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L’intellighenzia e il popolino

La foto da contrapporre, idealmente, a quella del palazzo di via XX settembre, numero civico 11,  in cui, in 700 metri quadrati riattati, verranno ospitati 25, per ora, migranti è quella fornita da Alessandro Morgante, presidente del municipio Medio Levante. Nell’immagine compaiono una dozzina di ospiti della Fiera intenti a ridipingere la ringhiera di piazzale Kennedy, in corso Marconi. L’intervento fa parte di un piano sinergico fra comune e cooperativa Agora’, attraverso il quale sotto la supervisione dell’assessore Gianni Crivello, alcuni volontari si occuperanno di dare una mano ad Aster e Amiu. Prove di confronto, insomma, dopo il muro contro muro dei giorni scorsi. Contrapposizione in cui molta parte del Pd sosteneva l’inclusione, senza se e senza ma, cavalcando la vuota retorica del “fuggono da una guerra, da condizioni terribili, abbiamo il dovere di aiutarli”. A prescindere. Sino al caso eclatante del rifiuto degli intellettuali di sinistra di stanza a Capalbio per le vacanze, che è’ coinciso anche tempisticamente, perfettamente con la bella idea di piazzarne 25 nella via per antonomasia dello shopping genovese. Tanto che il prof. Francesco Gastaldi con il suo solito cinismo ironico coglieva il significato al volo sintetizzando da par suo le due vicende “La rivolta anti-profughi di Capalbio mette d’accordo per la prima volta l’intellighenzia di sinistra con il “popolino” … un fatto storico …” Un fatto storico, insomma, antitetico al principio, propagandisticamente unanimemente accettato, che vorrebbe gli intellettuali vere e proprie avanguardie delle masse collocarsi più a sinistra delle stessa sinistra, mentre  in questo caso hanno espresso posizioni solitamente cavalcate dalla destra più retriva e leghista. Come è stato semplicisticamente e affrettatamente etichettato personaggio di destra, un altro intellettuale del Pd, il filosofo, Simone Regazzoni,  professore a contratto dell’Università di Pavia, ex spin Doctor di Lella Paita, unico, per ora candidato alle primarie. Regazzoni ha pagato il fatto di aver affrontato di petto argomenti come la criminalità, il terrorismo e i problemi legati all’accoglienza a profughi e migranti. Temi che solitamente esulano dalla dialettica di buona parte della sinistra tanto attenta al politically correct. E, quando a forza vi rientrano, vengono trattati col paternalismo di chi ha fatto dell’accoglienza una missione. Così per lunghi giorni è stato un duello senza esclusione di colpi, con schieramenti contrapposti, muro contro muro. Con tentativi di screditare il filosofo con la vecchia storia della presentazione di un suo libro a Casa Pound e la strumentalizzazione della tessera ad honorem di Forza Nuova. Comunque  in ritardo rispetto all’offerta di alleanza dell’altro candidato sindaco già in campo, Stefano Balleari, esponente a Tursi di Fratelli d’Italia. Insomma esibizione di muscoli, muscoli, muscoli e…. poco cervello. Perché la strategia di Regazzoni sull’accoglienza veniva regolarmente targata come se venisse dalla destra xenofoba. E questo nonostante le buone intenzioni del candidato e del gruppo che lo sostiene “Se da sinistra vogliamo provare seriamente a rispondere al problema migranti non possiamo limitarci a generiche tirate morali in cui si dichiara che i ponti sono meglio dei muri o che ci vorrebbe una vera accoglienza. A volte in politica serve andare oltre l’abc e provare a proporre risposte concrete. Altrimenti sui nostri ponti la destra costruirà la propria vittoria. Noi oggi dobbiamo rispondere a una sola domanda: che fare? La nostra proposta è quella di dar vita a un modello di accoglienza diffusa e partecipata. Per fare questo serve la creazione di un tavolo di regia centrale con Prefettura, Comune, Regione, Terzo settore e forze sociali. Questo tavolo dovrà gestire la collocazione di nuclei di 10 massimo 15 persone sul territorio, coordinandosi con tavoli di municipio che definiscano progetti specifici di integrazione. Che cosa significa integrazione? Bisogna essere concreti e realisti. La questione dei lavori socialmente utili, in presenza di grandi numeri, non è prospettabile. Occorre stabilire un patto sociale con i migranti: in cambio dell’accoglienza, e per permettere un processo di integrazione nella comunità devono rendersi disponibili per attività di volontariato civico cui saranno accompagnati corsi di lingua italiana. Se vogliamo prospettare soluzioni concrete e praticabili questa è una strada”. Strategia snobbata, quella di Regazzoni, e dei suoi alleati Paolo Gozzi e Giovan Battista Raggi, sino a quando l’intervento di un vecchio della politica genovese, Arcangelo Merella, ex socialista, ed ex assessore al traffico delle giunte di Beppe Pericu ha iniziato a creare qualche crepa. Arcangelo, uomo