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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/21 luglio 2016

rubrica Discoclub

A CURA DI DIEGO CURCIO

CANNED HEAT – Live In Concert 1979

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Erano già passati dieci anni dalla leggendaria esibizione nell’altrettanto leggendaria location fangosa di Woodstock, e i Canned Heat decisero di festeggiare a modo loro: preparando una salva di boogie blues tirato a lucido e galvanizzato da molta voglia di buone vibrazioni come non sempre era successo al gruppo, negli ultimi anni. A Parr Meadows, Long Island il “calore in scatola” poté contare, inoltre, sulle dita furiose e sapienti di stride piano, ragtime e boogie woogie di Jay Spell, uno che non ci vedeva, ma suonava come un demonio, e sull’elettrica possente di Mike “Hollywood Fats” Mann. Per fortuna le bobine dei registratori si misero in moto, così possiamo gustarci una delle loro migliori performance lasciate a futura memoria su nastro. Partenza con On The Road Again, finale con Shake ‘n Boogie, passando per la tappa obbligatoria di Goin’ Up The Country. E il vocino di Bob “Beat” Hite è un marchio di fabbrica gestito senza routine. Guido Festinese

HUGO RACE FATALISTS – 24 Hours To Nowhere

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Ci sono musicisti monolitici (dediti a un suono solo e alle sue sfumature per una vita intera) e musicisti diffusi (che bazzicano luoghi e suoni diversi, per vedere l’effetto che fa). La chiave, per entrambi, è la personalità: se manca, sono dolori. Se, invece, c’è, allora anche ripetizioni e deviazioni possono affascinare. Hugo Race ha personalità, ed è vagabondo, per natura. Qui (insieme agli italiani Fatalists) incarna il lato folk e ombroso della sua ispirazione in ballate rotonde e riuscite. Ci sono arpeggi, duetti, sospiri, qualche accenno rock ma, perlopiù, molta atmosfera e una voce profonda; vale a dire: i due ingredienti chiave di certo cantautorato da punk pentiti. È facile che questo disco (bello il titolo che pare un film di serie B) si perda nella confusione intorno. Peccato, però, perché, nel suo genere, non gli manca proprio nulla. Marco Sideri

TOMY & THE COUGARS – This is porn

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Un aspetto che ho sempre amato del punk (o come cavolo vogliamo chiamarlo) è che a suonarlo, di solito, fossero dei veri degenerati. Dei dementi ambulanti alle prese con strumenti scadenti, che, con pochi mezzi e tanta cialtronaggine, riuscivano (e riescono) a tirare fuori canzoni brevi, melodiche e abrasive. Ed è un po’ quello che accade con Tomy and the Cougars, terzetto francese di power-pop malato con retrogusto punk-rock, che qualche mese fa ha dato alle stampe l’ottimo 7” “This is porn” per l’italiana Surfin’ Ki. Ed è proprio grazie alla pagina bandcamp di questa benemerita etichetta indipendente di casa nostra – tra le mie preferite in questo momento insieme ad Area Pirata, Hellnation Records e poche altre – che mi sono messo all’ascolto di questi tre cazzari d’Oltralpe. La media dei sei pezzi del disco è di poco meno ai due minuti per neppure un quarto d’ora di delizia assoluta. Il suono, tanto per essere un po’ più precisi rispetto a quanto detto poco fa, ricorda alcuni gruppi usciti su Dirtnap negli anni scorsi come Briefs e Cute Lepers (senza fiati), ma anche un certo pop-punk inglese di fine Anni Settanta tipo Lurkers e Buzzcocks. Insomma, le chitarre frizzano a dovere, la voce è una cantilena lamentosa irresistibile e i titoli – “Blowjob” (la mia preferita in assoluto) e “No sex” – lasciano poco spazio all’immaginazione e diventano un marchio di fabbrica. Non c’è nulla di nuovo, per fortuna, in quello che fanno Tomy and the Cougars: solo voglia di fare casino e rompere le palle a chiunque gli capiti a tiro. E se un gruppo figo lo riconosci dai pezzi, dal tiro e dalla fantasia – tanto per citare il poeta – questi tre ragazzetti terribili sono una delle band più eccitanti del momento. Uno dei dischi dell’estate, qanchese è uscito in primavera. Diego Curcio

