
Mi ero promesso e ripromesso, e ripromesso ancora, che questa volta non ci sarei cascato. Troppe notti insonni e albeggiare delle mattinate, con qualche caffè in corpo e i peperoni di una pizza mal cotta che vanno su e giù. Troppe riflessioni e riflessioni ancora, a caldo, a vuoto, sui risultati elettorali, su possibili scenari e alleanze in vista dei ballottaggi, su trombati, salvati, conferme e sorprese. Percentuali, votanti, astenuti, elettori. Insomma non ne avrei voluto parlare. Sapevo che tutto questo, man mano che la campagna elettorale si faceva più incalzante, mi avrebbe provocato nausee insistenti. Poi l’istinto, l’abitudine, la curiosità. Domenica ho fatto le tre mezzo di notte insieme a Bruno Vespa che incalzava e pungolava i sondaggisti, Frittella nullafacente dal Viminale, con la Meloni che a Roma cullava il grande sogno di affrontare in seconda istanza la Raggio. Illusione che si è dissolta nello spazio di una mattinata, con i ringraziamenti di rito e riproponendo il solito duello Cinque Stelle vs Pd. E con la Raggio che affronterà il 19 giugno Giachetti arrivato in finalissima con le ossa rotte e per il rotto della cuffia.
E il giorno dopo e quello ancora dopo a rileggermi, analisi, commenti, rare critiche, improbabili autocritiche. Con i leghisti che irridono Berlusconi e Marchini, uomini del dfare. E Toti, che per carità, non dice niente, sa che gli idei nell’Olimpo in simili situazioni sono piuttosto irascibili, ma si gusta la sua personale rivincita. Perché se il cavaliere avesse puntato sulla Meloni adesso a spareggiare con la Raggi sarebbe lei e non Giachetti. Magre rivincite di elezioni che hanno decretato la difficoltà dei partiti tradizionali e l’abitudine sempre più diffusa al non voto, a meno che gli elettori non siano vittime, più o meno,consapevoli della fidelizzazione dei movimenti, Lega compresa. Poi incappo in questi due post, che vi ripropongo ahi voi…. integralmente. Il primo è di Claudio Valeri, vicedirettore di Raisport2, che con la sua fredda ironia rappresenta in maniera perfetta la situazione, in un paese stanco del voto, stanco del non voto, che, soprattutto, Renzi o non Renzi, deforma o riforma, non riesce a vedere nemmeno lontanamente la fine del tunnel. Il secondo è di Alessandro Terrile, segretario provinciale Pd, che riflette, come dice lui a tiepido, sulla situazione in Provincia. Schematicamente e, naturalmente per formule, limitando le sue osservazioni alla situazione genovese, dove, comunque si riflette in maniera abbastanza precisa la situazione nazionale.Terrile rimanda insomma eventuale harakiri al dopo ballottaggio. Ma fortunatamente la sua responsabilità riguarda solo qualche comune e di Genova si parlerà l’anno prossimo. Anche se Doria appare e non da oggi in grande difficoltà e sotto l’attacco dei renziani del Pd genovese e non.
Ecco il pensiero agrodolce di Claudio Valeri (a sinistra nella foto), giornalista di vaglio
“Cosa dicono queste elezioni? Che Renzi non ha avuto il plebiscito, ma neppure è caduto, che in piazza Plebiscito, De Magistris vale 6 stelle, che alla Raggi a Roma ne bastano 5, che la Meloni su una cosa ha ragione: Marchini ha salvato il PD. E poi che Fassino, a Torino, fa ancora rima con Appendino, almeno fino all’esito del ballottaggio che dovrebbe vincere. Che a Milano proprio non si sa come finirà, neppure accendendo le luci a SanSiro. Che in Italia non ci sono più i partiti, ma forse neppure i post-partiti. Che la fase è nuova, ma non si capisce ancora cosa sia. Che l’astensione aumenta perché la gente è stanca di promesse e malaffare, ma anche perché è un po’ menefreghista e si vede da come si comporta in società. Che muoiono migliaia di profughi, ma il problema sembra essere circoscritto a quelli che rimangono vivi. Che Alì è morto ed ora per tutti è un’eroe, anche per quelli che il Vietnam lo conoscono soltanto per il Pangasio, un pesce del Mekong che risulta ancora inquinato per tutte le schifezze che ci hanno buttato dentro, quando il Vietnam era guerra, soltanto guerra”.