pratico, ha postato sulla sua pagina facebook un lungo messaggio col fine di superare gli schieramenti e di produrre un inizio di dibattito “Con la consueta classe, Federico Rampini interviene questa mattina su La Repubblica sul tema dei profughi e delle possibili condizioni in cui possono stare nelle nostre città senza attirare ostilità. E lo fa rilanciando il tema, anche da me proposto qualche settimana fa sul mio profilo FB, dell’impiego in attività di pubblica utilità di coloro che, con il significativo impegno dello Stato, si stabiliscono vicino a noi.Il tema non è se sia giusto o meno ospitarli in via XX Settembre o al Cep. Credo che l’errore più grave che si possa commettere sia proprio quello di isolarli in quartieri periferici, sommando disagio a disagio, con pregiudizio delle condizioni di legalità e di sicurezza. Se qualcuno ha qualche dubbio si studi il problema delle periferie di Parigi, Bruxelles o Londra, o, senza andare troppo lontano, la situazione di Sampierdarena o di parte del nostro Centro Storico. A mio avviso, i problemi sono due: il numero, 2.200, un numero alto, superarlo può essere “pericoloso” se si continuano a concentrare in città. L’altro, ed è il prevalente, non è pensabile che lo Stato affronti una spesa di circa 1.000 euro al mese per garantire vitto alloggio e “argent de poche” consentendo poi che, da soli o organizzati dalla criminalità, ciondolino in ogni angolo della città chiedendo l’elemosina. Un Comune coraggioso predispone dei progetti, anche a carattere formativo, individua le aree di lavoro e li impiega dando loro 3/400euro al mese che, sommati a quanto già ci mette lo Stato, corrispondono ad uno stipendio medio di tanti in Italia.  E se il Comune non ha soldi se li faccia dare dalla Comunità Europea, attingendo dai soldi non spesi, che è molto meglio che li dia a noi piuttosto che a Stati ostili.Nel nostro Comune i settori di lavoro su cui intervenire sono molteplici: cimiteri, spazi verdi, aiuole, recinzioni dei parchi, ringhiere storiche (le nostre splendide color verde genovese)… cioè tutti quegli elementi di arredo urbano e luoghi di interesse sociale che sono trascurati e che il Comune sostiene di non poter curare per carenza di personale e risorse.E qualora né lo Stato né la Comunità Europea volessero partecipare al finanziamento dell’iniziativa, il Comune può sempre provvedervi attingendo dal contratto di servizio di Amiu e Aster alle corrispondenti voci. Su questi temi – e su altri che nelle prossime settimane solleciterò – è bene che i candidati sindaco inizino seriamente a confrontarsi e dire con chiarezza ai cittadini, prima del voto, cosa intendono fare”. Con la pacatezza che gli è solita di fronte al nervosismo crescente Merella riesce a riportare il dibattito al centro della piazza, lasciando da parte le prove muscolari di casa nel Pd in questo periodo che prelude alle candidature, e cerando di contrapporre, e imporre, la preminenza del ragionamento.  Tanto che Regazzoni risponde immediatamente dicendosi d’accordo su gran parte della cose proposte “Concordo con molte cose di quanto dice Arcangelo Merella. Ma in termini molto pragmatici penso che la questione dello stipendio sua impossibile. Per questo abbiamo proposto il volontariato civico nella cornice di un patto sociale con gli immigrati”. E a ruota arriva anche la proposta di Antonello Barbieri, segretario provinciale del Centro democratico, già autore qualche settimana fa di un pubblico endorsement a favore del sindaco uscente Marco Doria finita nel vuoto.  E La proposta di Barbieri è suggestiva perche’ li collocherebbe nei paesi dell’entroterra al fine di ripopolarli. “Accogliere i migranti è un dovere, ma può essere anche una straordinaria opportunità per la nostra Regione. In Liguria, infatti, dal 1961 ad oggi è stato abbandonato oltre il 75% del territorio, i Paesi dell’entroterra hanno vissuto un calo demografico in percentuali, in molti casi, prossime al 90%. Terre prima coltivate sono ora boschi inaccessibili, centinaia di abitazioni, disabitate da anni, si stanno deteriorando irrimediabilmente. L’inserimento graduale dei migranti, ovviamente a seguito di un percorso adeguatamente sostenuto, potrebbe rivitalizzare comunità e territorio. Vanno create le condizioni che permettano ai richiedenti asilo di avere un’occupazione e sentirsi utili ed alla nostra Regione di riprendersi un territorio ormai abbandonato. Si creerebbero le condizioni, senza costi aggiuntivi, per accogliere, integrare, rivitalizzare territori abbandonati. Regione, Prefettura e Comuni devono al più presto definire una efficace strategia che individui criticità e potenzialità, vanno formati i sindaci, ( partendo dall’esperienza riconosciuta di ANCI LIGURIA ) sulle pratiche necessarie per l’avviamento al lavoro dei migranti ed individuate politiche mirate ed