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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/1 settembre 2016

rubrica Discoclub

A CURA DI DIEGO CURCIO

LISA HANNIGAN – At Swim

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Lisa H (irlandese, al terzo disco lungo) è una rappresentante del ceto medio musicale; ceto che, come quello medio e basta, sta scomparendo insieme con l’industria musicale come la conoscevamo. Medio perché sospeso tra tentazioni indipendenti e precisione emersa; medio perché malinconico ma con giudizio, senza esagerare o strafare; medio perché buono per navigati ascoltatori e passanti distratti. Le undici ballate qui sono acustiche e spaziose, prodotte da Aaron Dessner di casa National, ben scritte e ben suonate, con arrangiamenti da colonna sonora di un film intimo (We, The Drowned è un esempio magistrale tra tocchi di piano e archi tenebrosi). Meno diretto dei due dischi che l’hanno preceduto, At Swim è anche più complesso e completo, più maturo, si sarebbe detto un tempo. Una bella sorpresa in minore, per cominciare l’autunno. Marco Sideri

FAIRPORT CONVENTION – Live in Finland 1971

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La scena è quella del Ruisrock Festival, Turku, in Finlndia, l’anno è il 1971. Il gruppo che si presenta sul palco ha poco a che fare, a livello di organico, con la band (filo-americana nelle scelte) di poco tempo prima. Il focus ora è tutto su un repertorio di “traditional” inglesi, ma il diverso assestamento di musicisti è di eccellenza, comunque: è rimasta l’implacabile chitarra ritmica (soprattutto) di Simon Nicol, c’è Dave Mattacks alla batteria, Dave Pegg al basso, e soprattutto quel folletto dal fraseggio incandescente sul violino elettrificato che è Dave Swarbrick. Racconta lo stesso Nicol nelle note che il gruppo a quel punto aveva un piglio allegro ed aggressivo che poteva ricordare i Creedence Crelarwater Revival nell’impatto, anche se la base erano vorticosi tour de force nell’affrontare antichi classici “british” a velocità radiante. Ecco allora che, al riascolto, questo nastro perfettamente inciso ci restituisce un’istantanea necessaria e che mancava dei Fairport, in uno dei loro momenti più intensi. E una Mason’s Apron così acida, indiavolata e veloce non l’avete mai ascoltata. Guido Festinese

I Nostri Preferiti
ROBERT WYATT – Rock Bottom

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Un disco di fronte al quale si resta indifesi. E dire che, come la copertina della ristampa su cd suggerisce, questo è un disco fatto d’acqua e perciò potrebbe evaporare in un attimo. Invece, da quasi trent’anni, “Rock Bottom” stupisce chiunque lo ascolti, compreso chi all’epoca della sua pubblicazione non era ancora nato. Un’opera inclassificabile, unica; un esempio di quel sacro graal a cui molti ambiscono: la musica totale. Quasi improponibile è qualsiasi termine di paragone, a parte forse il Tim Buckley di “Starsailor” per la struttura completamente “altra” dei suoni. Ma se lì vive la rabbia nei confronti degli elementi, quasi una prometeica ricerca del fuoco, qui si viene calati in una dimensione sospesa, prenatale e, ancora una volta, acquatica (“Sea Song”, ovviamente). È vero, ci sono momenti in cui si addensa una certa cupezza, ma è la cupezza del sonno agitato, del sogno strano che, la mattina dopo, lascia solo una lieve traccia di sé. Sei brani lunghi, incantatori, pieni di invenzioni, nati, quasi per caso, a Venezia (di nuovo l’acqua…) su una piccola tastiera e poi completati da Wyatt durante la terapia di riabilitazione seguita alla caduta che gli paralizzò gli arti inferiori. Se è vero, come sostiene Francis Bacon, che la grande arte nasce inevitabilmente dalla sofferenza, è altresì vero che raramente l’elaborazione in chiave artistica della sofferenza è avvenuta in modo tanto sereno: “Sentivo che la perdita delle gambe avrebbe potuto regalarmi una nuova libertà”. Forse consci dell’irripetibilità della situazione, anche i collaboratori sembrano dare qualcosa in più: da Hopper a Frith, da Oldfield allo straordinario (e purtroppo scomparso) trombettista Mongezi Feza. Antonio Vivaldi

IL DIARIO

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Diario del 31 agosto 2013
E’ il momento delle donne non più sposate, per fortuna questa volta non una vedova, ma una divorziata. Già parecchi anni fa era successo un episodio del genere. Una signora di mezza età mi aveva portato un pacco con un bel po’ di vinili, sia 45 giri sia 33, “Guarda se si possono vendere”. Li tiro fuori e, orrore!, mi accorgo che le copertine sono in ottimo stato, ma vuote, perché i vinili sono ammucchiati gli uni su gli altri con la polvere indurita nei solchi e delle righe che li facevano urlare per il dolore, “Mi spiace, ma questi puoi pure buttarli via, sono invendibili; chi è che li teneva in questa maniera?, “E’ quello scemo del mio ex marito, nemmeno questi mi ha lasciato; fammi un piacere, buttali via tu”. Cosa che faccio, ma mi trattengo alcune copertine, Rimmel di De Gregori, un Battisti, un Simon & Garfunkele e, soprattutto, quella di una giovanissima Catherine Spaak, la più ammirata nel corso degli anni dai clienti.
Oggi si replica, questa volta è un sacchettino, pochi dischi, nessun valore e nemmeno tenuti bene, “Siete interessati a comprarli?”, mi chiede la giovane divorziata, la risposta non può essere che negativa “Non valgono niente, sono da buttare”, e lei, rabbiosa, “Ecco qui, quell’imbecille si è passato la vita a raccogliere della roba di plastica che non vale niente”. Se ne va, ma non mi lascia il sacchetto (forse pensa che io voglia fare il furbo e comprarli per pochi euro), ma intanto non c’era niente di salvabile, nemmeno le copertine.

LE PROSSIME USCITE

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Oggi
THALIA ZEDEK BAND – EVE
THE FLESHTONES – THE BAND DRINKS FOR FREE
CRYSTAL CASTLES – AMNESTY (I)
GLASS ANIMALS – HOW TO BE A HUMAN BEING
ED HARCOURT – FURNACES
KISS – KISS ROCKS VEGAS
FREDDIE MERCURY – MESSENGER OF THE GODS-THE SINGLES
JOSHUA REDMAN & BRAD MEHLDAU – NEARNESS
THE DIVINE COMEDY – FOREVERLAND
KING CREOSOTE – ASTRONAUT MEETS APPLEMAN

8 settembre
NICK CAVE & THE BAD SEEDS – SKELETON TREE

11 novembre
PINK FLOYD – The Early Years 1965-1972

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 RYLEY WALKER GOLDEN SINGS THAT HAVE BEEN SUNG
2 RADIOHEAD A MOON SHAPED POOL
3 THE ALBUM LEAF BETWEEN WAVES
4 PETER HAMMILL LIVE AT ROCKPALAST
5 MORGAN DELT PHASE ZERO

 

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