Clint, l’archeologo e i tre tenores. Lo spaghetti western del Pd

Sembrerebbe nient’altro che un episodio, o un sequel dello spaghetti western che fu, con il pistolero, eroico e dannato, a proteggere con la sua colt, fumante, il povero pianista, anzi i tre tenores, nel saloon fumoso dove la regola su cui non si transige è, appunto, non sparate sul pianista. Nei panni di Clint, ovviamente, l’Eastwood de noantri, che per sua ammissione di sperticata ammirazione, corrisponde al professor Simone Regazzoni, filosofo, professore a contratto all’Universita di Pavia, autocandidato autoconvocato alle prossime primarie del Pd. I tre poveri musici su cui è’ vietato esercitarsi con pistole e pernacchie risponderebbero al nome di Stefano Zaia, Bobo Maroni e Giovanni Toti, rispettivamente governatori di Veneto, Lombardia e Liguria, incontratisi recentemente, estensori e firmatari di un piano in nove punti per salvaguardare le tre regioni del nord dal fenomeno dell’immigrazione selvaggiamente dell’accoglienza forzata.

Naturalmente Regazzoni che nel suo partito, il Pd, è pervicacemente bastian contrario  e a questo punto, portate a casa le primarie, potrebbe limitarsi alla melina di centrocampo, lascia, invece da parte il politically correct per sviluppare un’ apertura di credito rispetto a Toti e lo invita ad un confronto pubblico su un documento che la maggioranza del suo partito, Paita inclusa, ha marchiato come palesemente irricevibile.
Nulla di nuovo sotto il sole. Il temperamento di Regazzoni, del resto è questo, forte della sua dialettica e’ convinto di poter portare a casa il risultato sempre e comunque. Sul piano dell’onestà intellettuale niente da dire, visto che i suoi detrattori lo hanno più volte vellicato sui temi di destra della sua campagna elettorale  (sicurezza e immigrazione) e su un confronto tenutosi a suo tempo a casa Pound, su invito degli esponenti dell’estrema destra culturale, sul mito del supereroe, di cui parlava in un suo libro. Mentre sul piano dell’opportunità, della strategia e della tattica, personalmente nutro qualche dubbio. Lui, per onore del vero, ha più volte sostenuto di essere disposto al confronto sempre e comunque crepando l’atteggiamento un po’ fanciullesco, tanto di moda  anche in politica in questi tempi di fazioni da stadio, del muro contro muro.
Ovviamente quando ha postato la sua apertura a Giovanni Toti sulla sua bacheca social apriti cielo. “È chiaro a tutti coloro che rivestono ruoli politici, o si candidano a rivestirli, che il tema dell’immigrazione – ha spiegato Regazzoni – occupa oggi un posto importante nel dibattito politico ed è un problema ineludibile nell’amministrazione del territorio. I 9 punti della “Carta di Genova” presentano diverse debolezze, qualche idea condivisibile e, in alcuni casi, proposte irricevibili. E tuttavia, credo che chiunque abbia a cuore, oggi, il futuro della nostra città non possa semplicemente esorcizzare o liquidare come inconsistenti le proposte avanzate da chi governa la Regione.

