La Spoon River dei partigiani a Staglieno, il restauro della memoria
Giordano Bruschi, ha superato la soglia dei 91 anni e la liberazione la può raccontare perché c’era, giovane partigiano della Valbisagno. <Ogni tomba partigiana è una storia, ogni storia è una vita spesa per la Libertà> ha detto stamattina al cimitero di Staglieno dove è stato presentato il recupero del Campo dei partigiani dove sono sepolti 272 uomini e donne che hanno combattuto per la libertà.
Molti di loro sono morti proprio nei giorni immediatamente precedenti il 25 aprile 1945, altri hanno sacrificato prima la loro vita, altri ancora sono sopravvissuti per morire, dopo, per le ferite. <Non bisogna mai smettere di ricordare questi ragazzi, uomini e donne, italiani e stranieri, che sacrificarono la loro vita nella lotta antifascista> ha detto Bruschi ai giovanissimi che si sono impegnati in un’opera di volontariato, gli studenti dell’istituto comprensivo Montaldo della scuola Anna Frank, della media Cantore e quelli dell’Istituto professionale agrario B. Marsano che hanno curato la manutenzione del verde. I ragazzi hanno completato l’opera della Ditta D’Avolio e degli artigiani della Cna e della restauratrice Francesca Olcese.
<Il Comune di Genova ha realizzato questo campo nel 1947 su disposizione del sindaco Gelasio Adamoli per per lasciare “scolpito nel marmo” quella che fu una lotta collettiva per la nostra Repubblica, combattuta con grande impegno e sacrifici individuali. È importante dirlo ora che questo “sentirsi comunità” sembra essersi affievolito> ha detto l’assessore Elena Fiorini spiegando che grazie alla collaborazione tra amministrazione comunale, associazionismo, professionisti, artigiani e società civile, si è avviato un progetto di manutenzione e cura, realizzato da La Fabbrica di Staglieno, che ha portato a un complessivo restauro del campo dei partigiani. L’orazione ufficiale è stata tenuta da Luca Borzani, presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura (nella foto sotto). <C’è bisogno di memoria – ha detto Borzani – c’è bisogno di rendere visibile il sacrificio della Liberazione. Oggi assistiamo a un disagio istituzionale nella commemorazione della Resistenza. Questa, come ha detto Giordano Bruschi, è la nostra Spoon River, perché attraverso questi ragazzi che qui riposano, è possibile ricostruire anche la nostra storia. Ci sono sepolti antifascisti anziani, con una vita di lotta mai doma, antifascisti giovani di 20, 21 e 23 anni, straordinarie figure memorabili che chiusero le loro esistenze al motto partigiano “ostinato rigore”. Parole che oggi sembrano lontanissime. Tempi in cui il comandante era l’ultimo a dormire e mangiare ma il primo a combattere. Oggi stiamo ricreando uno spazio civile, perché, in fondo, la Resistenza fu una ribellione civile di massa con parole nuove come democrazia, solidarietà e scoperta della politica, nel suo valore più alto>.
<Voglio ringraziare per primi – ha detto Fiorini – alcuni ragazzi richiedenti asilo ospitati dall’ Arci, che hanno collaborato nella pulizia e nella manutenzione del campo, falciando l’erba e spargendo la ghiaia>.




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