Don Valentino Porcile e il sasso nello stagno

donvalentino twitter

Non so se Don Valentino Porcile, parroco della chiesa Ss. Annunziata di  Sturla, possa essere definito prete di strada. Se penso a un prete di strada il mio punto di riferimento va, senza che vi possa essere dubbio, a don Andrea Gallo, difensore degli ultimi e inventore della comunità di San Benedetto. E penso che se Andrea fosse ancora vivo avrebbe visto favorevolmente la recente legge sulle unioni civili, ed anzi, probabilmente, sarebbe stato d’accordo nel catalogarla come un inizio verso un provvedimento più completo, in favore delle unioni gay. Ma ieri annotavo, con un po’ di delusione, la completa assenza di cinguettii, se non direttamente interessati, per una data-ricorrenza come quella del 17 maggio, giornata contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Gettavo la’ anche una mia convinzione, osservando la differenza di atteggiamento dei nostri politici di riferimento, mettendo in rapporto l’assenza di messaggi con la fiumana di post ospitati dalle loro pagine social in occasione dell’approvazione in parlamento della legge sulle unioni civili. Secondo me tutto e’ legato alla confusione epidermica che questo provvedimento ha finito per provocare nella maggioranza della gente comune. Come se non bastasse il cardinale Angelo Bagnasco, incurante della ricorrenza di ieri, ci ha messo il carico equivocando, con una dichiarazione ufficiale, sull’utero in affitto – che al momento non è ancora legalizzato – pronosticando un colpo finale alla famiglia. Ora, che fra Bagnasco e don Andrea Gallo non corresse buon sangue e’ cosa nota, i due si evitavano ricorrendo ad una sorta di religiosa sopportazione. Don Gallo rappresentava la chiesa che difende i deboli. Angelo Bagnasco, come presidente della Cei,  sino alla nomina di Bergoglio papa, ma anche oggi, ha incarnato la posizione dei vertici ecclesiastici, spesso lontani dai bisogni degli ultimi.
Eppero’ proprio oggi Don Valentino Porcile, non credo per piaggeria – e’ un difetto che mai e poi mai mi sognerei di potergli attribuire – ha provato a vellicare, con un messaggio sulla sua pagina Twitter e poi su fb, la pancia dei suoi ammiratori e dei fedeli che lo seguono nei suoi percorsi social, riconoscendo capacità quasi divinatorie all’alto prelato. “Alfano contro Bagnasco. Conoscendo il cardinale non arriverebbe mai a spararla così grossa se non avesse prove certe di quello che dice. I fatti nel futuro gli daranno ragione, purtroppo. Io sono a favore dei diritti di tutti ma non sono a favore di un mondo dove tutto ciò che è possibile diventa lecito”.
Ne è nato un dibattito lunghissimo e approfondito sulla pagina tvitter di Don Valentino del quale io citerò soltanto alcuni post, ma che invito ad andare a leggere perché offre una dimensione di come, nel mondo cattolico, la legge firmata sei giorni fa dal nostro premier Matteo Renzi abbia prodotto divisioni, confusioni, timori e perfino rabbia.
Proprio ieri dicevo che la legge e i probabili e possibili effetti futuri del provvedimento non siano ancora stati metabolizzati. Il mondo di don Valentino Porcile ne offre in centesimi una visione reale, con cinguettii in cui si alternano rigidamente contrari che plaudono a Bagnasco, timidamente a favore delle unioni civili, convinti assertori che ne precisano i confini. Don Valentino si limita ad assistere alla palestra in cui i suoi sostenitori mostrano educatamente i muscoli, intervenendo una sola volta, e non tanto per mettere pace, quanto per orientare meglio il modo di intendere le sue parole “Io dico che nel momento in cui troveremo i danni peggiori qualcuno dirà “bisognava pensarci prima”. Ecco Bagnasco ci sta pensando prima”.

tweet valentino porcile
Il cardinale, insomma sarebbe come il buon pastore, che indica la strada al suo gregge. Ma Andrea Piccardi polemizza citando qualche occasione in cui la chiesa aveva espresso gli stessi timori “La famiglia avrebbe dovuto finire prima con la legalizzazione del divorzio… Poi con l’aborto… Ed invece fra qualche anno potremo vedere tutto con più serenità intellettuale”. Ottenendo la risposta di Matteo Balistreri “E infatti sono sempre meno (le famiglie n.d.r.) e sempre  in aumento quelle sfasciate. Chissà come mai?”

rispostadue
Vittorio Vergani prova a provocare “Quindi seguirà poligamia e liberalizzazione della prostituzione?” Ma Marco Compagnino cerca di riportare tutti sui binari di una corretta discussione “Perché buttarla in caciara, allora per mettermi sullo stesso piano! Quindi seguiranno i roghi, l’inquisizione e la caccia ai gay?” Una battuta che comunque riporta alla ricorrenza di ieri in cui Bagnasco, per dirla come don Valentino l’ha sparata grossa. E la polemica ricomincia. Mauro Compagnino “Ieri non una parola contro l’omofobia, solo un attacco contro una legge che non prevede nulla di quello che lui teme”. E Entro benché orso, tenendo fede al suo nik name “Bagnasco dovrebbe ricordarsi che esiste anche l’ottavo comandamento e smetterla di dire falsità (“spararla grossa” e’ un eufemismo. Non è prevista adozione, non è previsto matrimonio, non è previsto utero in affitto”. E Paola Traffano in due parole certifica il risultato “Pecorelle confuse”.

risposta porcile
La mia impressione, insomma è che una volta tanto i nostri politici siano stati più lungimiranti della maggioranza degli elettori. Solo che, invece di battere sul dialogo, in modo da cancellare i molti dubbi, legati non solo a tanti anni di politica troppo confessionale e poco laica, ma al comune sentire di tante persone, siano andati avanti per affrontare il prossimo appuntamento, quello della riforma costituzionale, che sta a cuore del nostro governo. Il governo di un premier che va veloce e cerca di inanellare più bandierine possibili da affiggere nel suo carnet. Poco importa se la chiesa, che, soprattutto in passato, ci ha abituato ai suoi ritardi atavici rispetto alla società cerca di metterci in guardia. Quella per anni e’ stata una delle sue funzioni. Basti pensare che solo recentissimamente il pontefice ha restituito ai divorziati la possibilità di comunicarsi. Il problema secondo me è quello di lasciare campo libero agli alti prelati senza contrastarne le opinioni. Alfano l’ha fatto. Ma il premier si è lasciato sfuggire l’occasione. Lui guarda oltre, probabilmente pensa già alla prossima bandierina da esporre nella sua bacheca personale. Il rischio è però che viaggiando troppo veloce gli italiani non riescano a seguirlo e finiscano per pensare, come Bagnasco, che certi provvedimenti ancora in via di metabolizzazione ci risultino imposti.
Il Max Turbatore

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