Sindaci e topi

Alla fine, favorita, forse, dall’abbassarsi delle temperature, la foschia che gravava in questi giorni di agosto sulle prossime elezioni amministrative in Liguria accenna a diradarsi. Nel Pd, dopo la clamorosa autocandidatura del filosofo Simone Regazzoni, parrebbe che i salotti e i caminetti, come meglio ama definirli proprio il primo candidato ufficiale alle primarie, a seguito di riunioni nell’ombra fra le componenti storiche della minoranza, che in Liguria continua a governare le cosiddette rendite di posizione, la montagna rossa, insomma, abbia partorito finalmente il suo bianco topolino. Padre di un’operazione da ancien regime, e tipica della vecchia politica, sembra sia il giovane guardasigilli del governo Renzi, lo spezzino Andrea Orlando, esponente dei giovani Turchi, che il premier Matteo Renzi ha incluso nel suo governo in omaggio ai diritti delle minoranze del partito in cui è segretario politico. Lo rivela Oggi in un suo articolo Mario Paternostro, giornalista e presidente di PrimoCanale “Insomma l’Orlando scende in campo anche lui per conquistare Genova, partendo da La Spezia e Sarzana e lo vorrebbe fare indovinate con chi? Con il sindaco uscente Marco Doria “personalmente di persona”. Ecco allora che si spiegherebbe un certo fermento nei salotti-bene di Genova dove l’Orlando sarebbe ospite fisso, come i dimostratori del Folletto fanno nelle case di periferia, per propugnare la sua filosofia politica di non renziano che sta nel governo Renzi, di “giovane turco” (targa che oggi sarebbe meglio cambiare) certamente intelligente, colto e anche politicamente sagace.
Ma quando nei salotti prova a dir che il suo candidato per rilanciare Genova è il Marchese ecco che sorge qualche malcelata perplessità. Si chiede qualcuno come mai l’Orlando si svegli oggi è non abbia fatto niente durante le regionali lasciando che il Pd nelle mani della sua rivale in terra spezzina, Raffaella Paita marciasse sereno verso i campi di Waterloo.Ma torniamo a Genova. I bene informati sostengono che il ministro della Giustizia abbia il placet del commissario Ermini che non vede l’ora di varcare per sempre senza biglietto di ritorno al di là del Magra e quindi purché si scelga uno gli va tutto bene. Avrebbe, poi, un feeling con ambienti di sinistra chic, di ex destra non soddisfatta, di imprenditori, di professionisti in cerca di sistemazione, di preti da barricata, di signore divise tra Mangini e le spiagge di Santa, e infine, di qualche cariatide del Pd ex Pci che è ancora convinto di lavorare solo per la classe operaia”. Insomma un Doria bis, con tentativo di saltare anche il rito delle primarie, tanto che Paternostro sottolinea anche la difformità di una simile iniziativa, che lo stesso segretario provinciale Alessandro Terrile, attualmente impegnato nel percorrere il camino di Santiago di Compostela, forse nella speranza di assistere a una improbabile visione che gli chiarisca finalmente le idee, aveva a suo tempo escluso, pur consapevole del pericolo di un confronto a suon di voti in un partito per forza di cose lacerato dopo i risultati del referendum. Spiega il presidente di PrimoCanale ” È evidente che Doria è d’accordissimo e sfrigola coma mai ha fatto in questi oltre quattro anni di carestia per Genova. E pare che nel Pd si cominci a sostenere che se si dovesse ripresentare il sindaco le primarie sarebbero una offesa. Povera Vincenzi che trattamento aveva avuto a suo tempo dai suoi compagnucci di merenda, Burly in testa! Il retroscena agita nel Pd chi sta tentando di virare da qualche parte con l’unico scopo di dimostrare che il partito di Renzi a Genova non è una salma anche se ne ha la rigidità. A partire dell’assessore Emanuele Piazza, passando dal vice sindaco Bernini, sfiorando l’ex assessore Rossetti per finire sul l’unico candidato ufficiale, il filosofo Regazzoni. La festa dell’Unità fra venti giorni lancerà segnali. Vedremo. Per intanto i salotti vengono chiusi e Orlando con la foto tessera di Doria nel costume da bagno batterà gli arenili da Paraggi a Portofino. Attento a non finire sugli scogli”. E subito in città e’ partita la contraerea, da parte, ma non solo, di Regazzoni, che, dopo aver dato le dimissioni dalla commissione regionale di garanzia, ruolo incompatibile con la sua candidatura, ha ufficializzato la sua partecipazione alle primarie e sta già lavorando senza sosta per costituire la sua squadra, al fine di precostituirsi una base elettorale in grado di sostenerlo in vista dell’appuntamento autunnale. Il filosofo, ex spin doctor del capogruppo regionale del Pd Raffaella Paita nel confronto perso con il governatore Giovanni Toti, ha immediatamente provveduto a postare due commenti al vetriolo sulla bacheca della sua pagina social “La vecchia politica si muove tra cene e salotti a sostegno di Doria. Uno spettacolo poco edificante. Che porta il Pd dritto verso una nuova sconfitta. Ma se Orlando pensa di venire a Genova per rifilarci un Doria bis ha sbagliato i suoi calcoli”. Ribadendo poi i motivi della la sua battaglia per il rinnovamento e i pericoli di una candidatura del sindaco che intenderebbe succedere a se stesso “Doria si ricandiderà a Sindaco di Genova. Con l’appoggio del vecchio apparato Pd. È una scelta politica suicida. E occorre dirlo ora con responsabilità e chiarezza. Chi lavora tra caminetti e salotti per la ricandidatura di Doria lavora per la sconfitta del Pd. La mia candidatura è una sfida frontale al vecchio apparato Pd e a un Sindaco che non ha saputo fare il bene della nostra città.