E le riflessioni a tiepido di Alessandro Terrile, per la verità illuminanti come l’acqua calda.
“- Il centrosinistra vince le amministrative quando è immagine di buongoverno e si presenta unito.
– Al centrodestra non basta l’unità per affermarsi, neppure in quella Liguria in cui qualcuno vuole farci credere che il vento sia cambiato. Si veda Cogoleto, Bogliasco, Spotorno, Borghetto, etc..
– Il M5S fa risultato quando il centrodestra sparisce, vedasi Roma e Torino. Per il resto è terzo in ogni dove. E in un sistema tripolare non è una consolazione.
– A sinistra del PD, e in alternativa ad esso, lo spazio è da anni inchiodato tra il 4% e il 5%.
– Una riflessione seria sul centrosinistra non può a lungo eludere il tema che le alleanze sono spesso conseguenza dei sistemi elettorali.
– Gli accordi politici sono biunivoci: al ballottaggio è più difficile chiedere il voto agli esclusi, se quando siamo esclusi non diamo indicazioni di voto.
– Ci sarà tempo per discutere di tutto. Nessuno può dubitare che il PD sia capace di aprire una discussione sulle elezioni amministrative. Però, non facciamolo ora. Fino al 19 giugno ognuno si adoperi per vincere i ballottaggi. Chi può lavorando, chi non può.. tacendo”.
La sensazione personale, però, è che le due analisi, quella nazionale e quella locale siano quasi il frutto di una stessa mano. Come se la politica, quella vera purtroppo, nei risultati della sua incomprensibile realtà, assomigliasse sempre più ad una gag cabarettista in cui fantasia e verità melo’, tragicamente, si sovrappongono.
Provate a leggere i due post e ditemi se Alessandro Terrile, al di là di qualche ovvietà e di una sintesi perfetta, non potrebbe aspirare davvero a calcare il palco di Zelig o di Colorado. Compreso in quel fiero cipiglio dimostrato nella chiusura delle sue riflessioni a tiepido. Un avviso ai naviganti che suona così.
“Ci sarà tempo per discutere di tutto. Nessuno può dubitare che il Pd sia capace di aprire una discussione sulle elezioni amministrative. Però non facciamolo ora. Fino al 19 giugno ognuno si adoperi per vincere i ballottaggi. Chi può lavorando, chi non può… tacendo”. Il che, in linguaggio di scena, equivarrebbe a dire: “Mi raccomando, compagni, non disturbate il manovratore e non sparate sul pianista. Poi tra i risultati del ballottaggio e la propaganda per il referendum sarà il momento dei lunghi coltelli”.
Mentre a fine serata il coup de theatre lo offre Salvini, guitto o statista, fate un po’ voi, che arriva a ipotizzare un indirizzo di voto dei suoi accoliti verso i cinque stelle. Cioè a favore della Raggi e della Appendino che a Roma e a Torino spareggiano con Giachetti e Fassino. Con pentastellati e Lega che tornano ad essere movimenti e non partiti, proprio quando Grillo cerca di tirare i remi in barca e lasciare ai posteri il compito di darsi una struttura politica. Pausa comica, come se fosse un film di Totò in cui inizia ad incombere ed aleggiare il fantasma del cosiddetto “biscotto”. Combine mai digerita dall’Italia, vittima dodici anni fa dell’accordo sottobanco tra danesi e svedesi che sancì l’eliminazione della nostra squadra di calcio dalla fase finale degli europei. Anche in quella occasione, nonostante il sospetto in pochi ci credevano. Poi la realtà supero’ la fantasia.
Il Max Turbatore
Mi piace:
Mi piace Caricamento...
Correlati
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.