Champagnat, i lavoratori scrivono una lettera a Bagnasco e portano una torta al Papa
È partita una lettera indirizzata al Cardinale Angelo Bagnasco mentre è stata fatta richiesta di udienza a papa Francesco
Appello ai residenti di Sturla: <Non lasciate che il faro sulla triste vicenda dello Champagnat si spenga poco alla volta. Unitevi ai 21 lavoratori che hanno perso l’occupazione nel centro sportivo. Diamo vita insieme a una manifestazione>
di Michela Serra
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A oggi è questo l’ultimo atto di una storia sulla quale la parola fine non è stata ancora scritta. A lanciarlo da Roma è colei che è stata eletta ambasciatrice del gruppo Orfani dello Champagnat e che si è fatta portavoce della questione fino a San Pietro. <Sono nata e cresciuta a Nervi – racconta Tiziana D’Amico – e da bambina ho vissuto lo Champagnat come tanti altri. Ecco perché non ho intenzione di mollare il colpo>.
Per questi ventuno lavoratori dietro ai quali ci sono altrettante famiglie le speranze non sono ancora perdute, c’è ancora voglia di lottare. Per questo dal 1º giugno hanno iniziato a presidiare i cancelli dell’impianto, con tanto di tende per passare la notte.
<Questa vicenda deve uscire da Genova – continua Tiziana D’Amico – deve arrivare fino a Roma. Una lettera è stata scritta all’arcivescovo di Genova Cardinale Angelo Bagnasco, ma non ci fermiamo qui>. Sono stati i Fratelli Maristi negli anni settanta ad aprire la struttura, sempre loro hanno deciso di chiuderla in attesa che un altro gestore se ne faccia carico. <Quello che non tutti sanno è che la confraternita dei Maristi è di diritto pontificio – dice ancora Tiziana D’amico – per questo siamo andati fino a San Pietro con una torta e una lettera per chiedere udienza a papa Francesco>. Sembra essere l’unica strada, dato che ogni tentativo di trattativa con i fratelli Maristi è andato in fumo.
(Tiziana D’Amico cammina a San Pietro con in mano la torta per il papa)
<Abbiamo mandato una mail al direttore proponendo di rilanciare il centro sportivo per rivitalizzare anche la scuola – continua D’Amico – ma la nostra proposta è stata rispedita al mittente>. Anche quando sono arrivate le lettere di licenziamento ogni trattativa sindacale è saltata. L’unica offerta presa in considerazione è quella di Virgin-Conad. Il colosso britannico prenderebbe in affitto l’impianto sportivo per realizzare un supermercato e un parcheggio interrato. Ma il destino lavorativo dei ventuno dipendenti sembra segnato. Per questo motivo, dopo essersi rivolti al Cardinale Bagnasco e addirittura al papa Francesco, i prossimi destinatari dell’appello sono proprio i genovesi: <Ne perderebbe tutto il quartiere> – conclude Tiziana D’Amico -. e pensare che la congregazione dei Fratelli Maristi è nata da Marcellin Champagnat con l’obiettivo di donare un’istruzione anche chi non ne aveva la possibilità. Questa è una vicenda tristemente surreale>.
Il testo della lettera al Cardinale Bagnasco
Egregio Cardinal Bagnasco,
è con fiducia e speranza che a nome di tutti gli “Orfani dello Champagnat” io mi rivolgo a Lei, perché sono certa che in quanto massima Autorità Ecclesiastica della Città di Genova, Sua Eccellenza Reverendissima non possa che comprendere e condividere il nostro sgomento e la nostra sofferenza, di fronte ad una situazione che ancora una volta ferisce il già martoriato Popolo Genovese. Mi riferisco all’incresciosa vicenda legata all’Istituto Scolastico dei Maristi e alla chiusura del Centro Culturale Sportivo M. Champagnat che dal 1975 ne è corredo, supporto e vanto, oltre che esempio per l’Italia intera di un progetto socio-formativo vincente e collaudato. Dal I Giugno il CCS Champagnat ha chiuso i battenti, i lavoratori sono stati licenziati e lo scenario che si prospetta è quello di una drammatica e consueta procedura di dismissione e vendita che segua la logica degli affari e del profitto, mentre la tragedia delle famiglie rimaste senza una fonte di sostentamento sicura e della dignità calpestata dei lavoratori presto potrebbe perdersi, nel buio dei riflettori spenti, dell’indifferenza generale e della rassegnazione: i Fratelli Maristi hanno deciso di sacrificare e vendere al miglior offerente il Centro Sportivo, con l’intenzione (forse) di affrontare e risolvere la crisi legata al declino in cui negli ultimi anni è irrimediabilmente precipitata la scuola. La logica del profitto ha condizionato le loro scelte, a nulla sono valsi gli innumerevoli e accorati appelli affinché rivedessero questa decisione, così come nessun riscontro hanno avuto le molteplici proposte costruttive e mirate alla salvaguardia dell’intera struttura. Il Centro Culturale
Sportivo Champagnat, sorto nel 1975 grazie ai prestiti e alla fiducia dei Genovesi, malgrado alcune criticità è in grado di reggersi sulle proprie forze, tuttavia pare si debba vendere a tutti i costi: i Fratelli Maristi attuali ne sono convinti, incorrendo in un errore umano ma madornale, che non tiene conto del fatto che ad esser dismesso e venduto non sarebbe un cumulo di mattoni e cemento armato, ma un pezzo del cuore pulsante di una collettività ferita e prostrata da mille dolori e problemi, un’umanità che rivendica la propria appartenenza a un progetto di vita comune, che grida con orgoglio la propria storia e che non vuole in alcun modo rinunciare ai propri ideali, allo spirito di gruppo e all’orgoglio per ciò che con sacrificio e dedizione ha realizzato in quarant’anni costellati di successi.
