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Il sindaco sull’astronave ma con i piedi per terra

 

Sono rimasto piacevolmente stupito leggendo l’articolo del collega de “La Repubblica” Marco Preve, sollecitato da un post mattutino del prof. Francesco Gastaldi, da qualche tempo preciso e puntuale narratore, sulla sua pagina social, delle magagne e delle malefatte del Pd e del sindaco di Genova che proprio dal Pd e’ sostenuto. Stupito, perché dopo averlo sbertucciato il giusto per quella sua predisposizione a spandere il gelo intorno a se, frutto, forse, di una malcelata appartenenza ad una casta superiore, di casata nobiliare e per quella scarsa inclinazione a risolvere questioni pratiche, almeno quelle amministrative – che forse basterebbe un po’ d’impegno, non un colpo d’ingegno – ho dovuto comprendere di averlo erroneamente assiso su quell’astronave che molti anni fa la stampa aveva inaugurato per metterla a disposizione di Adriano Sansa, altro sindaco recordman di gelo, sussiego e scarsa autoironia. Eppero’, almeno per il nostro marchese tutta fuffa. Cioè come si suol dire, soltanto immagine. Perché alla fine mi è sembrato piacevole, persino apprendere che, per quanto riguarda le questioni pratiche, e vieppiu’ personali e di famiglia il nostro marchese è ne’ più ne’ meno di tanti comuni mortali. Come me, come voi. Quotidianamente alle prese con il tengo famiglia. Difetto tutto italico, ma non solo.
La notizia di Preve attento notista politico de La Repubblica è succulenta come sottolinea il prof Gastaldi nel suo post di stamattina “Da non perdere oggi su Repubblica ed. Genova un magistrale Marco Preve, il GAL-Agenzia di Sviluppo Locale Genovese, partecipato dalla Città metropolitana e presieduto da Marisa Bacigalupo, ex consigliere regionale del PCI ed ex assessore provinciale DS poi PD, assume Giorgio Doria. La Bacigalupo si difende su Repubblica ed. Genova: “Tutto regolare, non sapevo fosse il figlio del sindaco di Genova” … Assunto anche il nipote della Bacigalupo che anche in questo caso si difende e attacca: “è persona capace e mette passione nel lavoro” … Poi per 20 anni ci hanno rotto le palle sui conflitti d’interesse di Berlusconi …”
Inizierò con il dire che non so se ci siano questioni di irregolarità, o si presenti come è probabile il conflitto di interessi, visto che il Gal è un’ associazione fra soggetti pubblici e privati di cui fa parte anche la Città Metropolitana di Genova di cui proprio Marco Doria risulta, almeno sino ad oggi, essere il sindaco. Ma senza dubbio qualche problema di opportunità esiste. Ed ecco perché il Doria di fronte a questa dimostrazione di italica umanità mi risulta addirittura più simpatico. Qualcuno sino a oggi gli attribuiva, come fosse una mosca bianca, la patente di uomo onesto. Eppero’, magari onesto riconosciamoglielo ancora, visto che non so se ci siano state irregolarità. Quanto alla mancanza di senso del pudore, pero’, che delusione per un sindaco arancione. Che delusione, visto che il figliolo, assunto a contratto due anni fa per la cifra non entusiasmante di un migliaio di euro al mese porta anche il nome di Giorgio, quello del mitico nonno che, a quanto si narra, venne diseredato per le sue idee politiche, allora così distanti dalla buona borghesia genovese. Anche se, poi alla fine, in un articolo de Il Giornale di qualche anno fa, era il 2012, venne pubblicato che, eredità o no, il nostro sindaco poteva godere di un ricco patrimonio immobiliare, con proprietà per la maggior parte in zone di pregio dei quartieri genovesi. Ed allora trattare il povero Giorgio Doria nipote di cotanto nonno e discendente di cotanto padre, come un figliolo qualunque in cerca di lavoro, lascia un po’ basiti. Lo fa la presidente della Gal, Marisa Bacigalupo, altra politica di lungo corso targata Pci, pds, Pd, con trascorsi in consiglio provinciale e regionale, approdata al vertice dell’associazione che si occupa di promuovere lo sviluppo delle zone rurali della Liguria attraverso contributi di privati e finanziamenti della UE. La Bacigalupo, racconta la storia di Giorgio Doria e di un suo nipotino, intendo della Bacigalupo, anche lui assunto grazie al Jobs act. La vicenda comune di due neo laureati di belle speranze a caccia di prima occupazione. Proprio la presidente del Gal si difende così dalle accuse di Preve “Mi trovai con un’emergenza sul fronte amministrativo e così chiamai mio nipote che si stava laureando in economia. Lui accettò e si fece tutto il periodo di stage, tirocinio e i tre anni di apprendistato. Nel 2015 grazie al jobs act gli abbiamo fatto un contratto triennale. Ma solo perché è capace e mette passione nel lavoro”. Tutto credibile ma, come osserva Preve- è evidente che abbia goduto di una partenza “assistita” rispetto