disuso e materassi squassati, rendendo le strade della città eterna qualche cosa di molto simile a una discarica e ai vicoli di Napoli. Parole, forse fraintese, dopo il pubblico elogio di qualche settimana fa dell’Elevato, ormai leader unico dei Cinque Stelle, Beppe Grillo che in visita a Roma aveva pubblicamente dichiarato di aver trovato Roma particolarmente pulita. Così lo sfogo di Virginia Raggi e’ diventato virale. Con sfottò a non finire sui social. Tanto più che a poche ore dalle sue incaute dichiarazioni si è appreso che il servizio di recupero dei rifiuti ingombranti era stato sospeso a giugno.

today-roma

Silenzio ossequioso, in vece da parte del nostro sindaco, che pure deve aver presente la situazione di degrado crescente del nostro centro storico, come osservatore privilegiato, giorno per giorno nella quotidianità. Visto che abita nel suo palazzo, quello del suo nobile casato che si affaccia su via Garibaldi, ma ha l’accesso nella zona di piazza del Ferro. Eppure il marchese Marco Doria mai se ne è lamentato. Ne’ e’ incorso nel grave errore di incolpare alcuno, men che meno di incorrere nel machiavellismo di prospettare una oscura fronda dei cittadini nei suoi confronti. Come se si trattasse di un complotto con tanto di regalo per il suo discusso fine mandato. Non ha vacillato Doria. Anche se, nel centro storico e’ diminuito drasticamente il numero di addetti alla pulizia e il servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti da tempo sia in ambasce a causa dell’ultimo scandalo giudiziario che ha coinvolto alcune società preposte al servizio. Eppure anche a Genova l’ironia sulla Raggi si è sprecata, specie da parte di alcuni esponenti del Pd, o del centro destra, particolarmente rancorosi nei confronti dei grillini. Dario Ballini D’Amato (dottor gender), romano, apre le danze “Lunedì scendo a Napoli. L’ intercity ferma anche a Roma. Ho un dubbio tremendo. Il frigorifero lo scarico a Ostiense o a Termini? Ps È URGENTE”. E poi due genovesi Luca Romeo, esponente Dem del levante genovese “Ci sono 12 modelli di Frigorifero. E hanno un piano. Bloccare Roma”. E Davide Consoli “Ahi ahi sindaca Raggi!!! Tutti le remano contro anzi si potrebbe dire che Roma è la città delle congiure… dalla congiura di Catilina alla congiura dei frigoriferi…. ma dove andremo a finire! P.s. se Roma piange Torino non sorride vero sindaca Appendino?”. Ma nella Superba, dove in pochi mesi il gruppo Genova contro il degrado, si è sviluppato accomunando oltre un migliaio di aderenti, niente frigidaire, molti materassi, molti detriti, molte erbacce, molte buche, parecchie panchine divelte e tanta sporcizia. Ma niente frigo. Con buona pace di Doria. Anche se di altrettanta ironia ce ne sarebbe stato motivo, visto che il nostro concittadino, il compianto Bruno Lauzi negli anni Sessanta, impazzava con una canzone ritmata a mo’ si samba, frutto del miracolo economico.

O frigideiro
Ma quande l’è che ti t’accatti o frigideiro, cöse aspëti quest’inverno se o ghe vêu d’estæ? Ti metti in fresco un pö de bira pe’i amixi, quande vegnan a trovâte stanchi morti e suæ.E no ti pensi a-a roba che t’æ da parte, butiro, oêve, faxêu lumè.
Se te va a mâ e ti dovië cacciala via, quande torna da-a campagna ti m’ou dixi un pö
ma cöse l’è che ti ghe conti a têu moggê!
Ma quande l’è che ti t’accatti o frigideiro, te fa o giasso pe’ e granite pe’ levate a sæ,
perchè t’inscisti a tegnî in fresco in to-o troggetto e bottigge con a menta e l’ægua de Vichy? Ghe n’è de tûtti i prexi, nêuvi e vëgi, son grandi grosci e piccinin.
I vendan finn-a dopo a fêa, in sci banchetti a Sant’Agâ
Ma quande l’è che ti t’accatti o frigideiro, mi ciû fito che stâ sensa n’accattieva un pà!
E no ti pensi a-a roba che t’æ da parte, butiro, oêve, faxêu lumè.
Se te va a mâ e ti dovië cacciala via, quande torna da-a campagna ti m’ou dixi un pö
ma cöse l’è che ti ghe conti a têu moggê!
Ma quande l’è che ti t’accatti o frigideiro, te fa o giasso pe’ e granite pe’ levate a sæ,
perchè t’inscisti a tegnî in fresco in to-o troggetto e bottigge con a menta e l’ægua de Vichy? Ghe n’è de tûtti i prexi, nêuvi e vëgi, son grandi grosci e piccinin.
I vendan finn-a dopo a fêa, in sci banchetti a Sant’Agâ
Ma quande l’è che ti t’accatti o frigideiro, mi ciû fito che stâ sensa n’accattieva un pà!

