Cosa finisce sulle nostre tavole? Coldiretti Pesca chiede l’etichetta trasparente sul pescato
La consapevolezza di ciò che finisce a tavola è ormai un tema fondamentale e la pesca non è da meno, anzi: l’importanza di acquistare pescato fresco e a miglio zero, far si che l’etichettatura del prodotto sia più trasparente e tutelare in questo modo consumatori e operatori del settore diventa l’obiettivo numero uno di Coldiretti Impresa Pesca. Se ne discuterà sabato 28 maggio al mercato del pesce in darsena.
Alla vendita di prodotti ittici miglio zero, seguirà, dalle 10,30, un momento formativo per i consumatori. Un vero e proprio decalogo di consigli, forniti dai pescatori di Coldiretti, su come riconoscere e acquistare il pesce fresco, che per l’occasione sarà presentato a fianco di prodotti sbiancati con additivi autorizzati dal ministero della Salute per poterne evidenziare meglio la differenza. Inoltre, i rappresentanti di Coldiretti saranno a disposizione per spiegare ai consumatori come leggere correttamente l’etichetta, in modo da poter scegliere in modo consapevole l’acquisto di un prodotto locale. <Crediamo che i consumatori debbano poter scegliere in piena libertà se consumare un pescato proveniente dai nostri mari o no – spiega Daniela Borriello, responsabile Coldiretti Impresa Pesca Liguria – se consumare un prodotto che è stato trattato con additivi chimici o no, ma soprattutto riteniamo che sia fondamentale l’indicazione della data di pesca. Solo con un’etichetta più trasparente e completa potremmo veramente salvaguardare le nostre attività imprenditoriali ittiche dalle importazioni, che in qualche modo si confondono con il prodotto fresco locale>. La proposta di Coldiretti consiste nel modificare e integrare le norme che regolano attualmente la formulazione dell’etichetta, prevedendo l’introduzione nel cartellino finale esposto al pubblico tre dati essenziali: la data del pescato, il trattamento con elementi chimici e la provenienza, intesa non solo come codice Fao, che ne identifica, in generale, il mare di provenienza, ma il luogo specifico di pescato (per esempio, mar Ligure). <Si tratta di informazioni sostanziali – aggiunge Borriello – che chiediamo di estendere all’intera filiera, fino alla ristorazione, per la tutela a 360 gradi di questo settore. Ci aspettiamo un impegno forte da parte delle istituzioni perché si facciano parte attiva nel sostenere questa nostra proposta>.


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