Sgravi Imu alle case “da ricchi”, la giunta chiede al consiglio comunale di fare retromarcia sull’emendamento Musso

piazza leopardi

La giunta chiede al consiglio comunale fare retromarcia sugli sgravi a chi paga l’Imu sulle case “da ricchi”, quelle in categoria A1, per le quali Enrico Musso è riuscito a dimezzare l’Imu (portando l’aliquota dallo 0,58% allo 0,29) con un emendamento-colpo di mano alla delibera proposta dall’assessore al Bilancio Francesco Miceli, approvato con 19 voti favorevoli (gruppi M5s, Pdl, Lista Musso, Lega Nord, Udc, Veardo del Pd e Gruppo Misto tranne Malatesta) e 16 contrari (Pd meno Veardo, Lista Doria, Federazione della sinistra e Sel). Il centro destra, i consiglieri del gruppo misto (composto a Tursi da Stefano Anzalone, Mario Baroni, Franco De Benedictis e Salvatore Mazzei oltre che da Malatesta che non ha approvato la proposta) e, a sorpresa, il piddino Veardo sono stati accusati con una dura nota dai sindacati di <togliere ai poveri per dare ai ricchi>.

<Abbiamo letto con profondo disappunto e incredulità dell’emendamento approvato ieri in Consiglio Comunale sull’Imu – si legge nel comunicato firmato dai membri delle segreterie per i rispettivi sindacati MariaPia Scandolo per Cgil, Marco Granara per Cisl e Lella Trotta per Uil – . Un intervento sconsiderato dal doppio effetto, ridurre alle persone benestanti la tassazione sulla prima casa e togliere risorse ai servizi sociali. Riteniamo inaccettabile questa impostazione che penalizza nuovamente le fasce più deboli. Chiediamo alla Giunta di porre rimedio a tale situazione senza intervenire sulla socialità rispettando i più elementari principi di equità>.

In sostanza, a pagare la metà non saranno solo anzianissime vedove con case da 350 metri quadrati in cui vivono sole e una pensione di reversibilità falcidiata dall’inflazione e dal costo della vita (esiste ed è diffusa anche questa realtà) rispetto al lontano anno di pensionamento del marito-caro estinto, ma petrolieri, manager, primari, ingegneri, architetti, avvocati e notai di grido, imprenditori dalla dichiarazione dei redditi imbarazzante. <A Genova gli immobili A1 sono, in proporzione agli abitanti, circa dieci volte di più che nelle altre città italiane, nella maggior parte dei casi non sono case di lusso secondo gli standard attuali: diciamo basta a una sperequazione iniqua che grava sui contribuenti genovesi> aveva detto Musso. Ed è vero che Genova ha più case di lusso di altre città, così come è vero che ci sono case in categoria A1 a Certosa, Sampierdarena, addirittura a Cornigliano. Servirebbe una revisione del catasto, ma tagliare indiscriminatamente l’aliquota graziando anche chi può permettersi di pagare non sembra la migliore delle soluzioni. In questo modo il Comune dovrà tagliare e di parecchio i servizi sociali e tutti i servizi essenziali per la città. In sostanza, per far pagare qualche centinaio di euro in meno chi si può permettere borse di Gucci e scarpe di Ferragamo, Rolex e auto di lusso, si andrebbero a tagliare asili, aiuti alle persone più deboli, manutenzione pubblica. Questo per la giunta Doria sarebbe <una grave ingiustizia>.

Il modo per salvare capra e cavoli c’è, è piuttosto semplice e a suggerirlo è la giunta: tagliare l’Imu solo a chi sta in case catalogate in categoria A1 e ha un reddito basso incrociando catasto e Isee. Insomma, la famiglia che abita a Cornigliano in una vecchia e grande casa ex signorile (magari con le facciate a pezzi e il tetto da rifare, senza ascensore e con le parti comuni devastate) così come l’anziana con una vecchia reversibilità e 350 metri quadrati per lo più fatti di lenzuola sui mobili e porte chiuse per non dover pulire tutto sarebbero in salvo mentre continuerebbe a pagare chi ha 740 o stipendi da favola. Altrimenti dal bilancio comunale mancheranno 5 milioni di euro.

Così recita una nota della giunta comunale arrivata in tarda serata.

I due emendamenti alla delibera sulle aliquote Imu approvati martedì scorso dal Consiglio Comunale provocherebbero una diminuzione del gettito di circa otto milioni di euro. Una riduzione di tale consistenza delle risorse finanziarie a disposizione del Comune, già falcidiate dai tagli dello Stato (165 milioni in meno dal 2011), ricadrebbe in modo inaccettabile sui cittadini perché costringerebbe a ridurre drasticamente servizi essenziali per la città. Non ci sarebbero alternative o altre voci di bilancio su cui scaricare le conseguenze finanziarie di questi emendamenti. Non ci sono “sprechi” da tagliare. Da anni, infatti, l’Amministrazione comunale dà prova concreta di grande rigore nella gestione della spesa corrente. Le spese per il personale sono scese di cinquanta milioni, sono costantemente diminuiti i dipendenti e l’indebitamento del Comune. Il bilancio 2016, presentato dalla Giunta, conferma misure di contenimento delle spese di funzionamento.

In queste condizioni l ’abbassamento indiscriminato dell’aliquota sulle case classificate come A1 di lusso, così come previsto da uno degli emendamenti, si risolverebbe in una grave ingiustizia perché toglierebbe soldi ai servizi, in particolare per i meno abbienti, concedendo invece agevolazioni fiscali a famiglie di reddito più elevato.

Nel definire le aliquote di imposta e le tariffe l’Amministrazione comunale si è sempre ispirata a criteri di equità sociale. Pur nelle ristrettezze finanziarie e dovendo rispettare i vincoli di legge, ha tenuto conto delle diverse situazioni. Vanno in questa direzione le agevolazioni che la Giunta aveva già introdotto per gli alloggi affittati a canone concordato.

L’Amministrazione comunale è anche consapevole che, vista la particolare diffusione delle case A1 nella nostra città, ci possono essere persone anziane che, pur avendo basso reddito, per storia familiare o per altre circostanze, abitano in alloggi catalogati di lusso; però la questione non deve essere risolta attraverso una agevolazione estesa a tutti, indipendentemente dal reddito.

La Giunta proporrà al Consiglio comunale una revisione della delibera votata martedì scorso, riguardo entrambi gli emendamenti, per introdurre meccanismi più selettivi e attenti agli effetti sociali e comunque tali da non incidere drammaticamente sul bilancio del Comune con tagli ai servizi per i cittadini che sarebbero ingiusti e insopportabili.

Nel mirino della giunta anche l’emendamento proposto dal M5S che ha ricevuto i voti del centro destra così come il gruppo comuncale pentastellato aveva votato l’emendamento Musso e che riguarda la riduzione dallo 0,85% allo 0,58% dell’aliquota Imu per gli immobili a canone concordato.

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