Dobbiamo aprire una nuova stagione politica in cui, pur nella differenza delle posizioni, vi sia lo spazio, su alcuni temi che toccano il futuro della nostra comunità, per un confronto franco e costruttivo. La logica del muro contro muro, dello scontro ideologico “a prescindere”, va abbandonata. Dobbiamo coltivare la logica della dialettica democratica. Credo che la “Carta di Genova”, presentata dai sui estensori come un documento per un dibattito costruttivo, possa essere l’occasione per aprire, a Genova, con il centrodestra e il Governatore Toti, un confronto sul merito che contribuisca a un governo efficace del fenomeno immigrazione sul nostro territorio”. Massimiliano Massi Morettini, Dem in corsa per la carica di segretario regionale, come successore del commissario David Ermini, che non ne può più delle beghe liguri, indirettamente, e senza fare il nome del suo collega filosofo, ha risposto con un post tranchant sulla sua pagina Facebook  dal titolo significativo “I tre tenores. I due leghisti e l’imbucato”, nel quale afferma “Dopo tanto studio matto e disperatissimo (come ben si può vedere dalle foto), Toti e Salvini producono la riunione dei tre tenores: Zaia, Maroni e Toti stesso. I tre tenores firmano un documento che nell’ordine ci dice le seguenti cose: 1) Toti insegue in maniera sussiegosa il carro della Lega. E si imbuca sempre ai loro raduni (vedi sempre foto allegate). 2) Toti invece che discutere per esempio di infrastrutture, accordi economici tra i porti liguri e le economie lombarde e venete, discute di immigrazione. Tema importante, per carità, ma tema in cui il ruolo delle regioni non è certo determinante rispetto alle scelte nazionali e sovranazionali. 3) Le proposte dei nove punti oscillano tra l’insensato e l’irrealizzabile. Quindi tecnicamente insignificanti. Le parti significanti e realizzabili sono irricevibili e soprattutto sbagliate perché non risolvono i problemi che l’immigrazione pone. 4) Nella fretta non si è fatto caso ad un palese refuso. Manca il punto 10, che recitava. “Berlusconi ti preghiamo, ripensaci. Parisi non è meglio di noi.” Un commento al piano dei tre tenores che rispecchia l’atteggiamento generale del Pd e di gran parte della coalizione di sinistra sul problema immigrazione. Come se negasse che nel frattempo sia sulla sicurezza che sulla querelle confinante dell’immigrazione il partito abbia, a parole, aperto un tavolo di confronto in cui si ritroveranno a dibattere lo stesso Regazzoni e il segretario provinciale Alessandro Terrile. Ben diverso, per esempio l’atteggiamento del sindaco, il marchese Marco Doria, brillante ma solo per la sua assenza, nella penultima seduta del consiglio comunale in cui si parlava del caso dell’insediamento dei 25 immigrati in un alloggio di proprietà del comune nel bel mezzo di via Venti Settembre. Tranne poi essere regolarmente presente, la stessa sera, al dibattito sull’operato della sua giunta alla Festa dell’Unita. Come dicevo, qualcuno osserverà che forse questa il prode Regazzoni poteva risparmiarsela limitandosi a rimanere alla finestra. Ma l’auto candidato è così, magari ignora il senso tattico ma ama  smisuratamente e pericolosamente la coerenza. E poi non poteva resistere alla tentazione di assomigliare un po’ alla zio Clint criticato qualche settimana fa, in piena campagna elettorale presidenziale USA, per aver sostenuto, con ottantasei anni di fede repubblicana alle spalle, Donald Trump come la scelta migliore per l’America, perché “è uno tosto” ed è meglio lui della “generazione di fighette” (pussy generation)” che “ha paura di dire le cose vere e ci sommerge di politicamente corretto”. Parole e musica, con sottofondo imperativamente del maestro Ennio Morricone, che in questo caso tra pussy generation e politically correct, il Nostro potrebbe tranquillamente sottoscrivere. Senza contare che Eastwod ha anche chiarito “”Siamo tutti stanchi del politically correct. Oggi siamo nel pieno della generazione “kiss-ass”, la generazione “pussy”: questo non si può dire, questo non si può fare, tutto è proibito. Altrimenti piovono accuse di razzismo“. Sin troppo chiaro il riferimento a Trump. Anche se, alla fine, Eastwood muove una velata critica al tycoon: “È uno che dice quello che gli passa in testa, e spesso non si tratta di concetti così buoni. Capisco da dove arrivano, ma non sono sempre d’accordo con lui”. E spiega, ad esempio, un altro punto su cui non è d’accordo con Trump: “Non è intelligente basare le tue accuse sul fatto che una persona è