ALMAMEGRETTA – Ennenne

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Enneenne, e dunque “nescio nomen”, figlio di nessuno. Un bel titolo duro per il nuovo lavoro dei rinati Almamegretta, che però sono proprio tutt’altro che “figli di nessuno”. Sono invece gli inossidabili protagonisti di una stagione memorabile in cui anche dalle nostre parti aveva attecchito un tirip hop ipnotico, cadenzato, scuro come la notte. Ideale per dar conto di una metropoli del Sud impastoiata nel degrado feroce e vischioso di Gomorra, e oltre. Non è più possibile, sicuramente, attendersi da Almamegretta qualcosa che possa rivaleggiare con dischi epocali di due decenni fa. Ma il ritorno in pianta stabile di una figura centrale e maestosa come Raiz è, mutatis mutandis, come se Roger Waters fosse tornato alla consolle dei Pink Floyd. Il valore aggiunto di quella voce di catrame e di miele assieme è immenso, nel far lievitare la polpa ritmica dub reggae tesa e rarefatta al contempo marchio di fabbrica Almamegretta. E anche il ritorno alla produzione del grande Adrian Sherwood ha un gran peso. Parterre di ospiti notevole, da Carlo D’Angiò, veterano della Nuova Compagnia di Canto Popolare, in un brano che potrebbe essere uscito anche dalla penna di Enzo Avitabile, a Paolo Baldini e Adriano Viterbini. Ben tornati, davvero. Guido Festinese

IL DIARIO

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Diario della settimana 15/20 luglio 2013