 

 

Parole e musica di Bruno Lauzi, autore probabilmentee sconosciuto al sussiegoso marchese, che, verosimilmente. rinchiuso nel suo palazzo con torre eburnea ascolterà musica classica. Il Sindaco sulla rumenta indecorosa, che fa sobbalzare i turisti, frigideiro o no, tace.
Ma, come faceva notare Davide Consoli, c’è’ un altro sindaco pentestellato, la Chiara Appendino di Torino, che suggerisce qualche nota in comune con il nostro primo cittadino. La Appendino ha dovuto registrare, sempre in questi giorni, le dimissioni di Patrizia Asproni presidente fondazione Torino musei. La Asproni lamenta l’insensibilità della Appendino nei confronti della cultura della città sabauda concretizzatisi in molti appuntamenti a cui il sindaco Cinquestelle non ha partecipato. Situazione analoga a quella che in città si vive nell’imminenza del Festival della Scienza, recentemente decapitato della sua ideatrice, dopo la stesura del nuovo regolamento. Leggete il post di Manuela Arata, messa fuori senza tanti complimenti a favore di qualche burocrate e di qualche politico di lungo corso. “Da domani sono in esilio volontario. Si lo ammetto non posso stare qui durante il Festival, mi fa troppo male al cuore. Dovevano farmela pagare. Io correvo la formula 1 con una Ferrari, l’hanno sostituita con un autobus, speriamo che prima o poi arrivi al traguardo. Intanto escono titoli illeggibili: ieri il Secolo XIX titolava “Un festival da ricordare”, ma ricordare cosa, se non c’è ancora stato? Credo che almeno un po’ di pudore ci vorrebbe. Anche un po’ di umiltà ci vorrebbe, da parte di chi si è impossessato con la prepotenza di un’iniziativa educativa che dovrebbe insegnare non solo cultura, ma anche il rispetto per le persone. Sono addolorata come una fidanzata abbandonata. Oscurata al punto che se mi buttassi dal ponte monumentale i giornali cittadini scriverebbero “donna cade…” Ma fatemi il piacere”. Ecco, io comunque ho iniziato,con un pubblico endorsement. In onore di mio nonno e della sua raccomandazione “se il tuo interlocutore ha il sospetto che tu sia un incapace taci per non dargliene sicurezza”. Ho un unico dubbio, quello che continuando a nascondere la polvere sotto al tappeto, facendo finta di nulla, magari i genovesi si sentano presi in giro. E si stufino.

Il Max Turbatore

2 Commenti su O frigideiro

  1. Fiorella Merello Guarnero // 26 ottobre 2016 alle 13:40 // Rispondi

    Come si può NON condividere ?

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  2. Gentile Max Turbatore,
    fra i tanti delusi dal Sindaco-Marchese voglia annoverare anche il popolo vespista che, per difendere la propria passione e libertà di circolazione, ha impegnato corde vocali, scomodato ingegneri e scienziati, consumato ore di ferie mattutine senza aver avuto mai la soddisfazione di poter incontrare direttamente de visu il primo Cittadino per impostare con lui un dialogo civile e propositivo sull’argomento.
    Indubbiamente ci ricorderemo di tutti i mal di pancia da Marchese al momento di tornare all’urna, ça va sans dire, sempre in sella ai nostri amati insetti metallici.

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