Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/26 maggio 2016

A CURA DI DIEGO CURCIO
LAURA GIBSON – Empire Builder

Dischi come Empire Builder furono (un tempo lontano) la norma; dischi malinconici, personali, americani, tendenzialmente indie, con voci particolari nel senso di dissonanti ma non troppo. Poi c’è stata la grande marea dei recuperi e dei ripescaggi, del futurismo a buon mercato, del non esistono più i generi. E quei dischi là sono passati di (relativa) moda. Ma esistono ancora, ovviamente, e vale la pena dirlo quando sono belli, come questo qui. Belli significa, in sostanza, ben scritti; con canzoni dotate di capo e coda; insieme scontrosi (per qualche dissonanza, qualche sbavatura) e classici. Belli significa, anche, ben interpretati; con personalità e proposito. Laura Gibson centra entrambi i tipi di bello; dieci canzoni che alternano folk e indie rock; parlano di cambiamenti e traslochi; funzionano subito ma non stancano sul lungo. Missione malinconicamente compiuta. Marco Sideri
SANDY DENNY – I’ve Always Kept A Unicorn

La discografia postuma di Sandy Denny è ormai molto più cospicua rispetto a quanto la grande cantante inglese riuscì a pubblicare in vita con Strawbs, Fairport Convention, Fotheringay e come solista. E’ una discografia postuma ma anche parallela, fatta di demo, versioni alternative, session per la BBC e registrazioni live di brani usciti sugli LP ufficiali. Il doppio cd I’ve Always Kept A Unicorn propone appena tre tracce mai ascoltate prima su un totale di 40, eppure ha un senso, reso esplicito già dal sottotitolo: The Acoustic Sandy Denny. Con la sua voce forte, calda e al tempo stesso limpida, Sandy avrebbe potuto gestire tranquillamente un album acustico, magari in perfetta solitudine. Non lo fece mai perché amava la vita ‘cameratesca’ all’interno di un gruppo che le consentiva di gestire, anche in studio, le costanti tensioni interiori. Qui abbiamo dunque un’idea di questo disco che mai ci fu e che forse sarebbe stato una svolta per la sua carriera, specie quando questa si arenò nelle secche del pop di consumo a dispetto di brani splendidi come Solo, One Way Donkey Ride o No End. Antonio Vivaldi
AFRO CELT SOUND SYSTEM – The Source

A volte ritornano, davvero. E con tensione palpabile, e sulla schiena e nella testa tutta la tensione che occhi e orecchie saranno puntati su di loro, nessuno sconto per il nome. Il nome, per loro, conta moltissimo, perché identifica il progetto: Afro Celt Sound System. Accorpa termini immediatamente comprensibili, e immediatamente databili a quegli anni Novanta che vanno ora svaporando, ora tornando nei suoni e nelle estetiche. Loro hanno conosciuto defezioni e rivolgimenti, a volte è prevalso il lato sperimentale ed elettronico, a volte la polpa spessa delle voci e delle percussioni, ma un fatto è certo: chi riesce a resistere ai dieci minuti iniziali che aprono gentilmente il fuoco con due brani come Calling In The Horses e Beware Soul Brothers, pura magia sgranata e un suono che riesce ad essere se stesso continuando ad aggiungere, nella trama dello sfondo, poliritmie, arpe celtiche, kora, uillean pipes, cori angelici, ha davvero il cuore di pietra. E poi sono raffiche di rap africano, torsioni da reel e gighe del Tremila, botta e risposta tra attrezzi del suono che non dovrebbero parlarsi, e invece, a quanto pare, si parlano da sempre. Basta grattare con l’unghia sotto la superficie sporca della storia, per trovare precedenti illustri. Bentornati, comunque. The Source, la sorgente, era tutt’altro che inaridita. Guido Festinese
SHITTY LIFE – Shitty life