Per evitare un nuovo tipo di crisi di astinenza, quella da diario di Disco Club, che sembra aver colpito qualche mio cliente, come promesso faccio un riassunto delle cose più significative della settimana.
Ecco il ciondolone, novello Forrest Gump. E’ un po’ che non si presenta, dal giorno in cui dopo due tentativi falliti (per colpa mia) di acquistare il vinile della colonna sonora del film Country (lui, “E’ musica country vero?”, io, “No, è new age”), alla fine lo aveva preso (senza domande, per evitare la mia risposta, “Lo compro anche se non è country”), oggi rimane sulle colonne sonore: “Avete dischi su film di 007?”, “No”, “E qualcosa sulla fantascienza e sulle guerre stellari?”, “Nemmeno”, rassegnato si avvia verso l’uscita con la sua strana andatura (braccia attaccate al corpo e dita tenute unite con la palma aperta), ma si blocca, si gira e “Come sta Milva?”. Che domanda è? Butto lì, “Eeh, non tanto bene”, “Ahhh, eeeeh sì, immaginavo” e, tristissimo, se ne va.
Un nuovo cliente, almeno così mi sembra. Lui però entrando mi saluta come un vecchio amicone, “Uei, ciao, tutto bene? Dove sono i Pink Floyd?, “Qui ci sono i primi due, Piper e Saucerful”, “I primi due? Boh, che roba è? Dove l’hai trovata? Mai sentita”, “E qui Animals”, “Ma no, voglio qualcosa di più vecchio…The Wall, quello è vecchissimo”, “Veramente..”, niente da fare, è abilissimo a riempire i vuoti e riparte lui, vedendo la casella dei Sex Pistols si entusiasma: “Questo, questo – indicando Never Mind The Bollocks – voglio questo, lo cercavo da anni, mettimelo via, lo vengo a prendere il 3 agosto”. Glielo metto da parte, ma lui “A proposito d’introvabili, io e il mio amico (mi guardo intorno, ma in negozio c’è solo lui) stiamo impazzendo per trovare Great Balls of Fire di Jerry Lee Lewis, ou JERRY LEE LEWIS – scandisce a voce alta – non Jerry Lewis, eh? Ce l’hai? Ce l’hai?”. Interrompo il suo soliloquio e gli porgo il cd di The Killer Lewis, “Eccolo”. “No, fantastico! Lo sapevo che dovevo tornare qui – ma perché? C’era già stato? – Mettilo via, lo prendo il 3 agosto”. In quel momento entra un ferroviere di Acqui, io lo apostrofo, “Ciao Negro”, il primo cliente sobbalza, “Perché lo insulti? Non mi sembra un negro, è un postino” (la divisa è da ferroviere, ma il ragazzo è un po’ confuso), “Non lo insulto, è il suo cognome, è il nipote acquense di Jerry Garcia” (così si definisce lui), “Garcia? E chi è?”, e l’altro “Come fai a vivere senza sapere chi è Jerry Garcia? “, non l’avesse mai detto, quello riparte “E tu come fai a vivere senza conoscere tutta la musica che conosco io? Lui – indicandomi – non si ricorda di me – se ne è accorto – ma io qui, tanti anni fa, ho comprato decine di dischi, a proposito, me ne devi trovare un altro, quello dei Public Enemy, quello … sai … quello … che fa ta na-na-na na-na, come si chiama porca miseria? Sto invecchiando, non mi ricordo più un tubo, ah, sì, Black Power! – veramente è “Fight the power” dall’album ‘Do the Right Thing and Fear of a Black Planet’, ma, ribadisco, il ragazzo è un po’ confuso e ha fatto una sintesi – Ordinamelo! Vengo a prenderlo il 3 agosto”, e se ne va cantando “ta na-na-na na-na”.
In chiusura gli aggiornamenti sui soliti: u megu frequenta quotidianamente la biblioteca Berio alla ricerca di risultati delle partite di calcio minore ligure dei primi anni ’60; l’altro giorno aveva dei dubbi sull’esito di una partita e non ha trovato di meglio che telefonare a uno dei protagonisti dello scontro avvenuto più di cinquantanni fa: “Pensa, si ricordava tutto, è ancora lucido”, “Lui sì, ma tu?”.
Il pluriespulso con la sua t-shirt pluri-indossata, si aggira nelle vicinanze; l’altro ieri ha intercettato uno dei suoi massimi difensori e fautore di più di un rientro, il geometra, “Questa volta non me la sento di riportarlo dentro, aveva ancora la maglietta bianca dei record, ma in certi punti ormai era verde muffa”.
Tra gli ex rompipalle, il più assiduo rimane Quasimodo; oggi entra e mi chiede, “Scusi, ha mica già il cd nuovo dei Metallica?”, “Non ne so niente”, “Un mio amico mi ha detto che esce a ottobre”, “Ah, beh”, “Ancora una cosa e poi la lascio in pace, e quello dei Van Halen le è già arrivato?”, “Perché, quando è uscito?”, “Il prossimo novembre”, “Ah, ribeh”; gli casca l’occhio sull’edizione limitata dell’ultimo dei Black Sabbath, “Me lo può tenere? Passo la settimana prossima. Può mica farmi un piccolo sconto?”, a me l’occhio casca sui tre pacchetti di sigarette che ha in mano e sugli altri quattro che spuntano dalle tasche e la risposta è inevitabile, “E’ già il prezzo minimo”.
Concludiamo con Nicola, l’unico fan vivente dell’Eurofestival, non se ne perde un’edizione e poi compra anche cd e dvd; oggi viene a ritirare il video, la stranezza è l’accoppiata: oltre a quello si porta via l’ultimo dei Sigur Ros e il best di … Raffaella Carrà!

LE PROSSIME USCITE

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Domani
APOCALYPTICA – PLAYS METALLICA – REMASTERED
DEAR READER – REPLACE WHY WITH FUNNY
MICHAEL KIWANUKA – LOVE AND HATE

Venerdì 29 luglio
TIM BURGESS – VINYL ADVENTURES FROM ISTANBUL TO S.F
KARMAKANIC – DOT
DAVID MCWILLIAMS – LORD OFFALY
XTC – ENGLISH SETTLEMENT

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 AFTERHOURS FOLFIRI O FOLFOX
2 RADIOHEAD A MOON SHAPED POOL
3 JEFF BECK LOUD HAILER
4 BRUCE HORNSBY REHAB REUNION
5 RED HOT CHILI PEPPER THE GETAWAY

 

 

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