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Ottocento a Palazzo Rosso, ecco le nuove sale – IL VIDEO

I Musei di Strada Nuova arricchiscono l’offerta culturale grazie alla Compagnia di San Paolo ampliando il proprio straordinario percorso espositivo

palazzo rosso

Dopo il collegamento fra Palazzo Bianco e Palazzo Tursi, inaugurato nello scorso maggio, apriranno al pubblico in ottobre, gli ambienti dell’ultimo piano di Palazzo Rosso – in tutto cinque nuove sale – dedicate ad arredi, sculture e dipinti dell’Ottocento. Il recupero degli ambienti e delle opere esposte è stato reso possibile grazie al contributo della Compagnia di San Paolo, sponsor storico del restauro di Palazzo Rosso. Questi “nuovi” ambienti, che furono abitati dalle ultime due generazioni della famiglia Brignole-Sale, costituiscono un inedito ampliamento del percorso dei Musei di Strada Nuova dato che i pezzi presentati furono riuniti a Genova e a Parigi tra il 1840 e il 1888 e per la prima volta vengono esposti stabilmente e in maniera organica.

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Si arricchisce ulteriormente il percorso museale di Strada Nuova, si allargano le rivelazioni d’arte e di storia per i visitatori dei palazzi dei Rolli, prosegue la valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale e artistico della città – sostiene il sindaco di Genova, Marco Doria – Genova è sempre più riconosciuta in Italia e all’estero come città di cultura, per i musei, i palazzi, le ville, il centro storico e per la qualificata e intensa offerta di mostre, confronti, rassegne e studi che propone. Il sistema culturale che siamo riusciti a creare, anche grazie a un’efficace collaborazione con soggetti privati che operano in campo culturale o lo sostengono, migliora la qualità di vita dei genovesi ed è una risorsa fondamentale per la promozione turistica della Città. L’aumento costante dei visitatori – conclude Doria – dimostra che l’Amministrazione comunale ha fatto bene a considerare l’impegno per la cultura e quello per la promozione turistica tra le sue scelte fondamentali”.

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“Oggi – sottolinea l’assessore a cultura e turismo del Comune di Genova, Carla Sibilla, nella foto sopra –presentiamo le stanze della Duchessa in anteprima alla stampa e a coloro che ci hanno supportato nell’opera. La cittadinanza e il vasto pubblico potranno goderne a partire dalle giornate dei Rolli il 15 e 16 ottobre e poi in forma permanente. È un importante ampliamento e arricchimento sia dell’offerta del sistema museale civico che di una città sempre più dinamica e viva culturalmente”.

Palazzo Rosso, costruito nella seconda metà del Seicento per due fratelli, era stato – proprio per questo motivo – dotato di due piani nobili. Le vicende e le scelte della famiglia proprietaria – i Brignole-Sale – avevano tuttavia determinato che allora fosse abitato solo il secondo piano. In seguito, ogni generazione scelse e sistemò a propria residenza spazi ovvero “appartamenti” diversi nell’ambito dell’edificio, e gli ultimi rappresentanti della famiglia vissero proprio all’ultimo piano del palazzo.

In una stratificazione storica straordinariamente ricca e sorprendente, dunque, Palazzo Rosso conserva decorazioni e arredi di ben sette sue fasi abitative, costituendo un documento unico di storia dell’abitare dalla fine del Seicento alla metà del Novecento.

Con le sale dell’ultimo piano del museo si porta a compimento un lavoro a più ampio raggio finanziato dalla Compagnia di San Paolo che, nel 2013, aveva permesso la ripresentazione al pubblico della volta e delle pareti affrescate della Sala dell’Autunno, ripristinandovi la quadreria seicentesca, e della Loggia delle Rovine, cioè due ambienti che fanno parte del più antico di questi appartamenti. Ora si potrà vedere anche quanto è rimasto della fase ottocentesca della nobile dimora, mentre due altri appartamenti che ancora sussistono all’interno del palazzo – il mezzanino del 1710 e le stanze del 1783 – non sono accessibili al pubblico perché ancora da restaurare.

I lavori edili sono stati diretti dal Settore Edifici di Pregio e Istituzionali del Comune di Genova e la sistemazione museologica è frutto della collaborazione dell’architetto Corrado Anselmi con la Direzione dei Musei di Strada Nuova e con Eugenio Labate per la parte illuminotecnica. I lavori di allestimento sono stati realizzati da ArticolArte srl.