Con chi stai? Mi viene spesso chiesto. La risposta è semplice. Con tutti quelli che pensano sia venuto il tempo di rinnovare davvero il Pd.Con tutti quelli che pensano sia venuto il tempo di governare davvero, e al meglio, Genova. Con tutti quelli che hanno voglia di dare un contributo di idee e energia per costruire il futuro della nostra città”. Ma non è’ stato solamente Il docente di filosofia estetica all’Università di Pavia a esternare sgomento di fronte ad una notizia che era da giorni nell’aria e che vedrebbe cementarsi sulla candidatura del primo cittadino uscente le schegge della minoranza, da Mario Margini a Tullo, sino all’ex segretario regionale Giovanni Lunardon, che, dopo l’elezione come ultimo della lista Pd in Regione, ha lasciato il suo incarico a favore del commissario David Ermini. Quest’ultimo non vedrebbe l’ora di lasciare il suo ruolo nel partito ligure per tornare a concentrarsi esclusivamente sui suoi impegni parlamentari.

Post breve ma incisivo anche di Francesco Gastaldi, professore attivissimo sulla sua pagina Facebook che ironizza “Ottima notizia per il centrodestra. Non so se questa notizia sia vera, ma se è vera i salotti della “Genova bene” sono ridotti proprio male!!! Un suicidio di massa!!!”.

Come dicevo un topolino bianco partorito dalla montagna, ottimo candidato, almeno per la sua attuale attinenza con una città in cui le tribù di ratti la fanno da padroni, a giudicare da quanto ha più volte denunciato, senza ricevere risposte attendibili proprio dal sindaco, il vicepresidente del consiglio comunale, Stefano Balleari, esponente di Fratelli d’Italia. Anche lui da mesi in campo, nonostante non abbia ricevuto, al momento, endorsement da Toti e soci, che ufficializzi la sua campagna come candidato sindaco del centro destra. Proprio Balleari ieri era impegnato in una riunione conviviale insieme alla maggioranza regionale ed alla giunta al monastero di Santa Croce a Montemarcello Magra. Balleari ha postato un suo commento sulla riunione “per tracciare un bilancio di un anno di attività assolutamente positiva, guardando alle sfide future tra cui il referendum e prossime elezioni amministrative di Genova e Spezia: siamo certi che i cittadini dimostreranno di apprezzare la nostra coerente azione di governo”. Ma nonostante il suo impegno, e la sua onnipresenza prezzemolesca sulle pagine social e non, come si diceva, ancora non ha ricevuto il via libera. Situazioni per molti versi simili, insomma.

