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Vuole andare in bagno in un bar, ma non consumare. Poliziotti le pagano i chewingum per “aprirle” la toilette

L’episodio riporta alla ribalta il problema della carenza di toilette pubbliche in città e rilancia la necessità che una città capace di confermare la sua valenza turistica abbia servizi igienici pubblici da mettere a disposizione. Una sentenza del Tar della Toscana, infatti, ha stabilito che i pubblici esercizi hanno il diritto di negare l’uso del bagno a chi non è cliente e questo anche per evitare lo scadimento dei propri servizi a favore di chi entra per consumare

piazza San lorenzo

È una storia di ordinario “turismo disorganizzato” (e di altrettanto ordinaria carenza di servizi pubblici)  quella che si è consumata oggi in un bar di via San Lorenzo, quello che si affaccia sulla piazza, con la cattedrale in bella vista. L’affluenza dei visitatori è enorme e in giro non c’è un bagno pubblico a pagarlo oro. Per questo il “Bar del Duomo” viene preso d’assalto da chi ha urgenze fisiologiche. Qualcuno consuma, i più si dirigono direttamente verso il bagno come se fosse un loro diritto, si mettono in coda occupando tutta la sala e a volte nemmeno salutano. Poi i gestori il bagno devono pulirlo e non tutti lo usano civilmente. Essendo quello uno dei luoghi più turistici della città, a chiedere di usare i servizi è anche più di un centinaio di persone al giorno. E per i titolare del locale la situazione diventa critica, sia per le necessarie pulizie, sia per i disagi arrecati ai clienti.
Stamattina erano già passati diversi gruppi quando l’ennesima turista è entrata chiedendo della toilette. <Mia figlia Martina le ha risposto che il bagno è per i clienti e che poteva prendere anche solo un caffè o un bicchiere d’acqua- racconta Marina Mariani, titolare del locale -, ma la donna ha deciso di non consumare e di pretendere comunque l’uso dei servizi>. La posizione della signora era così ferma da spingerla ad andare a chiamare due poliziotti che stavano passando per la piazza, sostenendo che usare il bagno era un suo diritto. <Alla richiesta dei due agenti di far usare il bagno alla donna . continua Mariani -, mia figlia è stata irremovibile, perché qui arrivano centinaia di persone e non può certo una piccola azienda sopperire alla mancanza di servizi offerti da strutture pubbliche. Dopo aver insistito un po’, i poliziotti hanno comperato loro un pacchetto di chewingum per la donna e abbiamo quindi permesso che andasse in bagno>. Lei, la signora, è rimasta convinta del fatto che usare gratuitamente la toilette senza consumare fosse un suo diritto.
Il Tar, Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana con sentenza n. 691/2010, ha infatti sancito la illegittimità di una disposizione del regolamento di Polizia Municipale del Comune di Firenze che imponeva agli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande di mettere i servizi igienici a disposizione anche di coloro che, non effettuando consumazioni, non sono clienti del locale. La sentenza ha stabilito che non esiste alcun obbligo in capo agli esercizi di somministrazione di fornire i servizi igienici di cortesia al pubblico in generale, cioè a chiunque ne facesse richiesta a prescindere dalla sua qualità di cliente dell’esercizio.
Il Tar ha inoltre riconosciuto la eccessiva gravosità dell’obbligo in discorso dal quale discenderebbe una limitazione della libertà di iniziativa economica, in violazione dell’articolo 41 della Costituzione, nonché un perturbamento della concorrenza in quanto il Comune di Firenze intendeva imporre ai privati di rendere a titolo gratuito una prestazione che, allorché venga resa dal Comune medesimo, è, invece, a titolo oneroso. Tale previsione, oltretutto, era caratterizzata anche dalla completa mancanza di compensazioni da parte del Comune per lo svolgimento di un servizio di natura pubblica. La sentenza ha, inoltre, rimarcato come la messa a disposizione di chiunque ne facesse richiesta dei servizi igienici si sarebbe tradotta in uno scadimento del servizio per i consumatori. Insomma, per tenere tutto pulito aprendo i bagni a tutti in un luogo turistico ci vorrebbe personale dedicato del quale un’azienda privata non certo può farsi carico.
Per tornare a Genova, il “Bar del Duomo”, pur essendo in piena “zona movida” non è uno di quei locali che “rapinano” il territorio aprendo alle 10 di sera per chiudere il più tardi possibile. <Apriamo tutti i giorni dalle 7,20 alle 21. Solo in occasioni articolari arriviamo alle 22> spiega Marina Mariani. Insomma, il bar dà un servizio 7 giorni su 7 a genovesi e turisti, dal mattino alla sera, senza arrecare disagi alla zona. Certo, ha aperto in un punto strategico per il turismo e per questo i titolari hanno messo in conto anche qualche disagio per l’utilizzo massiccio della toilette, ma da qualche tempo la situazione si è fatta insostenibile e dall’offrire un servizio ai clienti (obbligatorio per tutti i pubblici esercizi) a mettere in campo un servizio gratuito di toilette a disposizione di tutti i turisti genovesi il passo è (o dovrebbe essere) lunghissimo. I primi bagni pubblici disponibili sono quelli del Porto Antico. C’è poi qualche vespasiano, ma il più vicino, quello di piazza Caricamento, è stato da poco rimosso perché creava forti problemi di igiene. Ad ogni modo, questo genere di bagno pubblico è, per sua natura, riservato agli uomini.
Al di là dell’episodio specifico, accaduto in una giornata di grande affluenza turistica che ha esasperato i gestori del bar, i quali hanno fatto valere la legge, esiste un problema più generale che riguarda la carenza di servizi in una zona, quella che sta tra l’Expo e De Ferrari, a forte valenza turistica, emerge ancora una volta la necessità di fornire ai visitatori un’adeguata accoglienza anche sotto questo profilo.

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4 thoughts on “Vuole andare in bagno in un bar, ma non consumare. Poliziotti le pagano i chewingum per “aprirle” la toilette

  1. A proposito di servizi pubblici, vogliamo commentare la scelta di rendere a pagamento quelli delle stazioni ferroviarie di Brignole e Principe? Alla faccia dell’ accoglienza turistica! Certo, i genovesi hanno da sempre una nomea in fatto di venalità; in questo modo, chiunque capiti in città può sincerarsi che non si tratta di un luogo comune.

  2. abito nel centro storico. mi piacerebbe sapere perchè un’ area così frequentata non possa essere dotata di bagni chimici

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