La Compagnia di San Paolo è intervenuta a favore di “Strada Nuova” con circa 11 milioni di euro, di cui oltre 8 milioni per il recupero di Palazzo Rosso.

L’impegno è iniziato già dai primi anni 2000 con il restauro, l’adeguamento funzionale e il completo riallestimento di tutto il corpo di fabbrica delle cosiddette Dipendenze, contiguo al lato occidentale del palazzo vero e proprio.

L’ampliamento dello spazio destinato a pinacoteca in Palazzo Rosso è stato contestuale all’apertura al pubblico, come percorso museale, di gran parte del piano nobile di Palazzo Tursi, con le sale dedicate alle arti decorative e quelle riservate alla pittura del XVIII secolo, creando così – nel 2004 – il polo dei Musei di Strada Nuova.

Negli stessi anni si è proceduto all’adeguamento funzionale e impiantistico di tutto Palazzo Bianco, con completo riallestimento delle collezioni.

L’OTTOCENTO A PALAZZO ROSSO (1840 e 1888)

Gli ultimi Brignole-Sale, cioè Antonio (1786-1863) con la moglie Artemisia Negrone e le figlie Maria e Luisa, abitarono le sale a ponente del piano più alto di Palazzo Rosso. Del loro tempo qui sopravvivono solo raffinati arredi: quelli da salotto e da biblioteca, commissionati da Antonio Brignole-Sale intorno al 1840 all’ebanista inglese Henry Thomas Peters, attivo a Genova nella prima metà dell’Ottocento, e quelli francesi opera di Jean-Jacques Werner e Guillaume Grohé, provenienti dalla dimora parigina di Maria (1811-1888), che col marito, Raffaele de Ferrari, dal 1854 alla morte risiedette in uno dei più lussuosi palazzi della capitale d’oltralpe, l’Hôtel de Matignon.

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Aver qui riunito le effigi degli ultimi Brignole, oltre a costituire un’antologia di ritrattistica ottocentesca, è funzionale a far intendere che quando il 12 gennaio 1874 Maria Brignole-Sale e un delegato di suo figlio Filippo de Ferrari sottoscrissero l’atto di donazione alla Città di Genova del Palazzo Rosso “colle entrostanti Galleria di Quadri e Biblioteca” si portò a compimento un’idea di pubblica fruizione di quelle raccolte avviato già da Antonio e di fatto imposto in sede testamentaria da Luisa (1822-1868).

Sicché, dopo aver affidato alla Città la dimora avita con le opere d’arte che conteneva, Maria, nelle sue ultime volontà, volle destinare a Palazzo Rosso anche parte dei mobili, molti quadri e tanti oggetti personali della sua residenza francese, dando luogo a una raccolta unica per qualità in tutta Italia.

PALAZZO ROSSO: QUATTRO SECOLI DI CIVILTA’ DELL’ABITARE

Dal 1680 al 1961 (Primo piano nobile)

Costruito per due fratelli, Ridolfo (1631-1683) e Gio.Francesco I (1643-1694) Brignole-Sale, il palazzo è stato per questo dotato di due piani residenziali, destinati ad essere loro assegnati tramite sorteggio.

Il primo piano toccò inizialmente al secondogenito, che lo abitò per qualche anno, fino a che la morte del fratello maggiore – senza discendenza maschile – lo rese proprietario dell’intero edificio. Gio.Francesco si trasferì quindi al piano superiore, lasciando quello inferiore al suocero, Giuseppe Maria Durazzo (1624-1701), che vi portò la sua collezione di dipinti, ricca di opere di scuola veneziana tra cui la Giuditta di Veronese. Salvo gli affreschi tardosettecenteschi di Carlo Baratta, in un vano ricavato nello spazio del salone e rimasti notevolmente danneggiati in conseguenza della seconda guerra mondiale, l’appartamento del primo piano nobile non venne fatto oggetto di altri significativi interventi decorativi. Al momento del restauro attuato dall’architetto Franco Albini a partire dal 1953 al fine di adattarlo a moderna pinacoteca gli venne conferito, attraverso il ripristino dei volumi originali e l’inserimento di pavimenti e di cornici di porte in marmo, un aspetto prestigioso, dove la sobria eleganza delle linee architettoniche è corroborata da quella del sistema di allestimento delle opere d’arte.