Oltretutto, dall’altra parte della barricata, sull’endorsement del guardasigilli pende, proprio in questi giorni, dopo l’arresto del simpatizzante dell’Isis siriano e la scoperta di moschee eversive nella nostra città, la questione, di non secondaria importanza, dei rapporti con i cittadini islamici e dell’ospitalità ai profughi. Tanto che nei giorni in cui erano stati resi noti i risultati dell’inchiesta lo stesso sindaco Doria si era impantanato in una dichiarazione che aveva sollevato parecchie perplessità. Di fronte alle reiterate prese di posizione il sindaco aveva ribadito ” Non si può privare una comunità del diritto di professare la propria religione in luoghi di culto adatti. Si creerebbero solo solchi tra persone. Non c’è nesso tra avere una moschea o più luoghi di culto e la capacità di controllare, sarebbe illusorio pensare di poter contrastare il terrorismo regolando i luoghi di culto”. Il sindaco si era anche detto preoccupato perché “le nostre società sono esposte a attentati terroristici come i fatti tragici degli ultimi mesi dimostrano, ma sono esposte anche a comportamenti di singoli, individui isolati che uccidono altre persone”.

E la dichiarazione aveva dato il via ad una raffica di critiche. Con Regazzoni che l’aveva anche in questo caso messo nel mirino “Ancora una volta, e su un tema delicatissimo in cui ne va della sicurezza di tutti i genovesi, il sindaco di Genova Doria si dimostra inadeguato. Ieri è stata scoperta “una sala di preghiera schermata, allestita in gran segreto a Sampierdarena e protetta da sentinelle” in cui secondo la polizia “si riuniscono soggetti pericolosi, aderenti a posizione estreme o ultra ortodosse”.
Gli inquirenti sostengono che dal 2015 era in corso di costituzione una vera e propria associazione criminale collegata alle organizzazioni terroristiche di matrice araba, prime fra tutte l’Isis, con sede a Genova. Che cosa fa Doria a fronte di queste notizie? Invece di dire che serve un giro di vite contro l’estremismo islamico e rassicurare i cittadini, minimizza e se ne esce con quattro scontate banalità, senza mai parlare (fateci caso) di “terrorismo islamico”. Doria non ha chiaro una cosa: che siamo in guerra e che Genova è un crocevia strategico di estremisti (come scriveva oggi “La Stampa”)”. Facendo ancora insorgere Francesco Gastaldi che qualche giorno fa, dopo aver commentato criticamente l’atteggiamento inconcludente di parte della sinistra riguardo al problema, si era sentito dare dell’incompetente dall’assessore alla legalità di Tursi Elena Fiorini. Gastaldi si era gustato la sua personale rivincita richiamandola in causa “Assessore alla Legalità del Comune di Genova Elena Fiorini, nulla da dichiarare sulle indagini di ieri nei confronti dei presunti estremisti islamici “genovesi”?” Ricevendo poi il personale sostegno da parte di Tiziana Notarnicola “Credo che l’assessore Elena Fiorini debba fare una riflessione politica sulla comunità islamica genovese e cercare di individuare uno o più locali video sorvegliati dove avere il total control degli imam e delle prediche che vengono fatte all’interno della comunità musulmana ! La DIGOS di Genova e il capo della procura hanno svolto un ‘ottima investigazione ma ora bisogna che anche il Comune faccia qualcosa di concreto!”
Certo è che il guardasigilli Andrea Orlando sulla questione della legalità inerente al terrorismo, ai rapporti con l’Islam è con i profughi e non solo, in virtù del suo incarico di governo, dovrebbe chiedere a Doria e al suo assessore competente una radicale inversione di tendenza. Anche perché nel Pd non è soltanto Regazzoni ad agitare il fantasma del terrorismo e degli attentati, argomenti fino a qualche mese fa legati ai temi della destra muscolare. Stefano Balleari da mesi ne ha fatto un personale cavallo di battaglia intuendo che molti suoi concittadini seguono con partecipazione e molte palpitazioni gli eventi terroristici che hanno determinato i bagni di sangue delle stragi all’estero e nella vicina Nizza. L’ultimo post del vicepresidente del consiglio è emblematico “Se si dimostreranno i rapporti di connessione di questi 3 IMAM con il terrorismo islamico allora Genova si è macchiata di sangue innocente. Se questo è vero, allora vuol dire che abbiamo permesso, a Genova, che si sviluppasse e proliferasse questo cancro che mira solo ad uccidere innocenti.Se è vero allora vuol dire che a Genova si insegnava l’odio e si avviavano dei fanatici a compiere attentati, a macchiarsi di sangue innocente e poco mi importa se questi attentati siano in Europa, Asia, Medio Oriente, Africa o in qualsiasi parte del globo.Il sangue innocente non ha confini ne colori ne religione. E’ innocente e basta.