Genova e i Genovesi, che combattono da decenni con la vulnerabilità di un territorio fragile e ribelle, con la crisi economica, e che con fierezza hanno sempre dimostrato di reagire con orgoglio e dignità ai colpi subiti, non merita lo smacco e l’oltraggio di una simile perdita, per evitare la quale basterebbe applicare la logica del buon senso e far sì che i sacrosanti principi della Misericordia professati ogni giorno con amore dal nostro amatissimo Santo Padre, trovassero il più elementare corrispettivo oggettivo nel comportamento dei Fratelli Maristi, abbagliati, a quanto pare, dal miraggio della speculazione finanziaria e da quel “dio denaro” esecrato e aborrito da Papa Francesco. Io, a nome di tutti, supplico Sua Eccellenza Reverendissima di intervenire per tempo, prima che si consumi quella che a nostro avviso sarebbe un’offesa non solo per noi, ma anche e soprattutto nei confronti del Santo Pontefice. Gli ultimi vent’anni hanno visto un declino graduale e costante delle strutture dei Fratelli Maristi, una deriva le cui cause non abbiamo alcuna intenzione di giudicare, anche se risulta evidente, allo stato dei fatti, che errori sono stati compiuti e non pochi: noi non vogliamo colpevolizzare nessuno, ma desideriamo tendere la mano e invocare una soluzione ragionevole. Abbiamo tentato fino allo stremo delle forze di riuscire nel nostro intento, prima di essere costretti dalle circostanze a rivolgerci a Lei e ad invocare un incontro col Santo Pontefice, al quale abbiamo inviato tutta la documentazione relativa alla vicenda: lo abbiamo fatto con vergogna e con estremo disagio, perché con tutti i mali che affliggono l’Umanità e la deriva antropologica in atto, ben altre sono le priorità che Papa Francesco deve fronteggiare, senza che arriviamo noi a gravare ulteriormente il Suo animo e la Sua missione, ma siamo certi che il Santo Padre saprà comprendere la nostra
disperazione e la nostra impotenza e non esiterà a consolarci col suo amorevole abbraccio e col suo perdono. Eccellenza Reverendissima, intervenga Lei, blocchi tutte le trattative: noi non recrimineremo mai gli errori, le omissioni e le decisioni discutibili dei fratelli Maristi. Per noi sarà sufficiente che loro affidino a noi la nuova gestione del Centro Sportivo, che in un atto di fiducia pari a quello che essi stessi hanno ricevuto quarant’anni fa dalla comunità Genovese, ci consentano di mettere a punto insieme a loro una strategia che miri al rilancio della struttura e al suo sviluppo, mantenendo nel contempo la possibilità di utilizzarla, come sempre, a corredo della scuola, sulla quale saremmo ben lieti di fornire il nostro supporto, se gradito, in termini di promozione e rinnovamento. Con tutta sincerità e correndo volentieri il rischio di apparire sfrontata nel mio eccesso di coraggio,
io credo che i Fratelli Maristi Genovesi abbiano un debito morale nei confronti di Genova, che il cambio generazionale dei vertici non abbia avuto la forza e lo spessore necessari per fronteggiare la situazione con serenità, relazionandosi in modo consono con le massime autorità della Confraternita in Spagna, e che per questo sia indispensabile e auspicabile il Suo intervento tempestivo e una Sua presa di posizione netta e precisa, a tutela di quello che è un bene prezioso per la Città, per la nostra tradizione e per la stessa istituzione dei Maristi. Eccellenza Reverendissima, io non credo che la Chiesa sia una multinazionale quotata in borsa, non ci sono fabbriche e macchine, curve finanziarie e beni di consumo! Io voglio pensare alla Chiesa come a un’immensa fucina di Umanità e di Anime semmai, per cui ritengo scellerate le decisioni che si stanno attuando: Papa Francesco si è espresso in modo netto e inequivocabile in materia di rispetto dei diritti, di lavoro, di dignità della persona, mentre a Genova si è smesso di remare, e l’istituzione secolare dei Fratelli Maristi somiglia più ad una nave fantasma alla deriva in un oceano surreale e anacronistico, che ha perso qualsiasi contatto con la realtà. Per tutte le ragioni esposte io invoco e imploro, a nome dei 3150 membri del Gruppo “Orfani dello Champagnat”, il Suo intervento e il Suo aiuto, affinché il buon senso e la buona volontà trovino un varco e ci conducano tutti insieme ad una soluzione proficua, soddisfacente e morale per tutti noi.
La mia personale speranza è che al più presto una delegazione del nuovo e rinato Centro Culturale Sportivo Champagnat e i Fratelli Maristi di Genova, possano, accompagnati da Sua Eccellenza Reverendissima, andare tutti insieme a rendere omaggio e a chiedere una benedizione a Papa Francesco, testimoniando il successo della buona volontà e della giustizia sulle dinamiche speculative che annientano e mortificano l’essenza degli esseri umani. Confidando in un celere riscontro, porgo a nome di tutti i più cordiali saluti.





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