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Poltronificio

Il cappotto, un loden blu, molto stile genovese, con cui ama farsi ritrarre, potrebbe destare l’invidia o l’insofferenza di una delle sue principali vittime sacrificali, gratificata dai suoi post, accusata, a sua volta, di indossare una giacca di velluto marrone da intellettuale. Eppero’ il prof Francesco Gastaldi, associato di urbanistica presso l’Universita’ Iuav di Venezia, è personaggio anche, e persino, grazie alla noncurante trasandatezza del suo stile. Aplomb con cui è comparso alla trasmissione di Federico Casabella “pausa Caffè” con la destrezza di chi spiana con finta indifferenza sul tavolino un foulard rosso sangue con falce e martello dorata, di sapore stalinista. A rievocare provocatoriamente fasti di quella Genova dell’acciaio e delle aziende pubbliche, ormai triste erede della città che fu soprannominata la Stalingrado d’Italia. Con i suoi post perennemente in bilico fra l’ironico, il satirico,il sarcastico, l’ammiccante e il devastante il Nostro è stato nominato opinionista ad honorem da un giornalista di caratura e non di primo pelo. Addirittura da quell’Elio Domeniconi, esperto navigatore dei salotti buoni genovesi. Segno che ormai alla sua pagina social ci si pone con molta attenzione e curiosità per capire, e carpire, gli amori e gli umori, politici e non solo. Per annusare l’aria che tira in quegli ambienti in cui noi, miseri e comuni mortali, non veniamo di fatto ammessi. Gastaldi è il grillo parlante che alterna il ceto sulle probabili nomine politiche, alle battaglie contro il degrado, il titillamento alla pancia molle del Pd genovese con qualche post sulla storia della trasformazione architettonica della nostra città, la battaglia sui temi cittadini in vista del prossimo appuntamento elettorale con il ritardo con cui, a Genova, viene affrontato il tema delle manutenzioni. Un sensitivo dell’informazione al quale, forse, meglio avrebbe potuto rivolgersi il ministro della salute pubblica Beatrice Lorenzin per sfuggire all’ennesima brutta figura sulla contrapposizione fra buone e cattive compagnie nella campagna di prevenzione della sterilità e dell’infertilita’. Il prof Gastaldi vellica e propone temi, facendo finta di essere stupito e sapendo sin dalla prima frase dove intende andare a parare. Prendendo per mano e indirizzando i commenti dei suoi crescenti seguaci. E nel nutrito gruppo mi inserisco anche io. Ebbene, ciò detto, non potevo fare a meno di segnalare il ritorno di una gradita campagna – per carità non quella della Lorenzin – che ho avuto l’ardire di intitolare “poltronificio”, omaggiando volutamente un modo di dire dei militanti del Movimento Cinque Stelle per catalogare uno dei tanti malvezzi della politica italiota, quella di assegnare o addirittura creare incarichi e posti ad arte. Poltrone, appunto, per le riverite terga di qualche vecchio potente di turno in uscita. Oppure semplici cadreghini o cadreghette per le giovani, verdi, terga di qualche figlio eccellente. È
stato proprio Gastaldi, qualche settimana fa, a denunciare la curiosa assunzione al Gal del figlio del nostro Sindaco Giorgio Doria e del nipote della stessa presidentessa del Gal, la Dem, ex consigliere di lungo corso in Provincia e in Regione Marisa Bacigalupo. Bissato qualche giorno dopo con la notizia di un altro ente parapubblico a cui sarebbe approdata l’ex assessore piddina della giunta Doria Valeria Garotta, ex assessore all’ambiente. Ma il poltronificio della rinnovata serie del prof. – anzi fate conto che questo sia un vero e proprio promo, come si usa fare in tv – è ahimè, o… meglio così, un altro. Non riguarda ne’ terga riverite ne’ fondoschiena eccellenti. La seduta, o le sedute del caso, al contrario, sono di quelle a disposizione anche nostra. Di noi, semplici e mortali cittadini. Perché con il tempo, con perizia e pazienza Gastaldi ha documentato, fotografato e ancora documenta e fotografa la propensione tutta genovese a dotare le inospitali cabine di attesa del bus, completate qualche volta, ma non sempre, da miseri seggiolini scassachiappe in ferro o in alluminio, con sedie, o addirittura poltrone di ripiego portate da casa o trasferite alle fermate dai vicini bidoni della rumenta dove, qualche anima pia le aveva abbandonate. Forse impietosito pensando ad un possibile uso della collettività degli utenti Amt.
Così Gastaldi annuncia contento ai suoi fruitori “Presto torneranno, a grande richiesta, le seggiole alle fermate degli autobus a Genova di Gastaldi …” Con tanto di foto in cui, come ogni regista di classe, offre una sorta di cammeo facendosi ritrarre all’interno di una cabina del bus, comodamente assiso su una arabescata poltrona da salotto e con tanto di loden blu. Poi inizia a postare. “Genova, via Posalunga, attese” e ancora “Fermata AMT località Costa, Genova Sestri Ponente, le foto delle fermate AMT sono state raccolte, in modo non sistematico, casualmente, negli ultimi anni, dedicando attenzione alla città minuta, lo sguardo di osservazione è quello del quotidiano degli abitanti e dei loro corpi nello spazio. Foto simili erano quelle delle fontanelle d’acqua (spesso rotte o non utilizzabili) che partivano dallo stesso principio di osservazione a scala micro-urbana, una scala che forse anche gli attori di politiche politiche dovrebbero riscoprire”. Un po’ come ci volesse comunicare che ognuno ha le sue poltrone di competenza, quella in qualche ufficio di ente di sottogoverno, o quella più misera, e meno redditizia, all’interno di un casotto del bus. Al riparo da vento e pioggia e, più o meno comodamente, in attesa. In una Genova che appare sempre più periferia di una metropoli del terzo mondo. Ah, dimenticavo, il presente vale come promo. Che non si sappia in giro.

sedie

Il Max Turbatore

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