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La politica sale in carrozza per spregio a Di Battista

max
Lei è senatrice della repubblica e ha da poco superato i sessant’anni, donna del Pd, stanca di uomini belli che fanno il bello è il cattivo tempo proclamando che i loro spostamenti di lavoro non pesano troppo sulle casse dello stato ha postato un messaggio sulla sua pagina facebook “Non verrò riconosciuta tanto quanto l’on. Alessandro Di Battista ma sono tre anni che prendo sempre il treno per andare a ‪#‎Roma‬ in Senato e, sia chiaro, prenoto il biglietto e faccio le code come tutti. A differenza dell’onorevole Di Battista faccio poche comparsate televisive (solo quando necessario e non per manie di protagonismo o perenne campagna elettorale). Di Battista che ricordo da un punto di vista lavorativo non è uno stakanov con il 60,14% di presenze alla Camera ed è al posto 327 come indice di produttività –
Invito tutti i colleghi a documentare quindi i loro viaggi in treno con l’hashtag #senatoreintreno ‪#‎deputatointreno‬ in modo da mostrare quanto il caso di Battista in stazione non sia un’eccezione ma la norma”
Chiaro l’intento di Magda Zanoni, approdata a palazzo Madama tre anni fa, ma prima vicesindaco e assessore al Bilancio e Patrimonio presso il Comune di Pinerolo, sino al 2007 direttore dell’Arpa Studi (associazione di professori universitari nell’ambito della pubblica amministrazione) e Consigliera presso SCR Spa, l’intento di mitigare la demonizzazione dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle, che di volta in volta attaccano i colleghi sugli sprechi. Ma la Zanoni si prende la sua personale rivincita andando a solleticare il parlamentare affetto da congiuntivite per il suo basso indice di produttività. In fondo espressione di spreco anche quello.
E c’è da giurarlo che nel giro di pochi giorni i nostri parlamentari in onta ai pentestellati invaderanno le loro bacheche social con foto di scompartimenti di treno e code alle biglietterie, ove potranno farlo. Un altro tipo di selfie, direttamente dalle stazioni ferroviarie.
E c’è da dire che il mezzo di trasporto per i nostri uomini pubblici ha sempre costituito un tasto dolente. Raccontano alcuni anziani della politica che il potentissimo democristiano Paolo Emilio Taviani, abbia raggiunto sperduti paesini liguri dell’entroterra per parlare sulle piazze in periodo di campagna elettorale, a dorso di mulo. Ma erano altri tempi, visto che oggi, fa scalpore al contrario che i nostri parlamentari usufruiscano del treno per recarsi da Torino a Roma, o fa discutere il nuovo air force del nostro premier.
E comunque la polemica sull’utilizzo dell’auto blu e sulle “flotte” automobilistiche degli enti pubblici o delle aziende di stato e’ sempre esistita e sino dai primissimi anni del boom economico. Poi vennero gli anni delle scorte legati agli attentati e allora l’auto blindata fu quasi un obbligo da sopportare del quale in molti avrebbero fatto volentieri a meno.
Sicche’ costituivano notizia quelli che andavano controcorrente.
E mi torna alla memoria il sindaco di pentapartito Cesare Campart, esponente del Pri morto alla fine di agosto dello scorso anno.
Lui fece notizia, non solo perché fu il successore di Fulvio Cerofolini, per due mandati primo cittadino di una giunta di sinistra. E nemmeno perché fu sindaco di un pentapartito che relego’ dopo parecchi anni i comunisti all’opposizione. A destare clamore fu il suo pervicace rifiuto di usare l’auto di servizio per raggiungere il suo posto di lavoro, l’ufficio azzurro al primo piano di palazzo Tursi. È scomparso il 24 agosto dello scorso anno, ma per tutti continuo’ affettuosamente ad essere il sindaco farmacista, visto che si divideva fra la passione politica nelle file del Pri e la sua attività lavorativa nella farmacia di famiglia. Un sindaco gentiluomo che sapeva stare in mezzo alla gente, elegante e pacato nei modi e nel modo di esprimere le sue opinioni. L’incarico si concluse nel 1990, alle soglie delle colombiane. Prese il suo posto Romano Merlo, socialdemocratico, in carica sino al 1992, anno in cui lascio il suo posto a Claudio Burlando. Da lì a qualche anno tangentopoli avrebbe travolto la vituperata Prima Repubblica, in cui uomini come Campart si distinguevano da colleghi assessori che utilizzavano in modo sollecito l’auto di rappresentanza o che tornavano a casa al termine delle sedute di consiglio comunale sul taxi pagato dal Comune.
Perché la classe e lo stile anche negli ambienti politici, oggi come ieri, sono sempre esistiti, anche se i cinque stelle, continuano, battere sempre sulla stessa gran cassa e ne fanno una questione di casta. Logico perciò che i politici che si ritengono calunniati in qualche modo reagiscano. In maniera pacata ma ferma, ricordando che anche la bassa produttività costituisce, in fondo, uno spreco. Verrebbe da suggerire Di Battista … facci un po’ i suoi calcoli.

Il Max Turbatore

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