Dura appena otto minuti, ma sono otto minuti di gioia quelli regalati dall’esordio su vinile degli Shitty Life di Parma. Un dischetto pubblicato dalla benemerita Surfin’ Ki Records e inciso su un solo lato che, se suonato a tutto volume, potrebbe avere il potere di scatenarvi contro l’intero vicinato. In caso non l’aveste capito ci troviamo dalle parti del punk-hc più sporco e abrasivo: sette pezzi suonati alla velocità della luce e sorretti da una voce catarrosa e al vetriolo. Le coordinate sono quelle del beach-punk californiano degli Anni Ottanta – l’anello di congiunzione tra punk e hc, tanto per essere chiari – e il garage sporco e lancinante dei primi Novanta suonato dai gruppi dell Crypt. Influenze a parte, però, il bello di questo esordio degli Shitty Life e che i pezzi suonano freschi e spontanei, meravigliosamente immaturi e urgenti. “Brainwashed man” è un assalto all’arma bianca degno dei Black Flag pre Rollins – i miei preferiti – mentre “Shit life” è un manifesto punk alla Circle Jerks di un minuto e cinque secondi. Parafrasando il poeta: marci, sporchi e merdosi al punto giusto. Diego Curcio
IL DIARIO

Diario del 24 maggio 2013
Anziano, “Scusi ha niente di Juan Gabriel?”, “Juan o Peter?”, “No Juan”, “Mi dispiace, non lo conosco, chi é?”, “Un artista sudamericano, credo brasiliano, o forse cubano?”, “Scusi, ma se è sudamericano non può essere cubano, se canta in spagnolo non può essere brasiliano”, “E di dov’è allora?”, “E’ lei che lo conosce, non io”, “Io credevo che fosse brasiliano, anzi no cubano”, “Va be’, cerchiamo su wiki….. è messicano”.
Signora con figlia, “Guardi, mi vergogno solo a chiederlo, ha mica il cd di Carla Bruni?”, e la figlia, “Ed io mi vergogno di essere insieme a mia mamma che chiede il cd di Carla Bruni”, la mamma “Me l’ha chiesto una ragazza per regalo, contenta lei…”. Sto per rispondere “Mi dispiace, non tengo questa musica”, poi mi viene in mente che forse invece una copia ce l’ho, eccola! Io, a testa bassa, “Guardi, mi vergogno, ma ce l’ho”. Alla fine tutti contenti, lei fa il suo regalo ed io mi libero di Carlà.
LE PROSSIME USCITE

Domani
JAMES BLAKE – THE COLOUR IN ANYTHING
STEFANO BOLLANI – NAPOLI TRIP
DEATH ANGEL – THE EVIL DIVIDE
FRUIT BATS – ABSOLUTE LOSER
HUGO RACE – FATALISTS 24 HOURS TO NOWHERE
MARK KOZELEK – SINGS FAVORITES
LACUNA COIL – DELIRIUM
KENDRICK LAMAR – UNTITLED UNMASTERED.
MALCOM MIDDLETON – SUMMER OF 13
THE MONKEES – GOOD TIMES!
MOTÖRHEAD – CLEAN YOUR CLOCK
THE POP GROUP – THE BOYS WHOSE HEAD EXPLODED
TONY JOE WHITE – RAIN CROW
3 giugno
BRAD MEHLDAU TRIO – BLUES AND BALLADS
DARK FUNERAL – WHERE SHADOWS FOREVER REIGN
DEXYS – LET THE RECORD SHOW: DEXYS DO
THE ROLLING STONES – TOTALLY STRIPPED – DVD + CD
ROXETTE GOOD KARMA
PAUL SIMON – STRANGER TO STRANGER
TRAVELING WILBURYS – THE COLLECTION
RAY WILSON – SONG FOR A FRIEND
LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA
1 BOB DYLAN – FALLEN ANGELS
2 ERIC CLAPTON – I STILL DO
3 VINICIO CAPOSSELA – CANZONI DELLA CUPA
4 ANOHNI – HOPELESSNESS
5 SANTANA – IV
6 MUDCRUTCH – 2
7 KATATONIA – THE FALL OF HEARTS
8 ZUCCHERO – BLACK CAT
9 THE RIDES – PIERCED ARROW
10 PAT METHENY – THE UNITY SESSIONS


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