1692 (Secondo piano nobile)

Preferendo il secondo piano a quello sottostante, Gio.Francesco I Brignole-Sale (1643-1694) volle abbellirlo affidando la decorazione a fresco di volte e pareti prima a Domenico e Paolo Gerolamo Piola, e a Gregorio De Ferrari, con i quali collaborarono stuccatori e pittori di quadrature (salone, sale a levante, loggia) e poi a Giovanni Andrea Carlone e Carlo Antonio Tavella, e Bartolomeo Guidobono (sale a ponente). Fu sempre Gio.Francesco Brignole-Sale a dare una prima collocazione alla quadreria di famiglia in alcune di queste stanze, che divennero così più di rappresentanza che d’abitazione. Nuovi interventi attuò intorno al 1740 suo nipote Gio.Francesco II (1695-1760), destinando a quadreria altre sale che erano ancora prive di dipinti e sistemando definitivamente la stanza dell’alcova. Infine tra 1842 e 1845 l’ultimo dei Brignole, Antonio (1786-1863), arricchì il piano di un vero e proprio ciclo di pavimenti in marmi policromi dai disegni più vari. Nel 1942, durante la Seconda guerra mondiale, andò distrutta la volta del salone con l’affresco di Gregorio De Ferrari raffigurante Fetonte dinnanzi al padre Apollo che la decorava: solo il bozzetto dell’artista resta a ricordare quel perduto capolavoro.

1710 (mezzanino, non accessibile)

Anton Giulio II Brignole-Sale (1673-1710), reduce da viaggi a Roma e a Parigi, volle sistemare quale sua dimora le stanze di un mezzanino, per godere di una maggiore intimità rispetto alle sale di rappresentanza del piano soprastante ma riuscendo a sfruttare nel modo più scenografico le caratteristiche architettoniche degli ambienti. Sopravvivono tre sale – una quarta, un “salottino degli specchi”, risale all’epoca di suo figlio Gio.Francesco II (1695-1760) – ciascuna caratterizzata da soluzioni inconsuete ma di notevolissima qualità estetica, realizzate entro l’anno di morte del committente da Gregorio De Ferrari e da Domenico Parodi. La prima sala, opera del De Ferrari, era destinata a quadreria, e mostra delle belle porte con specchi, laccate a motivi orientaleggianti che sono tra le più antiche testimonianze dell’affermazione del gusto per la cineseria in Italia. La successiva, detta per la decorazione “la Grotta”, racconta i miti delle origini di Roma attraverso i soggetti dipinti dal Parodi e quelli scolpiti – in origine fungevano da fontane – da Bernardo Schiaffino e Francesco Biggi. La terza conserva un’affascinante alcova rivestita di specchi, pavimentata a parquet (il più antico documentato in Italia) e con la volta trapunta di stelle. Gli è contiguo il bagno, affrescato pur sempre dal Parodi.

1740 (Secondo piano nobile, dipendenze)

Avendo Gio.Francesco II Brignole-Sale (1695-1760) destinato alla quadreria tutte le sale del secondo piano nobile di Palazzo Rosso, decise di adibire a sua residenza privata le stanze da lui fatte edificare a

quello stesso livello, e nel mezzanino sottostante, nel corpo di fabbrica, chiamato Dipendenze, che già apparteneva alla famiglia, e che è contiguo al lato occidentale del palazzo vero e proprio. Anche per il fatto che tra 1840 e 1940 in queste stanze venne sistemata la biblioteca di famiglia, degli interventi settecenteschi sopravvivono per intero la Sala delle Virtù Romane, che fungeva da studio dello stesso Gio.Francesco, decorata con affreschi e dipinti da Lorenzo De Ferrari intorno al 1740, e la cappella, anche se di quest’ultima successivamente è stato mutato l’orientamento eliminandone l’altare. Qui era intervenuto Domenico Parodi, cui spettava anche, in una stanza a questa contigua, un grande quadro, andato disperso, avente per soggetto Armida – un personaggio della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso – che si guardava in uno specchio che era effettivamente inserito nella tela.