incentivi partendo dall’accesso ai fondi europei per lo sviluppo rurale, contro il dissesto idrogeologico e per l’agricoltura di montagna, fondi troppo spesso inutilizzati per incapacità progettuale e conseguentemente restituiti all’Europa. Non c’è nella da inventare, conclude l’esponente del Centro Democratico, la strada è tracciata e positivamente percorsa in altre regioni, e noi? Resteremo a guardare anche questa volta?” E Barbieri motiva ulteriormente la sua proposta” Sull’argomento dell’abbandono progressivo delle vallate dell’entroterra  subito dopo la seconda guerra mondiale frutto della possibilità di trovare facilmente lavoro negli stabilimenti della Genova industriale e nel Porto e nella possibilità di invertire la tendenza trovando il modo di inserire famiglie di migranti ovviamente guidati e sostenuti dalla mano pubblica, non ho documenti specifici ho solo un’intuizione che tutti potrebbero avere se decidessero di passarsi una giornata in giro per quelle terre troverebbero boschi impervi laddove solo 30 40 anni orsono c’erano viti ed altre coltivazioni proverebbero case fatiscenti abbandonate ed addirittura pericolose paesi abitati da poche decine di persone anziane prive di ogni servizio paesi destinati a morire e anche loro capirebbero che l’opportunità dei migranti andrebbe colta immediatamente i costi sarebbero inferiori a quelli che vengono ora sostenuti per lasciare quei ragazzi ad imbruttirsi in strutture periferiche fuori da ogni possibilità di una sana e proficua socializzazione nelle valli dell’entroterra invece si potrebbe creare un nuovo clima un nuovo modo di vivere quei territori e tutti potrebbero beneficiarne ripeto spendendo meno di quello che si spende oggi potrebbero nascere cooperative potrebbero essere ristrutturate abitazioni ad uso turistico utilizzando sempre quei ragazzi che molto spesso conoscono il lavoro e non vedono l’ora di dimostrarlo per quelle ristrutturazioni si potrebbero coltivare di nuovo quei terreni si potrebbero creare sentieri e piste ciclabili di mountain bike insomma si potrebbe far tornare a vivere territori che entro pochi decenni senza interventi sarebbero assorbiti dal bosco”.  Il sasso e’ lanciato, anche se Barbieri avverte ancora che certe scelte potrebbero incappare in interessi ormai ben radicati “Certo le cooperative che lucrano sui migranti non vedono di buon occhio operazione di questo tipo anzi ed è proprio per questo che dovremmo cercare di far qualcosa in questo senso”. E non a caso, qualche giorno fa, anche il professor Francesco Gastaldi faceva riferimento ad Agorà’ l’associazione che con profitto e con straordinaria esperienza ,acquisita sul campo, si occupa dei migranti. E naturalmente cambiare il tipo di accoglienza vorrebbe dire, in qualche modo, toccare iter di interventi già sperimentati e memorizzati.  E poi, nota dolente, ma comunque fondamentale in tutto questo dibattito, c’è’ un sindaco che proprio non riesce ad andare oltre alle vuote formule retoriche riproposte all’infinito e un assessore, il suo assessore alla legalità, Elena Fiorini, che nelle vesti di avvocato difende un migrante che ha rubato e dovrebbe essere espulso e visto che è padre con famiglia in Italia per il ricongiungimento, riesce ad evitargli la pena. Poi, intervistata, dice che si è trattato di un equivoco. Il mondo a te sta in giù, capovolto, insomma, tanto che il prof. Francesco Gastaldi non può fare a meno di annotare “Da Il Secolo XIX di ieri, a proposito dell’assessore comunale di Genova alla legalità Elena Fiorini che, come avvocato, continua a difendere migranti. La polizia aveva già revocato il permesso di soggiorno al migrante e tu che sei anche assessore comunale gli fai fare un ricorso contro le disposizioni della Polizia, quando avevi detto che da quando sei diventata assessore hai rinunciato a qualsiasi incarico di difesa per dedicarti totalmente al tuo nuovo ruolo per evitare conflitti di interessi. Ma cose da matti!!!” E Regazzoni tenta ancora una volta di inchiodare il sindaco ” Auspico che Doria abbia il buonsenso di aprire un vero confronto con la cittadinanza sul caso del centro di accoglienza in via XX Settembre che è ormai all’attenzione dei media nazionali per la sua pessima gestione”. Ma, come si dice non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Eppure il segretario provinciale Alessandro Terrile, qualche giorno fa ha promesso, preannunciando i temi dei dibattiti alla Festa dell’Unita che inizia domani al porto Antico, che si parlerà anche di immigrazione. E forse sarà quella l’occasione, da non perdere per il Pd genovese, di smantellare i rigidi muri ideologici e iniziare a costruire i ponti. Con l’intellighenzia che, per una volta, si sente in dovere di fare gli interessi del popolino.

Il Max Turbatore

capalbio

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