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Richiedenti asilo in via XX, verità e bugie. Parla il direttore del consorzio Agorà Manuel Sericano

Un po’ di chiarezza sulla vicenda dell’appartamento di via XX Settembre in cui sono ospitati nove richiedenti asilo tra cui due bimbi piccolissimi (20 e 24 mesi) e tre donne incinte. In pochissimo tempo sono nate leggende metropolitane che tendono ad affermare tutto e il contrario di tutto per portare l’acqua al mulino (più che degli stessi rifugiati e della causa che li sostiene piuttosto che dei condomini dell’edificio, lo stesso del Mercato Orientale) a due schieramenti politici contrapposti in piena campagna elettorale

manifestazione migranti via xx

di Monica Di Carlo

Quello di via XX è uno dei molti appartamenti gestiti dal consorzio Agorà sistemati in ogni quartiere tranne Sampierdarena e compreso Albaro. Non è vero che non abbia acqua, ma è vero che la portata è insufficiente per le persone che ci vivono e ci vivranno. Non è vero che (questa è la voce che circola) il condominio avrebbe dovuto spendere 60 mila euro per rinnovare l’impianto che non gode di “acqua diretta”, ma si basa su un sistema di cisterne poste sul tetto. Com’è uscita quella cifra? Sono esattamente i soldi spesi da chi gestisce la casa per ristrutturarla prima di ospitare le famiglie straniere. Abbiamo chiesto a Manuel Sericano, direttore del consorzio Agorà, se, dopo le polemiche, non si sia pentito di aver scelto quella casa, nella via più centrale della città. <L’importante non è dove sono collocati gli appartamenti – risponde -, ma che tipo di accoglienza si fa e che lavoro si fa per tentare di integrare le persone nel contesto nel quale abitano>. Nella casa abitano <giovani famiglie molto mansuete – dice Sericano -, un po’ frastornate e spaventate dal contesto che si trovano a vivere>.

Ecco la trascrizione di uno stralcio dell’intervista che potete seguire guardando il video.

Al condominio era richiesto un contributo economico per il rifacimento dell’allaccio dell’acqua che è stato negato?

Nessun contributo economico. Il discorso del diniego  dell’allaccio credo si inserisca in un contesto un po’ più ampio di difficoltà di comunicazione, di comprensione del percorso che si va a fare. Auspichiamo che possa essere risolto non appena comincerà un dialogo costruttivo col condominio e con tutte le persone interessate del territorio.

Avete provato a dialogare col condominio?

C’è stato finalmente un primo incontro lunedì sera che penso e spero possa aprire la strada dei successivi incontri nei quali si possano affrontare le problematiche e anche le aspettative che ogni cittadino giustamente ha di poter vivere al meglio.

Nell’intervista video il direttore Sericano racconta come funziona l’accoglienza di Agorà, in cosa vengono impegnati i richiedenti asilo, cosa succede se queste persone non rispettano regole o leggi. <C’è un paletto fondamentale, imprescindibile, in tutte le attività che noi facciamo, che quello della legalità – spiega il direttore -. Questo è il primo messaggio che noi diamo: legalità intesa in tutti i sensi. Anche in quelle piccole azioni che possono essere anche non ricondotte a reati veri e proprio, ma a piccoli illeciti amministrativi>.

Sericano parla dei corsi di Italiano,  dei programmi di integrazione obbligatori che prevedono anche la frequenza di corsi professionali e l’accettazione di percorsi di volontariato <per cominciare a capire come funziona il contesto>. Tolto il volontariato <che è volontario per definizione>, una non frequenza dei corsi di italiano o dei corsi professionali, se non motivata, presuppone una nostra segnalazione alla prefettura o al ministero degli interni che, accertato il fatto, provvedono all’espulsione della persona che non accetta le regole. <Sono persone che hanno tutto da perdere e quindi sono abbastanza attente a rispettare i programmi> prosegue il direttore.
Per tornare alle spese per i condomini <Ci sembra strano che siano chiamati a pagare qualcosa> conclude Sericano. Forse, come la mancanza di dialogo con gli enti governativi che gestiscono l’accoglienza ha lasciato troppi “non detti” e serve ora che questo confronto cominci prima che i “si dice”, le voci che passano di bocca in bocca e da pagina Facebook in pagina Facebook, scavino profondi crateri tra questa gente spaventata in una città e in un paese che non conosce, del quale ancora non conosce nemmeno la lingua, i condomini e tutti i genovesi.

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