Coeve a questa sistemazione delle Dipendenze sono, nel corpo principale del palazzo, l’alcova, ornata di stucchi, la pur danneggiata volta della Sala della Gioventù al bivio, opera ancora del Parodi, e il “salottino degli specchi” nel mezzanino.

1783 (mezzarie superiori, non accessibile)

Quando nel marzo 1783 Anton Giulio III Brignole-Sale si sposò a Siena con Anna Pieri, nelle stanze di Palazzo Rosso poste a levante dell’ultimo piano fervevano i lavori per l’approntamento di un vero e proprio appartamento nuziale, decorato seguendo il gusto più aggiornato del tempo. Fu regista dell’impresa – notevolissima per qualità ma anche per i ridotti tempi a disposizione – l’architetto ticinese Gaetano Cantoni, fratello del più noto Simone. Vero e proprio “art director”, il Cantoni progettò la sistemazione degli spazi, disegnò gli arredi e tenne la regia della decorazione alla quale partecipò Carlo Giuseppe Ratti, che non andava per niente d’accordo con l’architetto, e Carlo Baratta. Dell’intero appartamento, che era dotato di camera da letto estiva, esposta a nord, e camera da letto invernale, esposta a sud, sopravvivono tre ambienti che hanno conservato le porte originali, gli stucchi e le pitture, ma soprattutto l’arredo originale concepito per suite di pezzi non solo del tutto coerenti tra loro ma anche in rapporto alla decorazione delle stanze. L’ultimo ambiente, un piccolo studio, è del tutto coerente alle qualità intellettuali di Anna Pieri, donna coltissima, che vivacizzò la vita culturale cittadina ed ebbe poi un ruolo di spicco, a Parigi, alla corte di Napoleone.

1955 (ultimo piano, dipendenze)

Nel giugno 1955 sulla prestigiosa rivista di architettura Domus venne pubblicato un articolo dedicato agli spazi dell’ultimo piano del corpo delle Dipendenze di Palazzo Rosso che, essendo allora completamente separati dal museo, Franco Albini (1905-1977) aveva ristrutturato per farne l’abitazione del direttore dei musei civici del tempo, Caterina Marcenaro (1906-1976), e per accogliervi le opere d’arte che lei stessa aveva personalmente collezionato.

Nei tre ambienti di rappresentanza contigui e intercomunicanti – “soggiorno”, “pranzo” e “camino” – e nella camera da letto i pezzi antichi erano stati previsti come elementi di una composizione unitaria in cui erano inseriti con grande equilibrio anche elementi moderni come il camino e altri arredi disegnati dallo stesso Albini: si trattava di una “commistione” tra antico e moderno che sempre Domus definiva allora un “carattere” dell’architettura italiana di quegli anni.

Nell’ambito del restauro di Palazzo Rosso e di un più completo recupero del suo ruolo di dimora attraverso i più di tre secoli della sua storia, quegli spazi – nel frattempo destinati ad uffici – sono stati ripristinati e restituiti alla loro dignità architettonica riproponendovi un arredo rievocativo di quello originale documentato nelle fotografie della rivista citata.

Il Comune di Genova ha eseguito negli ultimi anni una serie di importanti lavori a Palazzo Rosso, dal restauro della Sala dell’Autunno e della Loggia delle Rovine al secondo piano nobile al recupero e riallestimento degli spazi delle Mezzarie Nobili all’ultimo piano della dimora. Questi lavori – per un impegno economico iniziale di un milione e 200 mila euro (ridottosi in parte in conseguenza di ribassi d’asta) – sono stati resi possibili grazie a un finanziamento della Compagnia di San Paolo (un milione) e a uno PAR FAS Liguria 2007-2013 destinato al programma di interventi di valorizzazione dei beni culturali – linea tematica “Complessi Monumentali” (200 mila euro). Responsabile del procedimento dell’intero intervento è stato l’arch. Luca Patrone.

In un primo tempo si è proceduto alla realizzazione degli interventi di restauro delle due sale poste al secondo piano nobile del Palazzo: la Loggia delle Rovine e la Sala dell’Autunno, inaugurate nel maggio del 2013.

