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‘ndrangheta e appalti, i commenti politici

<È una storia che va avanti da tempo, non è una novità quella delle infiltrazioni della ‘ndrangheta su tutto il territorio nazionale e il fatto che la Liguria non sia esente – ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti -. Da quanto leggo sulle agenzie di stampa – ha aggiunto Toti – sembra che si tratti di appalti secondari derivanti da appalti principali. Quindi nulla che vada a toccare l’impianto complessivo del cantierr. Sul ponente ligure purtroppo la storia delle infiltrazioni è piuttosto antica. È ‘stato fatto un lavoro importante dalle forze dell’ordine, c’è un controllo molto alto e da parte della nostra amministrazione c’è ovviamente la volontà di non abbassare la guardia e di tenere il massimo rigore. Si tratta di indagini e di provvedimenti cautelari e non di sentenze definitive – conclude – quindi la prudenza è necessaria. Se qualcuno ha sbagliato pagherà come è normale che sia. Sono stati lanciati allarmi sul male della corruzione e la buona politica ha il dovere di combattere tutto questo senza però inchiodare le grandi opere di modernizzazione>.

<La presenza della ‘ndrangheta organizzata sul nostro territorio è da anni studiata e monitorata – aggiunge la vice presidente della Regione Sonia Viale -. Operazioni come quella di oggi confermano che l’attenzione su questo tema è alta: un plauso va agli inquirenti e alle forze dell’ordine”. Lo ha dichiarato la vicepresidente e assessore regionale alla Sicurezza Sonia Viale, in merito all’operazione “Alchemia”. Mi auguro che ogni amministratore locale denunci ogni eventuale tentativo di condizionamento. Il nuovo codice degli appalti e l’applicazione rigorosa delle regole sono mezzi utili per la prevenzione. Non bisogna mai abbassare l’attenzione sui rischi di infiltrazioni mafiose nella vita pubblica ed economica della nostra società. Oggi, in particolare – ha concluso – è necessaria una profonda riflessione per onorare il ricordo e l’esempio del giudice Paolo Borsellino>.

<Ancora una volta La Liguria si conferma terra permeabile a mafia e ‘ndrangheta: l’indagine Alchemia condotta da polizia e Dia lo documenta chiaramente e questo nonostante gli esiti degli ultimi procedimenti penali e amministrativi che hanno visto assolvere tutti gli imputati e fatto pensare a qualcuno che la situazione non era poi così grave>. Lo dice Stefano Quaranta, deputato di Sinistra Italiana. <In Liguria il problema mafia esiste per chi lo vuole vedere: Genova, fra le città del nord Italia, è quella con il maggior numero di beni sequestrati alla mafia – prosegue Quaranta – e il rischio oggi è di una sottovalutazione generale del problema. E’ necessaria da parte delle amministrazioni e della politica maggiore trasparenza e partecipazione pubblica nell’assegnazione degli appalti soprattutto per opere come il terzo valico, ma al contempo c’è bisogno di educare alla legalità. Nel giorno che si commemora la morte del giudice Borsellino è evidente che il lavoro da fare è ancora moltissimo>.

<Il Terzo, valico come la Tav, è il festival dell’illegalità – dice Andrea Agostini di Legambiente -. Abbiamo segnalato decine di aziende in odore di mafia e inadempienti sotto numerosi profili legali ad Alessandria e a Genova le procure si stanno muovendo e i risultati si vedono. Basta che qualcuno faccia controlli e vien fuori un gran casino>.

<Le mani della ‘ndrangheta sul terzo valico? Questa notizia non mi stupisce più di tanto, poiché da tempo i vari comitati avevano avuto questo sentore – commenta Angelo Spanò, portavoce dei Verdi -. Non nascondiamoci dietro un dito, si abbia il coraggio di ammettere che le grandi opere servono anche a ingrossare i forzieri di questi personaggi. Nell’inchieste compare anche il nome di un politico, politico che quasi sicuramente avrà votato a favore delle grandi opere. Altra questione è quella legata al nuovo piano rocce da scavo, si sperava che questo governo – Pd, Ncd, Udc, Psi, Sc, Cd “Verdini” – avesse a cuore la salute dei cittadini, invece hanno ritenuto di eliminare alcuni paletti relativi alle rocce amiantifere, che avrebbero potuto ritardare gli scavi sia il terzo valico, sia la gronda. A questo governo, della salute dei cittadini non importa un fico secco>.

<Ciò che è emerso descrive un quadro grave e molto preoccupante nella nostra regione. Dobbiamo tenere alto il livello di guardia – dicono al gruppo Pd -. Naturalmente il rischio e la conferma di infiltrazioni mafiose dietro i lavori per le grandi opere pubbliche non deve spingerci a chiedere di fermare tutto e di non aprire più cantieri pubblici. Sarebbe assurdo e irresponsabile da parte nostra perché è dalla realizzazione delle grandi opere che passa il futuro della nostra regione e del Paese. Quello che serve, invece, sono gli strumenti per far scattare in tempi rapidi i necessari anticorpi contro la piaga della criminalità organizzata quando questa tenta di alimentare l’illegalità attraverso gli appalti pubblici. Sarà senz’altro utile per prevenire questi episodi e dare un colpo duro alle infiltrazioni malavitose l’applicazione rigorosa e senza ritardi del nuovo Codice per gli appalti. È necessario in questo percorso che la Regione Liguria adegui le proprie normative e venga potenziata la stazione unica appaltante, in modo da garantire risposte adeguate e tempestive nella massima trasparenza e legalità>.