di origini messicane. (Trump) ha detto una serie di stupidaggini, come tutti, da entrambe le parti. Ma la stampa e l’opinione pubblica ne fa un caso enorme dicendo ‘Oh, questo è razzismo’. Ma andate a quel paese… sono tempi davvero tristi”. E chi sostiene che l’attore ottantaseienne sia fonte di ispirazione per Regazzoni potrebbe tranquillamente sottoscriverlo. D’altra parte che il confronto- scontro nel Pd non sia roba da fighetti e fighette parrebbe essere tranquillamente assodato, vista la discesa in campo di Claudio Burlando e il periodo da duello all’ok Corral che potrebbe suggerirci l’ennesimo scontro tra il prof Francesco Gastaldi, politologo social e il consigliere regionale già segretario provinciale e regionale, l’archeologo Giovanni Lunardon. Sempre sulla pagina facebook del burocratino Pd è possibile leggere un gustoso scontro senza esclusione di colpi su un ordine del giorno dei Dem in difesa dell’occupazione, votato all’unanimità dal consiglio regionale, su cui qualcuno eccepisce sottolineando il velleitarismo dell’iniziativa “Nelle istituzioni s’è sempre detto, con una battuta, che un ordine del giorno non si nega a nessuno” . Mentre i nervi dell’archeologo prestato alla politica, vacillano e saltano quando Gastaldi gli fa notare “Con Lunardon ho litigato anni fa su ILVA qui su Facebook … i fatti e le evoluzioni successive hanno dato ragione a me e torto a lui, strano che ci siano persone che non si siano ancora rese conte che gli anni 70 e 80 non torneranno più … il mondo va avanti e non indietro …” Accuse che Lunardon cerca di rintuzzare “Il tema della nostra discussione allora come oggi è tenere la filiera dell’acciaio in Italia che è lo sforzo che sta cercando di fare il Governo. Spero che il Governo vinca questa scommessa e che Gastaldi abbia torto”. Ma Gastaldi replica ”  I risultati delle vostre azioni sono sotto gli occhi di tutti … è come voler guidare un’auto guardando solo nello specchietto retrovisore … prima o poi si va a sbattere …”controreplica di Lunardon “Mi colpiscono sempre (non favorevolmente) quelli che hanno delle granitiche convinzioni senza sapere di che cosa si parli e senza mai coltivare neppure il minimo dubbio. Lascio Gastaldi a crogiolarsi delle proprie certezze”. E avanti così, facciamoci del male. Tanto che Gasladi si trasferisce sulla sua bacheca e posta velenoso “Gli attacchi che mi rivolge Giovanni Lunardon (sulla sua bacheca) per me sono sempre medaglie, uno che dice cose che già negli anni 80 erano superate. Con Lunardon ho litigato anni fa su ILVA qui su Facebook … i fatti e le evoluzioni successive hanno dato ragione a me e torto a lui, strano che ci siano persone che non si siano ancora rese conto che gli anni 70 e 80 del 900 non torneranno più … il mondo va avanti e non indietro … è come voler guidare un’auto guardando solo nello specchietto retrovisore … prima o poi si va a sbattere … Quanto ai risultati politici di Lunardon basti pensare alle ultime regionali … alle ultime amministrative di Savona … alle provinciali di Savona di qualche anno fa ecc. ecc.”. Vale la pena di ricordare che il Pd genovese sta cercando una sua unità per trovare un candidato da contrapporre proprio a Clint Regazzoni, in mezzo a tutti questi duelli dialettici. Diatribe che la dicono lunga sullo stato unitario del partito. Mario Tullo che già sperava nell’ennesimo giro di giostra parlamentare nel 2018 –  sarebbe stato il terzo – si è sottoposto di buon grado al diktat del risorto padre padrone Claudio Burlando per vestire i panni in commedia dello sfidante. Ipotesi che a mio parere, dopo l’endorsement di Sergio Cofferati per l’uscente Marco Doria, sarà suscettibile di altri colpi di scena. Mi piace riportare il post interrogativo di Mastro Sacco Davide, proprio sul mandato che sta terminando del marchese sull’astronave “Faccio una domanda….capisco i tempi di Sansa, che da magistrato cercò di far pulizia e ordine nella pubblica amministrazione, Pericu, a mio avviso non operò male, sicuramente meglio della Vincenzi che fu una sciagura per la città, ma di Doria, secondo voi, cosa resterà dei suoi cinque anni di giunta?” A chiarimento di una situazione che se venisse all’orecchio di Clint, l’ottantaseienne, quello vero, costituirebbe materiale per sceneggiare un buon film. Uno spaghetti western, con tutti contro tutti, ambientato in una Genova sempre più decadente. E con i tre tenores che, ad onta del post di Morettini, se la ridono.

Il Max Turbatore

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