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Chiude l’Antica Osteria della Foce, su Facebook “J’acuse” della titolare al quartiere

 

<La colpa è anche di chi non è venuto da noi e non ci ha dato la possibilità di sopravvivere. La Foce è ormai una fila di saracinesche chiuse e non passa più nessuno>. Ma Monica Capurro parla anche del rischio alluvione e degli affitti troppo alti e non proporzionati agli affati. Nel complesso, ne esce l’affresco di un quartiere che sta morendo. Per questo i titolari dell'”Osteria” traslocano in Lungomare Lombardo

antica osteria della foce

Un biglietto in vetrina annuncia che i titolari si spostano in Lungomare Lombardo, la strada dietro l’abbazia di San Giuliano. Cambieranno anche il nome. Il nuovo locale si chiamerà “SantaMonica”. Muore così l’Antica Osteria della Foce di via Ruspoli, un locale aperto nel lontano 1932 che all’inizio era la tipica bottega di torte e farinate. Da tempo era diventata un ristorante vero e proprio, con tanto di importante carta dei vini ricca di 350 etichette. Tutto questo non è bastato a salvare dalla chiusura l’antica osteria. La crisi, il mutamento dei consumi, i prezzi degli affitti, le alluvioni: tutte queste cose hanno concorso a che arrivasse l’ora del “De profundis” per un luogo molto amato (ma, evidentemente, non abbastanza frequentato) dai genovesi. La titolare, Monica Capurro, insieme al marito Andrea Giachino, ha deciso di traslocare l’attività in un luogo più propizio. E alla gente della Foce che sul gruppo Facebook “Sei della Foce se…“, dove in molti si rammaricano per la chiusure e temono l’apertura nei locali di un ex mobilificio poco distante di una pizzeria di un noto gruppo nazionale, si lamenta, la donna risponde chiaro e tondo che la colpa è anche degli abitanti della zona: <Non voglio criticare nessuno, nè tantomeno offendere nessuno ma vorrei che su queste parole voi rifletteste pensando che la chiusura dell’Osteria, di un posto storico come quello è da imputare anche a voi che non siete mai venuti da me e non mi avete dato la possibilità di sopravvivere>.
<Purtroppo parlate solo di farinata e di locale storico – scrive Monica Capurro -. Bene, ma entrambi vanno mantenuti. E molti di voi forse venivano due volte all’anno a comperare si e no 4 euro di farinata e così, al giorno d’oggi si va veramente poco lontano. Non volete catene come Rosso Pomodoro? Allora mantenetele in vita le piccole realtà commerciali, andandoci regolarmente a comperare, a mangiare e mantenendole così in vita>. Poi specifica che la chiusura è stata decisa anche sulla base di alltri motivi: <L’affitto è davvero troppo alto ed è insostenibile per un locale così vecchio, problematico e piccolo – spiega -. La zona oramai si è svuotata commercialmente e non c’è più utenza utile a mantenere in vita> il ristorante. La titolare del locale spiega che <via Ruspoli oramai è tutta una saracinesca chiusa, una dopo l’altra, e non ci passa più nessuno>. Poi c’è la paura di andare sott’acqua, come accadde un paio d’anni fa: <L’alluvione che incombe ad ogni pioggia seria> è una spada di Damocle difficile appesa sopra la testa di chiunque abbia un negozio in zona.
<La Foce – aggiunge Monica Capurro – non è più quella che era una volta e il silenzio non è più quello di un quartiere residenziale e di pregio, ma quello di un quartiere con una bassa utenza commerciale, un quartiere con pochissime attività commerciali, con pochissima vita. Le serate dove non passa nessuno, il silenzio tombale, quasi irreale è quasi inquietante me lo ricordo benissimo. Le serate dove nemmeno un padrone con un cane a passeggio passa. Così è insostenibile mantenere un’attività costosa come quella dell’Osteria. Noi ci siamo spostati in un posto di mare, pieno di gente, allegro e solare. Siamo stati accolti a braccia aperte e con gioia e tutte le attività intorno si sono presentate e offerte di dare aiuto. Qua me ne vado e non sanno nemmeno come mi chiamo, il negozio a fianco nemmeno mi saluta e il signore che mi incontra per strada e magari ha comperato un po di farinata da me la sera prima si gira dall’altra parte e fa finta di non conoscermi>. Certo, non tutti gli abitanti avevano gradito la trasformazione della friggitoria in un ristorante vero e proprio e Monica Capurro dice di esserne conscia. C’è anche il fatto che ormai molti dei grandi appartamenti sono abitati da un persona sola, magari anziana, che certo non esce la sera a cena tutti i giorni. Il resto lo hanno fatto le alluvioni e la crisi. La speranza è che la frequentazione più numerosa del nuovo locale che sta per aprire dia migliori garanzie di sopravvivenza.

 

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