«Non avevamo bisogno di ulteriori dimostrazioni; difficile che ora altre forze politiche continuino a negare: la ‘Ndrangheta ha messo radici in Liguria, allarga le maglie della corruzione ed espande i suoi interessi nel sistema affaristico degli appalti – commenta il consigliere regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino -. Qualcuno dirà: niente di nuovo. Eppure oggi diventa purtroppo evidente, è alla luce del sole, tutto ciò che certi imprenditori e alcuni amministratori si affannano a smentire. Oggi è una buona giornata per i cittadini che denunciano il malaffare e per le associazioni che da anni lottano contro le infiltrazioni mafiose. Gli elementi che già emergono dalle indagini in corso dovrebbero indurci a costituire un nuovo fronte comune, per contrastare l’avanzata delle organizzazioni malavitose nella nostra Regione. Non ci sorprende che i reati contestati riguardino il movimento terra e, soprattutto, siano connessi ai cantieri del Terzo Valico. Come Rete a Sinistra ribadiamo: è necessario che istituzioni e organi politici applichino un controllo scrupoloso e rigoroso quando si affrontano le procedure complesse dei lavori pubblici; a maggior ragione se si tratta di grandi opere. A rischio non c’è soltanto la correttezza e la trasparenza degli appalti, ma, alla fine, anche la sicurezza stessa dei cittadini; perché – lo sappiamo – alle organizzazioni mafiose non interessa come vengono eseguiti i lavori. A loro interessa soltanto far soldi aggiudicandosi le gare; e in questo senso, la logica del “massimo ribasso” agisce da fattore accelerante che semplifica le azioni più torbide e spregiudicate.  Crediamo che l’operazione condotta quest’oggi dalle forze dell’ordine debba rappresentare un suggerimento per Comune di Genova e Regione Liguria: prima di discutere circa l’utilità di una grande opera, ancorché contestata e contestabile, è fondamentale mettere in chiaro la questione della legalità. Prima di affidare i lavori, bisogna sapere esattamente chi sono le imprese e con quali soldi vengono finanziate».

Il quadro che sembra emergere, di ora in ora, mette a nudo in modo drammatico il livello di infiltrazione mafiosa in Liguria, come purtroppo denunciamo da tempo – dicono Alice Salvatore, M5S Liguria e Sergio Battelli, Matteo Mantero, Simone Valente, M5S Parlamento -. Ormai non si può più neppure definire emergenza: è la norma. Dietro il presunto sviluppo promesso dalle Grandi opere, affiora un vero e proprio “mondo di sotto” in cui le cosche ‘ndranghetiste si spartiscono subappalti per la realizzazione delle linee ferroviarie ad alta velocità, con interessi in particolare sul Terzo Valico, con la complicità di politici e funzionari compiacenti. Su questo fronte, come spiega il procuratore Cafiero de Raho, sembrano emergere importanti riscontri che dimostrano come i clan fossero attivi sul fronte del Si Tav. È la dimostrazione di quello che il MoVimento 5 Stelle ripete da sempre: servono maggiori controlli su appalti e subappalti, regolamentazioni chiare, protocolli severi e in grado di tutelare l’economia pulita. Sarebbe bastato ascoltare comitati e associazioni che da anni si battono sul territorio per proporre alternative sostenibili al Terzo Valico: una bomba ecologica a orologeria per la presenza di amianto, come riconosciuto anche dal Tar, nel silenzio assordante delle istituzioni. Per troppo tempo la vecchia politica si è voltata dall’altra parte, fingendo di non vedere quello che era sotto gli occhi di tutti. Finché le amministrazioni pubbliche non saranno in grado di monitorare con efficienza gli appalti pubblici, evitiamo di pompare miliardi di euro in mano alle criminalità organizzate, come purtroppo si sta verificando in troppe occasioni. Concentriamoci prima sulle piccole e medie opere che danno immediato sollievo e una risposta efficace alle esigenze dei cittadini>.

<Proprio oggi apprendiamo dai mezzi di informazione di come siano in corso indagini sugli appalti e subappalti in odore di ‘ndrangheta legati alla realizzazione del Terzo valico – dice Davide Ghiglione del Prc -. Allo stesso tempo le forze dell’”ordine” in assetto antisommosa sono schierate a Pozzolo Formigaro e Fracconalto a protezione di terreni funzionali alla realizzazione dell’opera per permettere al Co.civ di espropriali, impedendo quindi l’accesso agli attivisti notav terzo valico accorsi a loro protezione. Ci chiediamo quindi quale sia la logica sottostante a tutto ciò e se soprattutto ne esista una. A nostro avviso l’unica logica esistente è quella contraria a queste grandi opere inutile e dannose non solo all’ambiente, ai territori ma anche a tutti i contribuenti, che ne preveda quindi la definitiva cancellazione>.

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