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Ex Ghetto, droga in lavanderia e nell’ecopunto. I dipendenti Amiu lavorano scortati

Due giorni fa i carabinieri hanno dovuto scortare gli operatori che si sono occupati della pulizia dopo che una cittadina aveva litigato con i tossici nell’ecopunto di vico dei Fregoso che questi usavano come fumeria di crack. Nello stesso magazzino per la raccolta dei rifiuti è stato trovato un giaciglio di fortuna. Giovedì scorso la polizia del commissariato di Pre’ ha trovato nella lavanderia a gettoni un tunisino con 7 dosi di eroina

 

operatori amiu scortati dalla polizia ghetto

di Monica Di Carlo

C’è anche chi ci aveva creduto, convinto di poter vivere una vita normale in una zona che più di frontiera non si può: l’ex ghetto ebraico, tra via del Campo e la Nunziata: vico dei Fregoso, vico Untoria e quel reticolo di vicoli delimitato a est da via Lomellini e a ovest da vico di Santa Sabina. E invece no. Invece non è bastato il recupero di alcuni edifici e della piazza, una volta (cinta dalle pluridecennali macerie dei bombardamenti inglesi del 1941) “senza nome”, oggi dedicata a don Andrea Gallo. Certamente ci credono i travestiti, che lì continuano a lavorare nei bassi di loro proprietà e proprio per quello svolgendo un’attività legale, senza alcuna forma di sfruttamento. Proprio Rossella Bianchi, la presidente dell’associazione Princesa (l’associazione dei transgender dediti al meretricio di cui proprio don Gallo era presidente onorario), lavoratrice sessuale e scrittrice con due libri all’attivo, ha regalato alla piazzetta bellissime piante che un anziano cileno, Francisco, bagna ogni sera. L’uomo lo scorso anno fu picchiato da un gruppo di stranieri che si intrattenevano nella piazza proprio perché con la pompa dell’acqua bagnava il posto dove si volevano sedere, per terra e probabilmente perché si sentivano disturbati da lui e da quel manipolo di donne, non più di quattro o cinque, che si andavano a sedere lì, occupando il territorio in maniera positiva. È stata una lotta lunga e dura, fatta di minacce, di confronti continui, anche piuttosto ruvidi, di appelli alle forze di polizia. Alla fine nel tratto iniziale dei vico dei Fregolo sono state tolte le impalcature sotto le quali gli spacciatori si nascondevano per i loro loschi traffici e la situazione è miracolosamente migliorata. Tutti i genitori della zona, quest’estate, portano i bimbi lì a giocare a palla, a rincorrersi, a fare qualche giro in bici. Gli stranieri “non sani” (perché invece ce ne sono di sani tra le famiglie che occupano di giorno lo spazio), magrebini, sudamericani, centroafricani, arrivano comunque (con le loro bottiglie e qualche volta con la loro droga), ma più tardi, verso mezzanotte, quando la maggior parte delle famiglie è sciamata.

piazza senza nome don gallo
Gli abitanti “sani” del quartiere pensavano di avercela quasi fatta a far sloggiare quantomeno da una parte della zona quelle sgradite frequentazioni, che a volte arrivavano persone scortate da grossi cani che facevano paura a grandi e piccini. E invece no. Lo spaccio, principalmente magrebino, resta padrone incontrastato dell’ex ghetto. Se n’è accorta ieri una donna che, entrata nell’ecopunto di vico dei Fregoso (e per farlo ha dovuto aprire le porte che erano socchiuse) si è trovata davanti diversi fumatori di crack che probabilmente avevano appena comperato la dose in zona. Lei è una di quelle che non stanno zitte, che non si perdono d’animo. Li ha insultati, ha detto loro di andarsene e ha tirato loro in faccia i sacchetti della spazzatura che aveva in mano. Qualcuno ha chiamato i carabinieri. Sono arrivati gli uomini dell’Amiu che con tre mezzi hanno ritirato i rifiuti del magazzino strabordante di indifferenziata, carta, plastica e bottiglie.

magazzino vico dei fregoso amiu ecopunto 1
Hanno dovuto lavorare scortati dai militari dell’Arma, perché nel ghetto persino gli uomini della partecipata pubblica, che solitamente se la cavano benissimo da soli anche nei posti genericamente ritenuti meno sicuri, hanno paura.
La pulizia deve essere stata approfondita perché oggi, nel primo pomeriggio, l’ecopunto era già stato “arredato” con una rete, un materasso e con un comodino. Una sistemazione che la dice lunga sul grado di disperazione di chi l’ha creata.

magazzino vico dei fregoso amiu ecopunto

A testimoniare come stanno le cose al ghetto, a raccontare che non sono cambiate, è anche l’arresto effettuato giovedì scorso dai poliziotti del commissariato Pre’ nella lavanderia a gettoni all’incrocio del Campo e vico dei Fregoso, proprio davanti a una delle due moschee della zona: 7 dosi di eroina.

polizia eroina ghetto lavanderia

Gli uomini del commissariato hanno scoperto che un tunisino sui trent’anni al loro arrivo aveva buttato la droga nel cestino della spazzatura. Lui ha negato, ma le telecamere interne dell’esercizio lo hanno inchiodato alle sue responsabilità ed è stato denunciato.

polizia lavanderia ghetto
Nel ghetto più che altrove alle forze di polizia lavorare deve sembrare come svuotare il mare con un cucchiaino.  La vivibilità è compromessa, insieme alla sicurezza. Anzi, non è mai stata recuperata anche se per qualche tempo pareva che il quartiere, dove interi palazzi sono occupati da stranieri ghettizzati in case dormitorio fatiscenti in cui vive un’irragionevole quantità di persone, dove ci sono ancora immobili sequestrati, dove lo spaccio non è mai andato via, stesse cominciando a risollevarsi. A differenza di Pre’, qui anche il commercio è morto da tempo. Non ci sono più né i negozi ne le trattorie di un tempo. E quelli che avevano pensato di poter vivere qui, acquistando una casa a un prezzo moderato e puntando sul recupero e sul rilancio, stanno pensando di gettare la spugna e andare via.

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