Dico sempre “se è vero” non perché sia particolarmente garantista, ma perché dentro di me spero che non sia vero. Spero che questa orribile macchia non coinvolga la mia città, spero sempre che Genova non abbia nulla a che fare con questo, mi auguro che non sia vero perché vuol dire che il lassismo (e questa volta non me la prendo con nessuno direttamente sarebbe meschino) ed il buonismo hanno permesso che non ci accorgessimo di aver dei reclutatori di morte in casa.Se è vero Genova ha le mani macchiate di sangue. E Genova è più di questo. Aggiungo un PS assolutamente non politicamente corretto, se si dimostreranno vere le accuse e se sarà confermato che questi 3 IMAM erano a pregare in Chiesa domenica scorsa, sarebbe il caso di porci delle serie domande su come stiamo interpretando le cose”
Si, Balleari ha ragione, anche se, per amor di convivenza, non ha voluto rigirare il coltello nella piaga, ricordando che il sindaco Marco Doria era intervenuto personalmente alla cerimonia di chiusura del Ramadan. In quell’occasione ci aveva pensato Regazzoni, comunque, a metterlo alla berlina.
Infine, in ultima analisi, ci sarebbe una ragione, squisitamente politica, ma non per questo di secondaria importanza, che giustificherebbe il posizionamento personale di Andrea Orlando sulla candidatura del marchese Marco Doria, tutta legata alla conta fra le correnti che attendono il risultato del referendum prima di dare il via alla stagione dei lunghi coltelli con i congressi e quant’altro. Occorre non dimenticare che nella lotta per la supremazia Orlando, esponente della minoranza, e la renziana Paita vengono dagli stessi ambiti territoriali e che la Paita, al momento alla Spezia vede sia il sindaco Massimo Federici, sia la segretaria del Pd Fabrizia Pecunia far riferimento alla stessa corrente della Paita. La Pecunia, il 6 giugno e’ risultata eletta come sindaco di Rio Maggiore, mentre il prossimo anno sono previste le consultazioni per il comune della Spezia. E Orlando, parte da Genova, cercando di potenziare in qualche modo come referente di spicco della vecchia guardia, il suo personale potere in Liguria. Genova, perciò, al contrario della Spezia risulterebbe piazza agevole, dove il renziano Pippo Rossetti, consigliere regionale e’ da tempo inattivo alla finestra e l’altro ministro Ligure, la titolare del dicastero della difesa Roberta Pinotti, immobile deve ancora digerire la sconfitta della sua candidata Roberta Battaglia, opposta alla Caprioglio alle ultime consultazioni comunali di Savona.
Certo, Simone Regazzoni con velleità muscolari di guastatore ha sparigliato le carte gettando nella confusione il vecchio establishment. E la sua prematura a discesa in campo ha costretto a contromosse immediate per non concedergli, in vista delle primarie, un eccessivo vantaggio. Sempre che il segretario provinciale Terrile, di ritorno dal suo personale viaggio alla ricerca di se stesso sul Camino di Santiago di Compostela, dopo la visione, non proceda a un singolare carpiato, rimangiandosi la promessa. Con Doria che cercherebbe di succedere a se stesso senza le consultazioni interne al Pd. Appuntamento vissuto sin da ora con particolare ed evidente apprensione dall’alleanza non particolarmente coesa che ha pensato di candidarlo. Anche perché il Pd, presentando un sindaco che non risulta molto amato dai genovesi, rischierebbe di ripetere, a soli due anni di distanza la frittata consumatasi nella sconfitta cocente della Paita. E a quel punto, c’è da giurarlo, sarebbe facile uscirne, per i coraggiosi burocrati del Pd attribuendone tutte le responsabilità al povero Doria. A cui consiglio di pensarci, prima di imbarcarsi in un’impresa pressoché impossibile. Se non già alle primarie, sempre che si tengano, nel secondo round, che in caso di vittoria lo vedrebbero confrontarsi con i grillini e con il centro destra. Mentre a sinistra prolifereranno, indebolendolo ulteriormente, le liste civiche. Rischierebbe, come si dice e gli si addice, di far la fine del topo.

Il Max Turbatore

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