ad un non nipote. “Però lui- risponde la zia presidente – non si tira mai indietro, anche quando c’è da fare le tre di notte. Altri dipendenti non lo farebbero”. E poi sul caso Doria. “Ho saputo che era il figlio del sindaco dopo diversi mesi – racconta Bacigalupo -. Nel 2014 ci venne proposto assieme ad un’altra ragazza da una società di ricerca personale perché aveva una laurea in comunicazione e un master. Anche lui ha fatto lo stage e quando si è aperta la possibilità del jobs act gli è stato fatto un contratto triennale. Penso che sia lui che mio nipote siano in cerca di qualcosa di meglio. Lo stipendio è di poco superiore ai mille euro e se lo guadagnano tutto mi creda”. Sia Doria che Bacigalupo sono inquadrati come “animatori” del Ssl ovvero Strategia di Sviluppo Locale, strumento del Gal a “sostegno dello sviluppo territoriale” compresi, naturalmente, “la creazione e il mantenimento dei posti di lavoro”. Insomma nelle parole di Marisa Bacigalupo non compare ne’ disorientamento ne’ qualche segno di rimorso. Per lei è’ la cosa più logica del mondo. Qualcuno, non escluso l’autore dell’ articolo osserva che nelle partecipate simili situazioni non siano state infrequenti “È la maledizione delle partecipate. Create anche per by passare le lungaggini degli enti pubblici e poter così disporre di uomini e risorse in tempi rapidi , si trasformano in trappole mediatiche se i cognomi degli assunti combaciano con quelli degli amministratori o dei vertici degli enti controllanti”. Non a caso sino a qualche tempo fa a dirigere Amiu c’era un tal Pietro D’Alema parente del lider Massimo.E nel 2000, l’allora presidente della Regione Sandro Biasotti aveva come suo portavoce, con tanto di contratto di consulenza, l’ex genero architetto Amir Feiz, che si occupava di comunicazione. E la Fiera di Genova, anche negli anni belli era ne’ più ne’ meno che un assumifcio in mano prima ai democristiani e poi al centro sinistra. E non voglio parlare di quelle che erano cariche ai massimi livelli. Perché anche lì avrei in serbo qualche citazione che non vorrei fare. E nemmeno parlero’ dei molti giornali dove i figli continuano, con alterne fortune, la professione dei padri. Tutto comunque frutto del l’italica magagna del tengo famiglia. È già si vocifera che nel Gal esistano altri parenti di uomini eccellenti.
Una lettrice di Gastaldi racconta una favola, mi si permetta di definirla così, degli anni belli e gloriosi del Pci, quelli in cui, forse la questione morale agitata da Enrico Berlinguer non era solo propaganda e arroganza. Iris Cristofanini “Ti racconto questo aneddoto sul pci ma anni 70. Mio marito fece un concorso in.provincia per bidello e o assistente di laboratorio e arrivò primo.l assessore lo chiamò e gli disse : ti dispiace se non ti assumiamo ? Perché sai tuo padre è vicesindaco a Cogoleto e sembrerebbe che mettiamo a posto i figli dei compagni. .. Mio marito andò a fare l operaio in fabbrica”. E mi piace anche il commento di Giovanni Raggio che coglie al volo la critica di Preve sulle partecipate “Che poi bisognerebbe scandalizzarsi ancora di più dell’esistenza stessa del GAL, enti di “sottogoverno” che dal punto di vista pubblico non servono a un’emerita cippa. Magari da altri punti di vista a qualcosa servono…”
Ma a suggerire qualche altra domanda, al di là della vicenda specifica, è la scelta de “La Repubblica” di abbandonare il sindaco Marco Doria, dopo averlo per lungo tempo sostenuto e, soprattutto, in questi momenti di grande difficoltà in cui dovrà decidere se ripresentare la sua candidatura o ritirarsi per scegliere la più comoda carriera universitaria. E alcuni giudicano in questo cambio di posizione il segnale che il Pd ormai gli abbia fatto gentilmente capire che non era più cosa.
Barbara Barattani, una attenta e assidua frequentatrice della bacheca social di Gastaldi, osserva “Sono coscienti che non riusciranno a sistemare piu’ nessuno per un po’di anni e sfruttano gli ultimi mesi…c’è da capirli…”. E pare che Doria, improvvisamente ritrovatosi con i piedi, e non solo, per terra stia proprio trattando i termini della sua resa. Cercando, come è logico per un nobile della sua caratura, il massimo profitto. Magari con un senso della realtà non sempre precisissimo, tanto da ricordare anche in questa circostanza la frase attribuita erroneamente a Maria Antonietta “Il popolo ha fame, manca il pane? Date loro brioches”. Noblesse oblige. Ma poi le tagliarono la testa.

Il Max Turbatore

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One thought on “Il sindaco sull’astronave ma con i piedi per terra”

  1. Ah i grandi giornalisti d’inchiesta che scoprono l’assunzione dopo due anni e vicino alle elezioni comunali…

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