Questo progetto è stato redatto dagli uffici comunali, con il supporto specialistico di personale della Soprintendenza che ha seguito anche la fase realizzativa dell’intervento. Parallelamente, sono stati avviati gli interventi di restauro su beni mobili destinati alle Mezzarie Nobili ovvero sugli arredi appositamente commissionati per la sua residenza, in particolare per arredare la biblioteca, da Antonio Brignole-Sale all’ebanista inglese Henry Peters nel 1840, nonché su quelli realizzati per la residenza parigina dei Duchi di Galliera, Maria Brignole-Sale e Raffaele de Ferrari, e pervenuti a Palazzo Rosso in conseguenza di un legato testamentario.

Ieri sono state inaugurate le opere realizzate con un secondo appalto relativo ai “lavori di completamento del Polo Museale di Via Garibaldi: Palazzo Rosso – 3° lotto 1a fase attuativa”, riguardanti proprio gli spazi delle Mezzarie Nobili all’ultimo piano dell’edificio e la musealizzazione dei menzionati arredi ottocenteschi.

Il progetto preliminare ed il progetto definitivo dei lavori di adeguamento strutturale e impiantistico sono stati redatti a cura della struttura di Staff Progettazione dell’Area lavori pubblici e Politiche della Casa: dirigente arch. Mirco Grassi. In particolare il Coordinamento generale del progetto definitivo è stato fatto dall’arch. Mirco Grassi. Il Responsabile unico del procedimento dei lavori è stato l’ing. Gianluigi Frongia. I lavori sono stati eseguiti dall’Impresa genovese Edilge Costruzioni Srl e per la parte impiantistica da

R.S. Service Srl e sono stati diretti dai tecnici della Direzione Lavori Pubblici – Settore Interventi complessi ed edifici di Pregio: dirigente arch. Luca Patrone.

Anche in questo caso la progettazione delle opere è stata condotta da parte del personale dell’Ente, che ha curato anche la direzione dei lavori.

L’appalto ha riguardato in prevalenza interventi di adeguamento impiantistico dell’ultimo piano (Mezzarie Nobili), legati e funzionali all’allestimento degli appartamenti storici e del piano sottotetto con la realizzazione di una zona archivio aperta al pubblico (civica collezione di disegni e stampe antiche). Altri interventi hanno riguardato, sempre nel corpo nobile dell’edificio, realizzazione di nuovi varchi per il percorso del pubblico, revisione dell’impianto di adduzione idrica e predisposizione impiantistica per tutti i piani non ancora restaurati del corpo nobile dell’edificio.

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Le scelte progettuali sono state sempre guidate dal criterio di conservare il più possibile la consistenza materiale del manufatto e proporre con forma propria e riconoscibile i nuovi elementi necessari e funzionali all’adeguamento tecnologico.

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Gli interventi di restauro delle sale affrescate e decorate a stucco, nonché l’allestimento museale e l’inserimento delle componenti di arredo, sono state seguite direttamente dalla Direzione Musei.

In entrambi gli appalti di lavori sull’immobile – restauro Loggia delle Rovine e Sala dell’Autunno e restauro delle Mezzarie Nobili e degli arredi ottocenteschi del museo – a seguito delle aggiudicazioni, si è pervenuti a consistenti ribassi d’asta che, come convenuto con la Compagnia di San Paolo, sono stati utilmente impiegati nell’ambito del programma già stabilito.

L’utilizzo di dette risorse residue è stato fondamentale per procedere all’affidamento di un incarico specialistico di progettazione dell’allestimento museale. Si è potuto inoltre procedere al restauro di ulteriori arredi che, contestualmente a quelli già preparati, sono andati a costituire la riproposizione di due ambienti, salotto e camera da letto, della residenza parigina dei Duchi di Galliera.

14440868_10207256307792095_5606008074376809149_n(Necessaire da viaggio della Duchessa di Galliera)

Relativamente ai lavori edili si è potuto procedere ad alcuni importanti interventi finalizzati all’eliminazione di problematiche di conservazione del bene interessanti l’involucro del manufatto, in particolare infiltrazioni causa di degrado, ripristinando il decoro dell’atrio del Palazzo e del pregevole portale marmoreo con busto in prossimità dello scalone principale.

La sistemazione museologica è frutto della collaborazione dell’architetto Corrado Anselmi con la Direzione dei Musei di Strada Nuova e con Eugenio Labate per la parte illuminotecnica.

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